Linda Thomas-Greenfield, ambasciatrice degli Stati Uniti alle Nazioni Unite, di solito sceglie le parole con grande cura. Nel 2022 aveva dichiarato davanti all’assemblea generale: “Abbiamo visto i filmati in cui le forze russe trasferiscono armi straordinariamente letali in Ucraina, che non dovrebbero mai essere usate al fronte. Tra queste ci sono le bombe a grappolo e le bombe termobariche, vietate dalle convezioni di Ginevra”.

Quell’intervento può essere ancora letto sul sito della missione degli Stati Uniti all’Onu. Ma è un chiaro esempio di quanto la diplomazia possa essere complicata. Nella trascrizione del discorso di Thomas-Greenfield, infatti, la frase “non dovrebbero essere usate al fronte” è stata cancellata, mentre la parola “vietate” è seguita da un asterisco: avrebbe dovuto dire “il cui impiego contro i civili è vietato dalle convenzioni di Ginevra”.

Pochi asterischi hanno un’importanza storica maggiore di questo. Il 7 luglio gli Stati Uniti hanno annunciato che forniranno all’Ucraina bombe a grappolo nell’ambito di un pacchetto di aiuti militari da ottocento milioni di dollari. Una decisione che secondo Kiev avrà “un effetto psicologico ed emotivo enorme” sulle forze di occupazione russe.

Al momento della detonazione, le bombe a grappolo spargono su una vasta area decine di piccoli ordigni, che spesso restano sul terreno invece di esplodere. In sostanza queste armi creano una distesa di mine antipersona, esponendo i civili e spesso i bambini a un rischio mortale.

Autorizzandone la consegna, Joe Biden ha varcato una linea cruciale: ha anteposto gli imperativi politici e militari alla reputazione morale del suo paese, già piuttosto compromessa. Il presidente ha dichiarato che “è stata una decisione difficile. Ne ho parlato con i nostri alleati. Gli ucraini stanno finendo le munizioni”.

Le associazioni per i diritti umani hanno criticato duramente questa scelta. Nel 2008 ben 123 paesi hanno firmato la convenzione di Oslo per vietare la produzione, lo stoccaggio, la vendita e l’uso di bombe a grappolo (tra gli stati che non l’hanno sottoscritta ci sono la Cina, l’Iran, Israele, la Russia, la Siria e naturalmente gli Stati Uniti, che hanno impiegato queste armi in Afghanistan e in Iraq).

Il fine e i mezzi

L’argomentazione della Casa Bianca è semplice: il fine giustifica i mezzi. L’Ucraina sta consumando rapidamente le normali munizioni di artiglieria a sua disposizione. Le risorse di Washington non sono infinite e la pazienza dell’opinione pubblica non è inesauribile. Si avvicinano le elezioni presidenziali del 2024, che potrebbero portare alla Casa Bianca Donald Trump, Ron DeSantis o un altro repubblicano poco convinto sugli aiuti all’Ucraina. Inoltre Washington ha già fornito a Kiev lanciagranate, pezzi e munizioni di artiglieria, missili e droni Switchblade, a cui stanno per aggiungersi i carri armati Abrams. Le bombe a grappolo potrebbero essere considerate come un inevitabile passo successivo: una differenza quantitativa invece che qualitativa.

Leon Panetta, ex segretario alla difesa ed ex direttore della Cia, ha sottolineato che “in guerra non esistono armi che non comportino il rischio di uccidere. È a questo che servono le armi. Inoltre i russi hanno usato le bombe a grappolo contro i civili in territorio ucraino. Se hai davanti un nemico che non si preoccupa dei costi umani, devi capire cosa sei disposto a fare per affrontarlo. I russi hanno 180mila soldati in Ucraina. Hanno piazzato mine ovunque e sono ben trincerati. Da un punto di vista strategico bisogna trovare il modo di rompere le difese russe, e le bombe a grappolo sono una soluzione”.

La reazione degli alleati degli Stati Uniti è stata piuttosto diplomatica. Jake Sullivan, consigliere per la sicurezza nazionale di Biden, si è prodotto in un esercizio di equilibrismo etico sostenendo che anche i paesi firmatari della convenzione di Oslo capiscono la decisione di Washington e che c’è una differenza se le bombe a grappolo le usa la Russia, paese aggressore, o l’Ucraina, che si sta difendendo. Sullivan ha aggiunto che il governo di Kiev ha fornito garanzie scritte del suo impegno a tutelare i civili, e ha sottolineato che la Russia ha usato le bombe a grappolo fin dall’inizio della guerra, negando però che questo significhi abbassarsi al livello di Vladimir Putin: “Non voglio dire che lo facciamo perché lo fanno anche loro. Il fatto è che la Russia ha già sparso decine di milioni di questi ordigni sul territorio ucraino, dunque dobbiamo chiederci se l’uso delle bombe a grappolo da parte dell’esercito ucraino aumenterebbe di molto il rischio per i civili, dato che quei territori dovranno essere sminati in ogni caso”.

Un’altra linea rossa

La storia è piena di ragionamenti simili: che differenza possono fare un po’ di dollari/armi/vittime in più? Il sostegno degli Stati Uniti all’Ucraina è già andato oltre i piani iniziali. Armi su cui Biden non era disposto a trattare sono state consegnate a Kiev un passo dopo l’altro, ognuno dei quali è stato una vittoria per le aziende della difesa e il complesso militare-industriale. L’unica linea rossa apparentemente invalicabile è l’invio di soldati statunitensi al fronte.

Philip Crowley, ex vicesegretario di stato, ha dichiarato che “in questo conflitto sono state tracciate diverse linee rosse, e quasi tutte prima o poi sono state superate. Sistemi d’arma che in un primo momento erano fuori discussione sono stati presi in considerazione e infine sono arrivati al fronte. E questo è solo un altro esempio del fatto che l’amministrazione Biden fa sul serio: fornirà all’Ucraina ogni mezzo per vincere, e questo significa ricorrere a tutte le armi dell’arsenale convenzionale”.

Questa vicenda è arrivata in un momento particolarmente delicato per Biden, a pochi giorni dal vertice della Nato a Vilnius, in Lituania. La sua presidenza era stata subito danneggiata dal caotico ritiro dall’Afghanistan nel 2021, ma sarà giudicata alla luce del successo o del fallimento in Ucraina.

La decisione sulle bombe a grappolo è il segno dell’opinione diffusa a Washington che la guerra sta entrando in una fase decisiva, con l’Ucraina che porta avanti una lenta ma ostinata controffensiva. Secondo Panetta “Biden e i suoi alleati stanno cercando di capire se questo è il momento che può decidere l’esito della guerra”. ◆ as

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Questo articolo è uscito sul numero 1520 di Internazionale, a pagina 20. Compra questo numero | Abbonati