◆ Mi hanno sparato, gridava Margherita. A sette anni badava alle pecore, mentre il padre raccoglieva la legna. Pensava di morire, il sangue le colava da un occhio e dalla punta del naso. I cacciatori puntavano alle starne, ma ops, avevano preso la bambina. Era così piccola nell’erba, quasi invisibile. Per fortuna i pallini di piombo avevano già perso energia. Suo padre si era avventato contro i due uomini scure alla mano, ma dopo li ha perdonati. Qualche giorno più tardi le hanno portato una scatola di cioccolatini. Margherita era la cugina di mia madre, le sono rimaste delle cicatrici e la paura dei cacciatori. L’incidente è accaduto molto tempo fa. Ma tra il 2007 e il 2025 in Italia abbiamo avuto 462 morti causati dai fucili. Incalcolabile il numero di animali ammazzati. Se il disegno di legge 1552, detto “ddl sparatutto”, passerà anche alla camera, aumenteranno le specie cacciabili – perché non tirare sull’oca selvatica? –, la durata della stagione venatoria, le aree di caccia. Avremo ancora voglia di passeggiare in campagna, nei boschi? Io mi ricorderò di Margherita. Eppure almeno due terzi degli italiani sono contrari. Sarà contraria l’Europa, che già ci guarda. Ripiomberemo in un medioevo di cacciatori che si aggirano liberamente nelle proprietà private e demaniali. E dovremo ringraziarli per il loro contributo alla biodiversità. Vogliono farci credere anche questo, è davvero troppo.
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Questo articolo è uscito sul numero 1673 di Internazionale, a pagina 14. Compra questo numero | Abbonati





