◆ La nostra giovinezza del ventiquattrenne Andrea Oriente (Sellerio) è stato definito un romanzo documento. In una sorta di diario mese per mese, racconta con una scrittura tesa e sorprendente l’iniziazione di un ragazzo alla militanza in ScontroSistema, un gruppo
neofascista. Un’esperienza totalizzante, che inizia inchinandosi per passare da una porta bassa ed entrare in sezione. Il mondo viene lasciato fuori, il telefono depositato in un contenitore, in modalità aereo. Prima di approdare lì il protagonista si sente solo, frustrato. L’indottrinamento teorico e l’addestramento, con ripetute sequenze di flessioni punitive, sembrano dargli un senso di appartenenza. Fa impressione la profondità del vuoto – “questa palude di niente in cui siamo cresciuti” – nella vita precedente del ragazzo, la mancanza di riferimenti adulti. Il padre non è mai nominato, la madre non reagisce neppure con una domanda ai segni evidenti del cambiamento, come il fascio littorio tatuato sul braccio del figlio. Mai un tentativo di dialogo, la cena è lasciata in forno la sera. La scuola è inclusa nella palude di niente, il ragazzo non ci dice neanche se è stato promosso. Alberto – sapremo alla fine il suo nome – dovrà dibattersi da solo tra sovversione e sottomissione, passerà per la violenza, un po’ agita e molto subita, prima di intravedere da che parte vuole stare. È un libro che ci interroga tutti, con la durezza necessaria.

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Questo articolo è uscito sul numero 1689 di Internazionale, a pagina 12. Compra questo numero | Abbonati