Il 17 agosto, con le mani macchiate di petrolio e indossando una delle tute arancioni dell’azienda petrolifera statale Petrobras, il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha detto: “Provo la stessa emozione del 2007”. L’ha affermato durante una visita alla nave di perforazione che sta esplorando il pozzo Morpho, al largo dello stato dell’Amapá.

Lula, in piena campagna elettorale, paragonava le vaste riserve di petrolio e gas naturale nel sud del Brasile, trovate nel suo secondo mandato, alla scoperta di idrocarburi del mese scorso. La foto ufficiale incarna la contraddizione della campagna elettorale brasiliana: nel 2026, mentre il mondo è stravolto da siccità e inondazioni, i due principali candidati alla presidenza sono favorevoli ad aumentare lo sfruttamento di petrolio e gas naturale.

I due principali candidati alla presidenza, Lula e Flávio Bolsonaro, vogliono aumentare lo sfruttamento di petrolio e gas naturale. E non si preoccupano della crisi climatica

Né Lula, progressista, né il candidato di estrema destra Flávio Bolsonaro, che ha dichiarato di volersi sottomettere alla tutela di Donald Trump, indicano nei loro programmi quando intendono lasciare in pace i combustibili fossili nel sottosuolo. Lula parla di una “transizione energetica giusta”. Ma, allo stesso tempo, nel suo programma si legge: “Il terzo governo di Lula ha ripreso gli investimenti in petrolio e gas. La Petrobras ha battuto vari record consecutivi di produzione petrolifera ed è tornata a investire nella raffinazione e nei derivati, nel gas e nei fertilizzanti, aumentando così gli ordini alle industrie navali e petrolchimiche”.

Dal canto suo, Flávio Bolsonaro ha l’audacia di difendere il fracking, una tecnica per l’estrazione di petrolio e gas molto nociva per l’ambiente. Lula cita in alcune occasioni la “transizione energetica giusta”, mentre Bolsonaro parla di “responsabilità ambientale”. Ma si tratta di parole vuote, poiché lo sfruttamento dei combustibili fossili contraddice ognuna di queste espressioni.

La convergenza di opinioni tra un candidato considerato di sinistra e uno di estrema destra sul tema più urgente per il presente e per il futuro dei bambini – sia quelli già nati sia quelli che devono ancora nascere – mostra il pantano in cui ci troviamo. Nessuno dei due principali candidati alle elezioni del 4 ottobre s’impegna a fissare una scadenza per abbandonare definitivamente i combustibili fossili. Questo significa che il prossimo presidente del Brasile continuerà a rubare il futuro alle nuove generazioni. La differenza è che Lula cita undici volte il nome della Petrobras, l’azienda petrolifera pubblica brasiliana, dimostrando che per lui lo stato ha la priorità. E Flávio Bolsonaro non la menziona nemmeno una volta, il che indica che per il figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro la guida del processo deve spettare al settore privato. Quello che sta succedendo in Brasile è il ritratto della follia del mondo: basta vedere come Donald Trump si appropria di quasi un quarto del petrolio del Venezuela, mentre alcune regioni del pianeta vanno a fuoco.

Non ci rendiamo conto di quanto sia assurda la realtà che stiamo vivendo. Se un candidato affermasse che ucciderà una parte della popolazione con siccità e inondazioni, o che tra qualche anno ridurrà la produzione agricola perché lavorerà senza sosta per alterare il regime delle piogge, o addirittura che adotterà misure drastiche affinché la qualità di vita dei bambini peggiori, ci si aspetterebbe che nessuno lo votasse. I due candidati, invece, stanno facendo proprio questo, dato che promettono di incrementare la produzione di petrolio e gas.

È dimostrato che l’uso di combustibili fossili è il principale responsabile del riscaldamento globale. L’unica soluzione è lasciarli sottoterra. Aumentarne la produzione, come vogliono Lula e Bolsonaro e come fa la maggior parte dei governi dei paesi che possiedono giacimenti sul proprio territorio, accelererà la crisi climatica con effetti a catena e ci avvicinerà al rischio di estinzione della specie.

Chi è impegnato nella lotta contro il riscaldamento globale si aspetta il peggio da Flávio Bolsonaro. Il governo del padre ha dimostrato la forza distruttiva della sua famiglia e dell’estrema destra. Il precedente entusiasmo di Lula per i combustibili fossili non è incoraggiante, ma ci si sarebbe potuti aspettare che, a un certo punto del suo terzo mandato, il presidente fosse finalmente approdato nel ventunesimo secolo. E invece no.

Nel video in cui festeggia la scoperta dei giacimenti, Lula si trova sul Margen Ecuatorial, lungo la costa amazzonica, una nuova frontiera di sfruttamento del petrolio dalla quale possono nascere altre catastrofi ecologiche. Eppure dice: “Il petrolio è, ancora una volta, un passaporto per garantire un futuro più sereno alle famiglie del popolo brasiliano”. Ha dimenticato di specificare quale futuro. Possiamo aiutarlo noi: un futuro con più siccità, più inondazioni, più caldo, più malattie, più morti. E meno piogge, meno biodiversità, meno agricoltura. Meno vita. ◆ et

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Questo articolo è uscito sul numero 1683 di Internazionale, a pagina 38. Compra questo numero | Abbonati