Forse Magdalena Stolte (nome di fantasia) avrebbe fatto meglio a comprare una casa invece di studiare. Così la banca le avrebbe garantito tutto ciò che rende un finanziamento conveniente: interessi bassi e soprattutto un chiaro e prevedibile meccanismo di variazione del tasso. Invece Stolte, una madre single, si è indebitata e ora non può più permettersi le rate del prestito studentesco sottoscritto nel 2015, quando i tassi erano bassi, con la banca Kreditanstalt für Wiederaufbau (Kfw). Il problema è che i prestiti studenteschi sono a tasso variabile e negli ultimi mesi gli interessi sono cresciuti fino alla quota record del 7,82 per cento.

Stolte ha un debito di 41.544,52 euro e ha 25 anni di tempo per restituire tutto. Alle condizioni attuali, alla fine avrà pagato 91.191,40 euro tra interessi e capitale. E i tassi potrebbero salire ancora. La Kfw sostiene che 25 anni è la durata massima del prestito e che per questo gli interessi sono così alti. E ai clienti, aggiunge, espone in modo trasparente i costi a cui andranno incontro nel corso del tempo.

Stolte è solo una dei molti studenti che oggi chiedono aiuto a Jens Müller-Sigl. “Casi simili non mi erano mai capitati prima”, dice il consulente dell’associazione degli studenti di Oldenburg. Per alcuni è una questione di sopravvivenza finanziaria. “Il tasso di interesse è doppio rispetto a quello per un mutuo immobiliare. E parliamo di uno strumento finanziario di una banca statale, che dovrebbe sostenere gli studenti”, dice Müller-Sigl. Per le banche i mutui immobiliari sono più convenienti, perché in casi estremi possono rifarsi sulla casa. Con i crediti studenteschi non c’è un’opzione simile. A differenza delle banche private, la Kfw non chiede garanzie, non è necessario dichiarare neanche lo stipendio dei genitori.

Ma una banca statale può applicare tassi così alti? Rahel Schüssler, esponente dell’associazione Freier zusammenschluss von student*innen­­schaften, parla di “trappola del debito”. Non sorprende che questi prestiti siano sempre meno richiesti. Secondo il Centrum für Hochschulentwicklung (Che), nel 2022 ne hanno usufruito appena 15.500 studenti, circa un terzo rispetto all’anno precedente. Il caos tedesco del sostegno all’istruzione, fatto di borse di studio, assegni e prestiti, dovrebbe essere riformato da anni. Affitti e costo della vita sono più alti che mai. Come gestire delle rate con i tassi d’interesse che lievitano?

Laurea in sociologia

Se lo chiede anche Lasse Schmitt (nome cambiato), che deve alla Kfw 35mila euro. Senza il prestito non si sarebbe potuto permettere la laurea in sociologia. Quando Schmitt ha pagato la prima rata, il tasso era ancora del 3,48 per cento. “Se non avessi il mio lavoro, sarei già in mezzo a una strada”, dice. Anche la sua compagna deve restituire un prestito alla Kfw. Una vacanza costosa è impensabile, e anche il progetto di fare una famiglia deve aspettare. Prima di prendere denaro in prestito dalla Kfw, Schmitt aveva guardato anche le offerte di altre banche. “Ma le condizioni erano peggiori e avevo paura dei costi nascosti. Con la Kfw mi sentivo più sicuro proprio perché è una banca
statale”.

Ai prestiti studenteschi ricorre soprattutto chi non ha alternative per finanziarsi gli studi, magari perché i genitori guadagnano troppo per richiedere una borsa di studio o perché non ha tempo per un lavoretto. Durante la pandemia c’è stata una vera e propria esplosione dei prestiti: nel 2020, come aiuto immediato, lo stato ha promesso prestiti senza interessi per tutti e sono stati firmati 48.600 contratti. Ma la fase a interessi zero si è conclusa già a ottobre del 2022, e gli interessi sono aumentati subito del 6 per cento.

Oltre al tasso variabile, la banca riscuote interessi aggiuntivi in fase di pagamento. Alcune delle persone che hanno sottoscritto il prestito hanno dovuto indebitarsi ulteriormente per sostenere il costo della vita. Per far fronte a questi costi ulteriori, la banca deve quindi “coprirli attraverso il tasso d’interesse”. Ma è normale che lo stato spinga le sue menti più brillanti nella trappola del debito? Le cose potrebbero andare diversamente, come ha dimostrato Annette Schavan, ministra dell’istruzione durante la crisi finanziaria del 2008. All’epoca il tasso d’interesse aveva raggiunto vette da capogiro, ma Schavan lo riportò al 6,58 per cento, coprendo la differenza con i soldi del ministero.

Rispondendo a una richiesta scritta del partito Die Linke, l’attuale ministra dell’istruzione, la liberale Bettina Stark-Watzinger, afferma che non è previsto alcun aiuto per le persone indebitate. “Il governo è in contatto con la Kfw per seguire gli sviluppi del caso”, spiega lapidaria. Anche in un’intervista con Der Spiegel la ministra ha respinto ogni responsabilità, sostenendo che la faccenda riguarda essenzialmente la banca. In ogni modo, gli studenti sono stati aiutati con altre misure, per esempio con l’aumento delle borse di studio. “Che il governo si tiri fuori dalla situazione è assurdo”, dice la deputata del partito Die Linke Nicole Gohlke. Per molte persone i prestiti della Kfw restano l’unica possibilità per pagarsi gli studi.

Inadeguatezza complessiva

Ulrich Müller, esperto di finanziamenti del Che, vede nel disastro dei prestiti solo un sintomo dell’inadeguatezza del sistema nel campo del sostegno alla formazione. “I prestiti della Kfw per studenti sono ormai un’opzione appena accettabile, il credito statale per la formazione è sempre più irrilevante, mentre le borse di studio non riescono a garantire come dovrebbero l’accesso all’università a chiunque ne abbia titolo”. Nel frattempo una decina di associazioni studentesche, tra cui quelle di Francoforte sul Meno, Treviri e Gottinga, hanno annunciato di non promuovere più i prestiti della Kfw.

La banca resta ferma sulle sue posizioni. Di recente il consulente Müller-Sigl ha cercato invano di far ottenere a uno studente straniero una proroga del pagamento degli interessi. Ora lo studente può sostenere le sue spese solo usando lo scoperto della carta di credito. La banca non ha voluto commentare il caso, ma fa notare che in determinate fasi del credito le proroghe sono possibili. Al telefono un impiegato dell’istituto ci ha dato un suggerimento: non c’è un centro di consulenza per studenti nei paraggi? Il ragazzo, ci dicono, potrebbe sempre presentare istanza di fallimento. ◆ nv

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Questo articolo è uscito sul numero 1521 di Internazionale, a pagina 92. Compra questo numero | Abbonati