Dopo Contessa di Aude Picault, Bastien Vivès ci regala il secondo volumetto della collana Fumetti zozzi delle edizioni Comicon, che presenta fumetti erotici divertenti ma problematici. E di lettura veloce, proprio come lo erano gli albetti erotici a fumetti che riempivano le edicole negli anni settanta e ottanta, magari liberatori rispetto ai tanti tabù dell’epoca, ma anche intrisi di un “immaginario maschilista e stereotipato”, come scrive Boris Battaglia nella prefazione, a cominciare dai “cazzi grandi, le tette grosse come meloni, le fanciulle ingenue e remissive”. Esattamente quello che l’autore rilegge fin dal titolo, come se fosse italiano. Ammiratore di Manara, che cominciò proprio in quelle pubblicazioni la sua carriera, Vivès fa una sorta di meta-fumetto erotico. È in una chiave concettuale, astratta e surreale, infatti, che questi fumetti “li smonta e rimonta criticamente”, scrive ancora Battaglia. Permettendogli di fare un fumetto morale e al tempo stesso provocatoriamente immorale. Morale, perché tutto è capovolto per esprimere una sorta di follia ossessiva, maschilista e orgiastica fino al parossismo. Immorale, nel senso che l’ambiguità è dappertutto e un certo grado di perversione è benefico. Il suo surrealismo, un po’ alla Luis Buñuel, disturba perché rivela il non detto e il pensiero latente, anche oltre la sfera sessuale. Ma se disturba un po’ e fa riflettere, diverte anche molto.

Francesco Boille

Questo articolo è uscito sul numero 1459 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati