Anna Brandoli modella chiaroscuri potenti ed evocativi con cui costruisce non solo sequenze dalla forza unica ma anche le cosiddette immagini memorabili (o vignette), che il lettore contempla tornandoci spesso sopra (al pari di certe sequenze), isolandole e osservandole come dei piccoli quadri. Immagini che una volta ingrandite esplicitano la loro particolare forza, bellezza e, soprattutto, profondità. La riedizione di un grande momento del fumetto d’autore dei primi anni ottanta come Rebecca, dopo La strega (graphic novel nata per commentare gli anni settanta del novecento evocando il mondo antico degli anni settanta del duecento balcanico), consente di (ri)trovare un’opera densa, piena d’immagini e sequenze magistrali, talvolta oniriche, dove mito e realtà si confondono creando micro-racconti. Dopo la trisavola Samodraz, ecco la discendente Rebecca, zingara che si muove tra Como e Milano nell’inverno del 1492, l’anno in cui Colombo “cercherà l’Oriente andando a Occidente”, scrive Queirolo presentando questo romanzo storico da lui sceneggiato come l’altro. In un mondo violento dove tutti tradiscono tutti, dove i religiosi sono il diavolo, Rebecca trova il suo modo di costruire una comunità eterogenea e una solidarietà non retorica. E offre al lettore un’incredibile galleria di personaggi, scritta e disegnata dagli autori in tale simbiosi da sembrare reali.
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Questo articolo è uscito sul numero 1654 di Internazionale, a pagina 76. Compra questo numero | Abbonati