Tra le rovine inondate dal sole di Efeso, scopriamo di più sulla fine del mondo. L’apocalisse, a quanto pare, era imminente. Forse non stupisce che in questa città un tempo leggendaria, nata lungo una faglia sismica, fin dai tempi antichi ci siano stati suoni provenienti sia dal cielo sia dalla terra. Vicina alla località turistica di İzmir, in quella che oggi è la Turchia, Efeso un tempo fu una delle città più potenti al mondo.
Durante l’impero bizantino fu un porto fiorente, secondo solo a Costantinopoli (oggi Istanbul), e uno dei principali collegamenti tra oriente e occidente, snodo fondamentale delle rotte commerciali dell’epoca. Il tempio di Artemide, poco distante, era considerato una delle sette meraviglie del mondo antico. Ma le vie d’acqua si riempirono di limo, l’accesso al mare fu sbarrato e oggi Efeso non è che una rovina: imponente, affascinante e a tratti meravigliosa, ma pur sempre una rovina. Del tempio di Artemide resta molto poco e una passeggiata intorno al sito archeologico dimostra quanto gli edifici più grandi e venerati – al pari delle divinità a cui erano consacrati – siano vulnerabili alle forze della natura e del tempo. Nel sito archeologico di Efeso, separato dal tempio, ci sono più cose da vedere, inclusa una strana esperienza audiovisiva che ricostruisce in forma digitale sia il tempio sia l’antica città. Ma la vera meraviglia è la città, dove l’antica biblioteca svetta tra le pietre cadute, mentre storie e fedi si sovrappongono, complesse e stratificate.
Efeso è stato uno dei luoghi fondamentali del cristianesimo delle origini: da qui, nel 52 dopo Cristo, Paolo di Tarso passò una prima volta, promettendo di fare ritorno. Tornò predicando il Vangelo con una tale enfasi da scatenare una rivolta nel grande anfiteatro, le cui gradinate sono ancora intatte.
Ali, la nostra guida, ci indica l’incisione di un pesce, simbolo del cristianesimo e un graffito che segnalava la presenza del bordello di Efeso. “È la pubblicità più antica del mondo”, ci dice prima di condurci in un angolo tranquillo dove ci legge la prima delle sette lettere alle sette chiese (comunità cristiane) e contenute nel libro dell’Apocalisse (uno dei libri del Nuovo testamento) di Giovanni apostolo. Il nostro viaggio di cinque giorni in questa parte sudoccidentale della Turchia includerà tutte e sette le chiese, anche se Ali si affretta a precisare che in questo contesto chiesa si riferisce più alla comunità che all’edificio fisico. Ma non è l’unico termine ad aver subìto uno slittamento di significato. Apocalisse significava originariamente fare chiarezza, rivelare una verità.
A ogni tappa leggiamo a turno le lettere contenute nell’Apocalisse di Giovanni, ma questo viaggio non è riservato solo ai cultori della Bibbia. Nel nostro gruppo ci sono persone di fede cristiana, musulmana ed ebraica, oltre ad alcuni agnostici. Anche tra le varie confessioni cristiane c’è chi ritiene il libro dell’Apocalisse una profezia sulla fine del mondo e chi lo interpreta come una sorta di guida per condurre una vita spirituale migliore. Ed è forse questo l’aspetto più interessante: questi luoghi sono stati e continuano a essere significativi per moltissime persone, anche se in modo diverso. Hanno anche una lezione da trasmetterci: nell’ultimo libro dell’autrice turco-britannica Elif Shafak, _I ricordi dell’acqua _(Rizzoli 2024), si legge che “gli imperi hanno la capacità di illudersi credendo che, essendo superiori agli altri, dureranno per sempre”.
Quest’affermazione prende corpo durante tutto il viaggio. Eppure ci sono cose che restano. Al museo archeologico di Efeso, nella vicina Selçuk, dopo un ottimo pranzo a base di kufta (polpette di agnello) ammiriamo le statue gemelle di Artemide. Una ha un volto amorevole, una bellezza placida e gentile. L’altra ha un aspetto selvaggio e fiero. Forse siamo tutti in bilico tra questi due volti dell’umanità.
Da Efeso il viaggio prosegue verso nord, a Pergamo, prima di concludersi a sudovest nello straordinario sito di Laodicea, vicino a Denizli. Va detto che non tutte le chiese meritano allo stesso modo. Anche visitandone solo una o due si farà comunque una bellissima esperienza. Ecco un breve riepilogo.
La prima chiesa: Efeso
Alcuni dei restauri nell’area archeologica di Efeso sono discutibili, un edificio è descritto come un “moderno collage cubista” (uno strano assemblaggio di frammenti di pietre cadute), ma il sito è meraviglioso. Ci sono i resti di case a schiera di circa duemila anni fa, dimore di lusso per l’epoca, che conservano tracce d’impianti idraulici, affreschi e mosaici. Marco Antonio e Cleopatra soggiornarono qui. Si possono vedere anche i canali della rete idrica urbana, alcune fontane, l’anfiteatro e una biblioteca. I busti e le statue provenienti dal sito, conservate nel museo di Selçuk, rivelano una sensibilità sorprendente: i volti sono colmi di vita, umorismo, saggezza e a volte crudeltà. Nella prima lettera, gli efesini sono lodati per la loro “costante perseveranza”, ma anche ammoniti per aver abbandonato il loro primo amore, un’espressione interpretata in vari modi: amore per Gesù, amore reciproco, amore per la diffusione del Vangelo e amore in generale.
Nelle vicinanze ci sono le rovine della basilica di san Giovanni, fatta costruire dall’imperatore Giustiniano I che commissionò anche la basilica di santa Sofia a Istanbul. La basilica, che a quanto si dice ospita la tomba di Giovanni apostolo, sorge sui resti di una città precedente.
La seconda chiesa: Smirne
Il sito di Smirne, nell’odierna İzmir, è nel centro della città. Dentro l’area archeologica s’incontrano colonne, frontoni e archi. Sotto le rovine del vecchio mercato, il sistema di cisterne per l’acqua è stato restaurato magnificamente. È qui che si riuniva la prima comunità di fedeli, al suono dell’acqua corrente, e sempre qui Policarpo fu martirizzato. La lettera avverte la comunità di prove a venire e promette vita eterna ai fedeli.
La terza chiesa: Pergamo
Pergamo, raggiungibile in funivia, domina la città di Bergama. Fu definita da Plinio il Vecchio (morto nel 79 dopo Cristo) “la città più famosa dell’Asia”. Ospitava una grande biblioteca in grado di competere con quella di Alessandria d’Egitto. Oggi restano un enorme e ripido anfiteatro, un’acropoli, strade e piazze e ai margini del sito archeologico, sotto gli ulivi, il luogo dove un tempo sorgeva l’altare di Pergamo, noto anche come altare di Zeus, del secondo secolo avanti Cristo. Fu rubato, anche se alcuni dicono “rimosso per essere conservato e studiato”, e trasportato, tra il 1878 e il 1886, a Berlino, dove oggi è il pezzo forte del Pergamonmuseum, chiuso per lavori fino al 2037. “Almeno lì può essere esaminato in modo approfondito”, commenta qualcuno in lingua inglese. La nostra guida si sforza di essere cortese. Nella lettera alla congregazione di Pergamo si fa riferimento al “trono di Satana”, che secondo alcuni sarebbe l’altare stesso, per altri invece è l’Asklepieion, un sito che al momento del nostro viaggio era in fase di rinnovo. Dopo un ottimo pranzo a base di lahmacun (una pizza turca) al Sağlam restaurant di Bergama, al momento di salutarci il proprietario Mehmet Sağlam versa dell’acqua in terra. “È una tradizione turca”, spiega Ali. “Un augurio affinché il nostro viaggio scorra liscio, come l’acqua”.
La quarta chiesa: Tiatira
Pergamo fu definita da Plinio il Vecchio “la città più famosa dell’Asia”
Al momento della nostra visita Tiatira può essere guardata solo attraverso una recinzione perché nel sito archeologico sono in corso dei lavori. Avamposto militare e centro commerciale, Tiatira, nell’odierna Akhisar, si trovava lungo l’antica via della seta. La sua ricchezza derivava da lana, lino, tinture e schiavi. La sua congregazione fu avvertita di stare in guardia dal tollerare “quella donna Iezebel” e la sua “immoralità sessuale”. Forse lo noto solo io, ma per le tartarughe è la stagione dell’accoppiamento e le parole della quarta lettera risuonano sopra lo schiocco dei gusci che si incontrano.
La quinta chiesa: Sardi
Sardi è straordinaria. L’antica sede del regno di Lidia ha una grande sinagoga con un meraviglioso pavimento a mosaico, strade ben conservate, i resti di negozi e un complesso (in gran parte ricostruito) con le terme e una palestra. A Sardi i lidi furono i primi a introdurre la moneta: in Elettro, una lega in oro e argento. Fu qui che regnò il celebre Creso. Nella mitologia greca, re Mida si sottrasse dalla sua maledizione lavandosi nel fiume qui vicino, e l’acqua si caricò d’oro. Le mura seguono il profilo delle montagne che circondano la città e proteggono anche il vicino tempio di Artemide, che non fu mai completato. Sardi cadde dopo che Creso consultò l’oracolo di Delfi, il quale gli aveva detto che avrebbe “distrutto un grande impero” se avesse attaccato il re persiano Ciro . Alla fine, però, l’impero distrutto fu il suo. La lettera di Giovanni esorta la comunità a svegliarsi e a pentirsi della propria idolatria.
La sesta chiesa: Filadelfia
Il nome Filadelfia significa amore fraterno e questa cittadina rurale è incantevole. Al mercato fichi, limoni, erbe e spezie sono esposti su teli stesi a terra. Fuori da un bar riceviamo una lezione su come preparare il tè turco (lentamente, partendo con l’acqua fredda) e mangiamo dolci appena sfornati dalla pasticceria adiacente. L’intera città è stata distrutta da un terremoto nel 17 dopo Cristo. Quattro enormi pilastri dell’antica chiesa sono rimasti in piedi accanto alla moschea, con i richiami del muezzin inframezzati dal canto dei passeri che nidificano qui. Nelle lettere di Giovanni la comunità di Filadelfia è la più lodata e viene invitata a “tenersi stretto quello che si ha”.
La settima chiesa: Laodicea
Mentre entriamo a Laodicea un uomo del posto commenta: “Gli angeli hanno bevuto troppo”. Un tempo la città era incredibilmente ricca e il sito continua a riservare scoperte fenomenali. “Potresti scavare tutto il giorno, sette giorni su sette per cinquecento anni, e ancora non ne vedresti la fine”, afferma l’archeologo Doğan Peçen mentre ci mostra l’area. Ci sono chilometri di strade pavimentate, sistemi idraulici, un mercato con tanto di affreschi restaurati e due anfiteatri. Nel 2021 in uno di questi si è tenuto un concerto di musica classica, il primo evento dopo 1.500 anni.
Su una lastra di pietra all’esterno della fontana di Traiano si leggono alcune leggi incise nella roccia che regolano la giusta ripartizione dell’acqua. All’interno della chiesa i leoni in pietra, i mosaici e l’antico battistero sono conservati in modo straordinario. La rucola cresce rigogliosa in tutto il sito. La comunità di Laodicea ha accumulato grandi ricchezze ma, la rimprovera Giovanni, è come se non avesse nulla a causa della sua eccessiva attenzione a status e beni materiali. ◆ nv
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Questo articolo è uscito sul numero 1690 di Internazionale, a pagina 74. Compra questo numero | Abbonati