Elon Musk nella sede di SpaceX a Boca Chica, in Texas, 10 febbraio 2022. (Jonathan Newton, The Washington Post/Getty Images)

Si discute molto di cosa potrebbe cambiare per Twitter con l’arrivo di Elon Musk, il padrone della Tesla. Sul New York Times, Andrew Ross Sorkin nota per esempio che “Twitter non è presente in Cina. Musk invece sì, e un’enorme fetta della crescita della Tesla dipende da quel paese. Cosa succede se i funzionari cinesi gli chiedono di rimuovere dei contenuti da Twitter perché non gli piacciono?”.

Si discute anche di cos’altro si potrebbe fare con 44 miliardi di dollari, una cifra equivalente al pil della Tunisia. Per esempio si potrebbe risolvere il problema dei senza dimora negli Stati Uniti, e avanzerebbero anche dei soldi: secondo il dipartimento per l’edilizia abitativa e lo sviluppo urbano basterebbero venti miliardi di dollari.

Oppure si potrebbe cancellare ogni carestia per sei anni di fila: secondo il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite, con 6,6 miliardi di dollari si possono aiutare per un anno 42 milioni di persone minacciate dalla carestia in 43 dei paesi più colpiti del mondo.

Si discuterà se sia giusto che singoli individui abbiano tanti soldi da riuscire a condizionare le vite di milioni di persone senza dover rispondere a nessuno delle loro decisioni.

Commentando a caldo la notizia della vendita di Twitter, la scrittrice e attivista statunitense Rebecca Solnit ha detto: “In tutti gli anni in cui ho visto la Silicon valley crescere fino a diventare un potere mostruoso producendo sciami di oligarchi miliardari, non ho ancora visto uno di loro usare la ricchezza per qualcosa di veramente generoso o illuminato (e no, le donazioni non contano, perché sono solo modi per manipolare ogni cosa, per intestarsi un’istituzione o ripulirsi una reputazione sporca). Per affrontare la crisi climatica basterebbe usare nel modo giusto qualche centinaio di miliardi di dollari”.

E alla fine si torna dunque alla questione più importante: oltre una certa cifra i multimiliardari andrebbero tassati molto più di quanto si faccia oggi e quei soldi andrebbero usati dagli stati democratici per la crescita e per il benessere di tutti. ◆

Questo articolo è uscito sul numero 1458 di Internazionale, a pagina 7. Compra questo numero | Abbonati