Nell’ultima settimana il volto sorridente di Giulia Cecchettin, 22 anni, è stato al centro delle cronache italiane. La studente veneta che studiava ingegneria biomedica era scomparsa l’11 novembre con l’ex fidanzato, il coetaneo Filippo Turetta. Sette giorni dopo il corpo di Giulia è stato trovato in fondo a un burrone, coperto da dei sacchi neri, con almeno venti coltellate al collo e alla testa. Le forze dell’ordine avevano già esaminato un video in cui si vede Turetta picchiare Cecchettin. Il sospetto è che il ragazzo prima di fuggire dall’Italia abbia ucciso la sua ex compagna. Il 19 novembre Turetta è stato arrestato vicino a Lipsia, in Germania.

Le parole della sorella

In Italia il caso ha scatenato una forte rabbia e ha riaperto il dibattito sul femminicidio, anche se l’uccisione di una donna commessa da un uomo per motivi legati alla differenza di genere non è considerata un reato specifico. La sorella di Giulia, Elena Cecchettin, ha detto che il femminicidio è il frutto di una cultura patriarcale fatta di violenza e di controllo che normalizza il comportamento tossico di uomini come Turetta.

Subito dopo la scomparsa dei due studenti sono emersi dettagli inquietanti sulla loro relazione. Qualcuno ha affermato che Turetta era dispotico, geloso e ossessivo. Secondo alcuni amici, controllava il telefono di Giulia e quando non era con lei le mandava messaggi e la chiamava in continuazione. Pare fosse anche invidioso del fatto che lei si sarebbe laureata prima di lui, e che quando la ragazza aveva deciso di chiudere la loro relazione lui si fosse rifiutato di accettarlo. “Turetta viene spesso definito come un mostro, invece mostro non è”, ha scritto Elena Cecchettin in una lettera al Corriere della Sera. “Un mostro è un’eccezione, una persona della quale la società non deve prendersi la responsabilità. E invece la responsabilità c’è. I ‘mostri’ non sono malati, sono figli sani del patriarcato e della cultura dello stupro. Il femminicidio è un omicidio di stato perché lo stato non ci tutela. Bisogna finanziare i centri antiviolenza e dare la possibilità di chiedere aiuto a chi ne ha bisogno. Per Giulia non fate un minuto di silenzio, per Giulia bruciate tutto”.

Da sapere
Violenza di genere

◆ Dal 1 gennaio al 19 novembre 2023 ci sono stati in totale 295 omicidi e le donne uccise sono state 106. Di queste, 87 sono state vittime della violenza in ambito familiare e affettivo, 55 del partner o dell’ex partner. Nello stesso periodo dello scorso anno gli omicidi erano stati in totale 283 e le donne uccise 109, delle quali 91 in ambito familiare e affettivo e 53 per mano del partner o dell’ex part­ner. Ministero dell’interno


Il 19 novembre ci sono state manifestazioni in tutta Italia. Ma la più importante è a Roma il 25 novembre, in occasione della giornata internazionale contro la violenza di genere. Intanto, il 21 novembre le scuole di tutta Italia hanno osservato un minuto di silenzio per la ragazza uccisa.

La presidente del consiglio Giorgia Meloni ha promesso una nuova campagna nelle scuole per sradicare la cultura della violenza che ancora sopravvive nel paese e ha detto di aver aumentato i fondi per i rifugi e i centri antiviolenza. La segretaria del Partito democratico Elly Schlein ha dichiarato di essere disposta a collaborare con il governo per approvare in parlamento nuove norme contro il femminicidio e la violenza di genere. ◆ bt

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Questo articolo è uscito sul numero 1539 di Internazionale, a pagina 39. Compra questo numero | Abbonati