Dan Carter a Oshawa, in Canada, 2 novembre 2023 (Ian Willms, The New York Times/Contrasto)

Ci sono politici – quasi tutti – che cercano di dare il massimo risalto al loro curriculum e di presentare nel miglior modo possibile la loro vita. E poi c’è Dan Carter. “Per diciassette anni sono stato una persona orribile”, dice il sindaco della città di Oshawa, in Canada. “Ho mentito, imbrogliato, perfino rubato”.

Senza fissa dimora e tossicodipendente dall’adolescenza fino ai 31 anni, e sostanzialmente analfabeta a causa di una grave dislessia, non ricorda neppure quanti lavori ha perso in quel periodo. E aggiunge: “Non avevo competenze, capacità, nessuna istruzione, niente di niente”.

Ma forse è stato proprio il suo passato atipico a sedurre i cittadini di Oshawa, una città di 175mila abitanti vicino al lago Ontario, che l’hanno eletto sindaco per la prima volta nel 2018. Poteva mettere in campo la sua esperienza per affrontare i problemi più urgenti della città. Questi sono scritti con pennarelli colorati su una lavagna nella sala riunioni accanto all’ufficio di Carter: i casi di overdose (398 nel 2022); le persone senza fissa dimora (circa 350); il costo delle overdose per la città (lo scorso anno più di mezzo milione di dollari canadesi, circa 341mila euro). Accanto a questo elenco c’è un grafico con i progetti del sindaco per cambiare le cose. “Richiederà molti soldi e molto personale, ma è quello che serve”, dice Carter, 63 anni, durante una passeggiata intorno al municipio. “Oppure possiamo continuare in questo modo”, aggiunge indicando un parchetto in cui diversi senzatetto si ritrovano al freddo.

Due possibilità

Nato nella provincia del New Bruns­wick, Carter fu adottato da una famiglia di Agincourt, un villaggio rurale assorbito dalla periferia di Toronto, in Ontario. Aveva difficoltà a stabilire un rapporto con il severo padre adottivo. Il loro unico legame era un programma radiofonico di attualità: dopo ogni puntata lui e il padre discutevano di politica.

La dislessia, che non gli fu diagnosticata durante gli anni della scuola, gli rendeva quasi impossibile imparare. Ma aveva un ottimo rapporto con i tre fratelli maggiori, soprattutto con Michael, che faceva il poliziotto. La sua morte a 28 anni in un incidente in moto sconvolse Carter, che all’epoca ne aveva tredici.

Alla veglia funebre di Michael gli amici gli fecero scoprire l’alcol, innescando una spirale autodistruttiva. “Sapevo solo che l’alcol mi dava le cose che desideravo disperatamente”, dice. “Quando bevevo ero sicuro di me, mi sembrava di essere divertente, carismatico, non dovevo pensare ai miei fallimenti”.

L’alcol, racconta, lo aiutava anche a dimenticare di essere stato violentato a sette anni da un uomo in un distributore di benzina, mentre consegnava i giornali. Ancora oggi non sopporta l’odore della benzina e del gasolio.

Carter si è sempre sentito a suo agio in un campo: “Sono bravo a parlare e vendere”. Con addosso vestiti nuovi, e mentendo sulla sua vera età, a quattordici anni cominciò a lavorare nel commercio al dettaglio. Ma l’alcol e le droghe si mangiavano tutti i suoi guadagni. Rimbalzò da un impiego all’altro fino a non trovare più nessuno disposto ad assumerlo. E così dagli appartamenti in affitto passò alle stanze, dalle stanze ai divani degli amici, fino alle strade di Toronto.

A 31 anni, senza amici e lontano dalla famiglia, per disperazione chiamò sua sorella Maureen, che viveva a Toronto. Donna d’affari di successo, lo invitò a casa sua. Una volta arrivato, racconta Carter: “Mi diede uno schiaffo sulla testa e mi disse: ‘Hai due possibilità. O ti disintossichi, oppure muori oggi’”.

I programmi locali per il trattamento delle dipendenze erano pieni, perciò Maureen portò il fratello a Los Angeles. Quell’esperienza, dice Carter, gli fece capire una cosa importante: per curarsi dalle dipendenze serve tempo. Il suo trattamento durò un anno. “Se avessi seguito un programma terapeutico per 21 o 28 giorni, posso dirvi che non sarei qui oggi”, afferma il sindaco.

Al suo ritorno Carter lavorò in un centro scommesse, dove un giorno un attore gli disse che la sua voce avrebbe funzionato bene in televisione. Quell’idea cominciò a frullargli in testa. Non aveva esperienza, ma riuscì a convincere una tv a fargli condurre un talk show. In seguito creò una società di produzione, e usò i soldi ereditati dal padre per darle una sede. Convinse un’emittente più grande a trasmettere il programma. All’inizio la paga di Carter era una quota delle entrate pubblicitarie. Il Dan Carter show lo rese una vera celebrità locale, e gli ospiti del programma gli garantirono l’istruzione che gli era mancata.

La sua fama e i legami politici che aveva costruito gli hanno permesso di essere eletto sindaco nel 2018, con circa due terzi dei voti. Nel 2022 è stato rieletto con un margine simile.

Da primo cittadino, Carter ha continuato a lavorare sulla sua scarsa istruzione: leggere e scrivere restano un problema. Per questo si ritaglia del tempo extra per occuparsi dei documenti in municipio.

Dan Walters, un professore universitario che incontrò Carter vent’anni fa mentre faceva delle ricerche per l’Ontario tech university di Oshawa, racconta che anche prima di entrare in politica ci sapeva fare con le persone. “È un bravo showman”, dice Walters. “Ma è anche una persona autentica e stimolante. Credo che la gente lo consideri un leader, e lui lo è”.

Il programma politico di Carter è andato oltre l’emergenza abitativa e la lotta alle tossicodipendenze. Qualche giorno prima di prestare giuramento come sindaco, la General Motors ha annunciato che avrebbe chiuso la produzione di auto in città dopo più di un secolo. “Non ho mai criticato pubblicamente la General Motors”, dice Carter. “Piuttosto, abbiamo lavorato sodo per farla tornare in città”. Lo stabilimento ha riaperto nel 2021 e oggi dà lavoro a circa 3.400 persone, mentre prima della chiusura erano 2.500.

Anche da sindaco, Carter ha capito che non può fare più di tanto per le dipendenze e i problemi di salute mentale. “La mia frustrazione è che devo lavorare all’interno di un sistema che ha una logica tutta sua”, spiega. Quello che può fare è tentare di cambiare la percezione dei cittadini rispetto ai senza fissa dimora e a chi ha problemi di salute mentale. “È come se queste persone fossero invisibili”, dice.

Per aiutare i senzatetto ha fatto mettere dei bagni chimici in centro città. Ma il piano è fallito quando alcuni bagni sono stati incendiati e altri venivano usati per iniettarsi droga o per la prostituzione. Alla fine ha deciso di finanziare la costruzione di nuovi servizi igienici pubblici in un dormitorio. È anche riuscito a ottenere i fondi per 27 piccole unità abitative, ma non per la presenza di personale 24 ore su 24, che secondo lui era necessaria. Poi c’è stato un omicidio. “Sono disgustato da questa cosa”, dice. “Ma non ho nessuna intenzione di arrendermi”.

Nel 2022 è stato criticato per aver assunto delle guardie private che sorvegliavano il centro di Oshawa. Sosteneva che erano lì solo per assistere le persone senza dimora, ma chi criticava questa scelta parlava di molestie. Le guardie sono state sostituite da assistenti sociali.

La prima cosa

Negli ultimi anni Carter ha avuto anche problemi personali. Sua sorella Maureen si è suicidata nel 2000. Per il dolore, racconta, ha mandato in rovina il suo secondo matrimonio (poi si è risposato). Ma nessuno dei due episodi, dice, gli ha fatto venire la tentazione di tornare all’alcol e alla droga.

Carter ha dichiarato che non si candiderà per un terzo mandato, ma ha promesso che non smetterà di occuparsi delle questioni che l’hanno spinto a entrare in politica. “La gente dice: ‘Il sindaco non ha fatto abbastanza per i senzatetto, non ha fatto questo, non ha fatto quello’”, commenta. “Quello di cui sono sicuro, però, è che ogni giorno, quando mi presento al lavoro, la prima cosa a cui penso sono le persone che soffrono nelle nostre strade”. ◆ fdl

Biografia

1960 Nasce in Canada.
1991 Dopo aver vissuto per anni in strada, si trasferisce dalla sorella e si disintossica da alcol e droghe.
2014 Si candida alle regionali ed è eletto consigliere nella municipalità di Durham.
2018 È eletto per la prima volta sindaco di Oshawa con il 69 per cento dei voti.


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Questo articolo è uscito sul numero 1542 di Internazionale, a pagina 77. Compra questo numero | Abbonati