Bambini abbandonati, orfani, maltrattati. Un classico della letteratura per l’infanzia e la prima adolescenza. Personaggi che resistono alla solitudine e alla loro rabbia. Perché un classico è proprio la rabbia. E la protagonista del romanzo di Heather Smith è arrabbiata, anzi è proprio furiosa. E chi non lo sarebbe al posto suo? Abbandonata dalla madre insieme al fratellino, costretta per quattro mesi ad arrangiarsi, anche solo per procurarsi il cibo. E poi esposta al clima tossico creato dal compagno violento della madre. Tig ha tanti motivi per essere arrabbiata. E questo non cambia nemmeno quando va a vivere insieme al fratello con suo zio Scott e il compagno. Perché non basta avere una vita ordinata in una bella casa per tornare a sorridere. La ferita dell’abbandono è profonda e sembra non rimarginarsi mai. È proprio questa piaga ad averla trasformata in un essere sgradevole e dispettoso. Ma la bellezza di questo testo, la cui trama può sembrare un po’ scontata, sta nello stile di Smith. È tutto quotidiano, vicino. Smith ci fa capire come si guarisce da un trauma familiare senza usare parole urlate. E così il lettore, seguendo la bella e autentica voce di Tig, riflette su come si può ritrovare l’autostima, come poter di nuovo dare la fiducia a un adulto.
Igiaba Scego
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Questo articolo è uscito sul numero 1685 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati