Il 14 novembre è diventata ufficiale la vittoria di Katie Hobbs, candidata democratica a governatrice dell’Arizona, contro la repubblicana Kari Lake. Alla vigilia delle elezioni dell’8 novembre Lake, ex presentatrice tv che aveva sostenuto le teorie false sui brogli elettorali nelle presidenziali del 2020, era stata presentata come la prossima stella del movimento Make America great again (Maga) di Donald Trump.

Prima del voto c’era la sensazione che i candidati trumpiani potessero ottenere buoni risultati in tutto il paese, mettendo in pericolo la regolarità delle elezioni future e la sopravvivenza della democrazia. Ma alla fine quelli più estremisti hanno perso. La necessità di difendere la democrazia ha mobilitato gli elettori in molti stati cruciali. Sempre in Arizona, nelle elezioni per il segretario di stato, il democratico Adrian Fontes ha battuto facilmente il repubblicano Mark Finchem, uno dei più accaniti sostenitori delle teorie false su brogli elettorali. I segretari di stato e i governatori sono importanti perché supervisionano il funzionamento delle elezioni e ne certificano il risultato.

Ricordo del 6 gennaio

Questa dinamica si è ripetuta in tutto il paese negli stati in bilico. In Wisconsin il democratico Tony Evers è stato confermato governatore battendo il repubblicano Tim Michels. Durante la campagna elettorale Michels aveva fatto una promessa inquietante: “Dopo la mia vittoria i repubblicani non perderanno mai più un’elezione”. In un sondaggio condotto prima del voto in Michigan, il 59 per cento degli elettori riteneva la candidata repubblicana Tudor Dixon inadatta a “gestire le elezioni nello stato”. L’8 novembre Dixon ha perso con ampio margine. Così come Doug Mastriano in Pennsylvania, uno dei politici locali che nel 2020 hanno aiutato Trump nel suo tentativo di ribaltare il risultato del voto. Le elezioni per i segretari di stato hanno prodotto risultati simili: i candidati che hanno negato la regolarità delle presidenziali sono stati sconfitti ovunque tranne che in Indiana, roccaforte repubblicana. In New Mexico Audrey Trujillo – che due anni fa ha messo in dubbio la vittoria di Biden nello stato, anche se quest’ultimo aveva staccato Trump di dieci punti – ha perso con ampio margine. In Nevada la battaglia è stata più serrata: Jim Marchant, che in passato aveva promesso di “aggiustare” l’intero paese in modo che Trump potesse essere “di nuovo presidente nel 2024”, ha perso di appena due punti.

In Georgia sono stati rieletti un governatore e un segretario di stato repubblicani, Brian Kemp e Brad Raffensperger. Due anni fa entrambi si sono opposti ai tentativi di Trump di ribaltare l’esito del voto nello stato. In queste elezioni l’assalto al congresso del 6 gennaio 2021 ha avuto un effetto concreto. Molti candidati repubblicani, infatti, hanno fatto capire di essere pronti a organizzare un altro colpo di stato nel 2024, e per questo sono stati considerati una minaccia dagli elettori. ◆ as

Da sapere
Risultati definitivi

◆ Le elezioni di metà mandato dell’8 novembre 2022 negli Stati Uniti hanno prodotto un congresso diviso: i democratici hanno conservato la maggioranza al senato, mentre i repubblicani, pur con un risultato peggiore del previsto, hanno conquistato di poco il controllo della camera.

◆ Secondo le analisi degli esperti, i democratici hanno avuto un contributo importante dagli elettori della generazione z, cioè le persone nate a partire dalla metà degli anni novanta. I repubblicani invece hanno guadagnato voti tra le minoranze, soprattutto tra gli elettori ispanici (e in particolare tra gli uomini), ma non quanto avevano previsto i sondaggi.

◆ Il 15 novembre l’ex presidente Donald Trump ha annunciato di volersi candidare alle presidenziali del 2024. Dovrà scontrarsi con l’ostilità di molti politici repubblicani, che lo accusano di aver imposto i candidati sbagliati alle elezioni di metà mandato, penalizzando il partito. L’ex presidente spera che l’annuncio anticipato della candidatura possa fermare le inchieste nei suoi confronti, in particolare quelle sul suo ruolo nell’assalto al congresso del 6 gennaio 2021 e quella sui documenti riservati che Trump ha portato via dalla Casa Bianca dopo la fine del mandato. Nei prossimi mesi il dipartimento di giustizia dovrà decidere se incriminarlo.


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Questo articolo è uscito sul numero 1487 di Internazionale, a pagina 22. Compra questo numero | Abbonati