Giulio Pedani
Grande fiume senza cuore
Effequ, 280 pagine, 18 euro

La lettura di questo libro all’indomani della ventisettesima conferenza delle Nazioni Unite sul clima Cop27 è stata una combinazione interessante. Il protagonista è il Gigante, il placido corso d’acqua intorno al quale ruota la vita dei personaggi: il Regio, un vecchio addolcito dal tempo; Altea, una bambina che spia il mondo degli adulti; il Muto, che di quel mondo fa già parte nonostante sia ancora un ragazzo, e Miro. Il Gigante di questo libro, nemmeno c’è bisogno di dirlo, è il Po. Le traiettorie delle vite dei personaggi s’incontrano e s’intrecciano in una storia che si dipana per due decenni. In venticinque anni crescono e si trasformano, a tratti si adattano al fiume, a tratti lo combattono, per arrendersi alla fine al potere che ha sulle loro vite e difenderlo dalle speculazioni e dal disinteresse: “Al crescere della febbre industriale, della densità abitativa, del reddito pro capite, era cresciuto anche il distacco dal fiume, da cui ci si separava, fisicamente ed emotivamente, come ammettendo il rimorso di averlo relegato a lavatrice del progresso”. Secondo me niente può eguagliare la bellezza di Saltatempo (Feltrinelli) di Stefano Benni, ma Giulio Pedani, nel raccontare questa storia di formazione e metamorfosi –umana, sociale e ambientale – ci si avvicina molto. ◆

Questo articolo è uscito sul numero 1487 di Internazionale, a pagina 96. Compra questo numero | Abbonati