Come ogni anno più di due milioni di persone hanno affollato le strade della zona ovest di Londra per il carnevale di Notting Hill. E ogni anno i titoli dei giornali sono sempre gli stessi: i costi delle forze dell’ordine, i disagi ai trasporti, l’affluenza e, se tutto va bene, la spinta economica al settore dell’ospitalità e del turismo a Londra. Queste cifre, però, non colgono il punto.

Dietro le steel band, i costumi e gli impianti audio si nasconde quella parte del carnevale che raramente si vede, e ancor meno si valorizza. L’artista Alvaro Barrington e io stiamo portando avanti un progetto chiamato Carnival economics, finanziato in parte dalla sua fondazione, che esplora come gestire un carnevale per il bene comune.

Eventi culturali come il carnevale di Notting Hill a Londra generano un beneficio sociale che si accumula e per questo è invisibile alle tradizionali stime economiche

All’inizio di quest’anno i nostri gruppi di lavoro hanno trascorso insieme una serata allo Yaa centre, uno spazio artistico comunitario di Notting Hill. Non si è parlato solo di costumi, musica e degli spettacoli a cui assistono milioni di persone, ma anche di scienza della folla, richieste di finanziamenti, collaborazioni con la comunità e raccolta fondi. Il carnevale si realizza durante tutto l’anno grazie a competenze, organizzazione e conoscenza collettiva.

La nostra ricerca sul valore pubblico delle arti e della cultura sostiene che non si tratta di spese superflue, ma d’investimenti strategici che generano valore sociale e pubblico. La vera domanda, quindi, non è cosa produce il carnevale in un fine settimana, ma che tipo di economia alimenta durante tutto l’anno. Durante il weekend festivo di agosto il carnevale di Notting Hill genera circa 396 milioni di sterline (circa 462 milioni di euro) in attività economica. Dai carnevali brasiliani, secondo le stime, dipendono 2,2 miliardi di dollari (circa 1,9 miliardi di euro) di attività turistiche durante il periodo festivo. Ma queste economie non sono legate a un unico evento, sono disponibili tutto l’anno.

A Notting Hill ci vogliono un milione di ore di lavoro per preparare gli spettacoli. Rio de Janeiro sostiene un ecosistema attivo tutto l’anno fatto di laboratori di costumi, costruzione di carri allegorici, produzione musicale e logistica, supportato da diecimila venditori ambulanti autorizzati, trentamila dipendenti comunali e più di 23 dipartimenti dell’amministrazione cittadina. La maggior parte delle persone che rendono possibile il carnevale di Notting Hill non è formalmente impiegata da chi lo organizza, e quindi anche l’attività economica legata alla manifestazione è sottostimata. Questa attività “informale” produce più di quanto spendono i visitatori. Genera un valore sociale che si accumula e che per questo sfugge alle tradizionali stime economiche. La partecipazione ad appuntamenti culturali è stata associata a un minor rischio di depressione tra gli anziani, mentre i benefici per la salute e la produttività dell’impegno culturale nel Regno Unito sono stati stimati fino a otto miliardi di sterline all’anno.

Al di là del valore economico e sociale, il carnevale crea un immenso valore pubblico rafforzando le condizioni per il cambiamento. È un esempio di cosa significhi lavorare insieme per raggiungere obiettivi comuni.

Anche i governi possono imparare dai carnevali. Come sosteneva l’economista brasiliano Celso Furtado, la cultura non è semplicemente un settore dello sviluppo: plasma lo sviluppo stesso. Questo è valore pubblico.

Una questione centrale attraversa l’economia del carnevale: chi si appropria del valore creato dalla festa? Come ha detto Edmilson Lopes, direttore dell’associazione culturale Ilê Aiyê a Salvador da Bahia, nel nordest del Brasile: “L’economia creativa di Salvador è un’economia della comunità nera, eppure il valore non torna a chi lo produce”. La stessa preoccupazione si ritrova a Notting Hill. Le bande di carnevale, i creatori di costumi, gli impianti audio, i musicisti e le organizzazioni giovanili non sono semplici beneficiari della sua economia. Ne sono i produttori e dovrebbero ricevere risorse e ricompense adeguate, invece di dover ricorrere a finanziamenti temporanei.

Le lezioni tratte dall’economia del carnevale si possono applicare più in generale a come il governo si occupa delle arti e della cultura. Un approccio basato sul valore pubblico riconosce questi diversi livelli di valore e princìpi di progettazione. Per il primo ministro britannico Andy Burnham è un’opportunità. Nel suo primo discorso da capo del governo, Burnham ha promesso di “aiutare le persone a vivere bene”, costruendo uno stato che investa preventivamente nel loro successo invece di pagare per i fallimenti.

È un’ambizione in linea con l’idea brasiliana del bem viver, del vivere bene. Il carnevale è una dimostrazione di cosa significa concretamente “vivere bene”: investire nelle infrastrutture culturali e sociali che generano benessere, senso di appartenenza e partecipazione prima che i costi della loro assenza debbano essere pagati altrove.

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Questo articolo è uscito sul numero 1681 di Internazionale, a pagina 36. Compra questo numero | Abbonati