I libri italiani letti da un corrispondente straniero. Questa settimana Michael Braun del quotidiano berlinese Die Tageszeitung.

“Buon tedesco”: quest’espressione doveva suonare come un terribile controsenso tra il 1943 e il 1945, in quelle zone dell’Italia centro-settentrionale in cui le truppe tedesche si distinsero per efferatezza nella loro guerra ai partigiani. Ormai sappiamo molto dei feroci massacri perpetrati dalle Ss ma anche dalla Wehrmacht; dei massacri di civili, di donne, bambini, vecchi, avvenuti a Sant’Anna di Stazzema, a Marzabotto e in decine di altri luoghi. Ma sappiamo poco o nulla dei “tedeschi buoni”, di quelli che disertarono per salire in montagna, per combattere con i partigiani. Ora Carlo Greppi con Il buon tedesco indaga questo fenomeno ampiamente sottovalutato. Furono centinaia se non migliaia i tedeschi che “tradirono”, arruolandosi tra i partigiani nella lotta contro gli occupanti nazisti e i loro alleati, i fascisti italiani. Il filo conduttore della ricerca di Greppi è la storia commovente di Rudolf Jacobs, che nel settembre del 1943, quando aveva trent’anni raggiunse i partigiani sopra Sarzana e morì due mesi dopo mentre dirigeva l’assalto a una caserma delle Brigate nere. È un libro partigiano nel senso migliore: toglie dall’oblio Jacobs e tutti gli altri che scelsero la parte giusta della storia, facendosi traditori di una patria, quella nazista, che aveva tradito tutti i valori dell’umanità.

Laterza, 280 pagine, 18 Euro “Buon tedesco”: quest’espressione doveva suonare come un terribile controsenso tra il 1943 e il 1945, in quelle zone dell’Italia centro-settentrionale in cui le truppe tedesche si distinsero per efferatezza nella loro guerra ai partigiani. Ormai sappiamo molto dei feroci massacri perpetrati dalle Ss ma anche dalla Wehrmacht; dei massacri di civili, di donne, bambini, vecchi, avvenuti a Sant’Anna di Stazzema, a Marzabotto e in decine di altri luoghi. Ma sappiamo poco o nulla dei “tedeschi buoni”, di quelli che disertarono per salire in montagna, per combattere con i partigiani. Ora Carlo Greppi con Il buon tedesco indaga questo fenomeno ampiamente sottovalutato. Furono centinaia se non migliaia i tedeschi che “tradirono”, arruolandosi tra i partigiani nella lotta contro gli occupanti nazisti e i loro alleati, i fascisti italiani. Il filo conduttore della ricerca di Greppi è la storia commovente di Rudolf Jacobs, che nel settembre del 1943, quando aveva trent’anni raggiunse i partigiani sopra Sarzana e morì due mesi dopo mentre dirigeva l’assalto a una caserma delle Brigate nere. È un libro partigiano nel senso migliore: toglie dall’oblio Jacobs e tutti gli altri che scelsero la parte giusta della storia, facendosi traditori di una patria, quella nazista, che aveva tradito tutti i valori dell’umanità.

Questo articolo è uscito sul numero 1447 di Internazionale, a pagina 78. Compra questo numero | Abbonati