In questo mese di giugno i torinesi e le torinesi che passeggiano sul lungofiume si trovano davanti uno spettacolo piuttosto insolito. Il Po, fiume dalle acque solitamente abbondanti, è ridotto a un triste rigagnolo. E non solo a Torino. Il livello del più grande fiume d’Italia – che attraversa il nord del paese per 650 chilometri, dal Piemonte all’Emilia-Romagna e al Veneto, sulla costa adriatica – è ai minimi storici per tutto il suo percorso: in alcuni tratti perfino di sette metri sotto il livello abituale, e i telegiornali trasmettono immagini del fiume asciutto, di barche arenate sulle sponde. Il suo letto è completamente inaridito e pieno di crepe che ricordano un paesaggio desertico.

Gli esperti spiegano che l’Italia in generale e la pianura Padana in particolare stanno attraversando la peggiore siccità degli ultimi settant’anni e ritengono evidente il legame diretto con il cambiamento climatico. In primo luogo, infatti, non piove da quasi quattro mesi. Al clima mite e asciutto registrato alla fine dell’inverno e in primavera sono seguite ondate di calore più precoci che mai: le temperature massime si sono attestate sui 30 gradi, praticamente costanti, già dal 10 maggio, mentre normalmente questi livelli si raggiungono a giugno.

Montagne senza neve

Inoltre, a determinare il clima a sud delle Alpi una volta era l’anticiclone delle Azzorre, di cui quest’anno però non si è vista traccia. Ora le zone di alta pressione sono di origine esclusivamente africana e i meteorologi infatti le chiamano con nomi legati al continente: “Annibale” oppure “Scipione l’africano”. Considerando che l’estate è appena cominciata, a peggiorare la situazione c’è anche il fatto che la neve sulle Alpi è già quasi del tutto sciolta. Anche da quel fronte, quindi, non arriverà acqua.

Nelle regioni settentrionali le conseguenze sull’agricoltura sono drammatiche. Tra coltivazioni di riso, mais e pomodori, i terreni che hanno bisogno di un’irrigazione continua sono moltissimi.

La Coldiretti, l’associazione degli agricoltori, avverte: la pianura Padana rischia di perdere il 50 per cento del raccolto. È anche per impedire che questa previsione si avveri e per garantire l’approvvigionamento d’acqua all’agricoltura che i presidenti delle regioni Piemonte e Lombardia vogliono dichiarare lo stato d’emergenza idrica. Delle misure d’emergenza sono in vigore in circa 125 comuni delle due regioni, che interromperanno la fornitura di acqua potabile nelle ore notturne per riuscire ad assicurarla durante il giorno. Già ora alcuni comuni usano le autobotti per portare acqua potabile ai cittadini. Il sindaco di Tradate, cittadina a nord di Milano, ha proibito alla popolazione di riempire le piscine, irrigare i prati e innaffiare le aiuole. Chi non rispetta i divieti rischia multe fino a cinquecento euro.

Da sapere
Le zone più colpite

◆ Il Piemonte ha chiesto acqua alla Val d’Aosta da destinare all’agricoltura. La regione ha risposto che vista la situazione non può essere d’aiuto. Problemi anche nella bergamasca e nell’Appennino parmense. Attenzione alta sul delta del Po. L’Emilia-Romagna è in stato di calamità e nel Lazio il presidente della regione Nicola Zingaretti definisce “grave” la situazione della provincia di Roma. Ansa


La situazione rischia di precipitare, ma è anche vero che fino a oggi in Italia la gestione dell’acqua è stata piena di sprechi: il consumo giornaliero pro capite è sui 220 litri, contro i 165 della media europea. Di questi consumi non è responsabile solo la popolazione, ma anche le aziende idriche. Circa il 40 per cento dell’acqua viene sprecato prima ancora di raggiungere le abitazioni a causa delle perdite degli acquedotti. Nel sud del paese si arriva anche all’80 per cento.

Almeno su questo fronte la situazione potrebbe migliorare rapidamente: il consistente programma di investimenti avviato dal governo italiano con i soldi del fondo europeo per la ripresa prevede che alle forniture idriche siano destinati tre miliardi di euro. Certo, questi investimenti arriverebbero comunque troppo tardi per far fronte alla probabile emergenza dei prossimi mesi. ◆ sk

Questo articolo è uscito sul numero 1466 di Internazionale, a pagina 40. Compra questo numero | Abbonati