Al congresso degli Stati Uniti sono cominciate le audizioni della commissione che indaga sui fatti del 6 gennaio 2021, quando centinaia di sostenitori dell’ex presidente Donald Trump fecero irruzione nel campidoglio. Le audizioni, trasmesse in tv, non faranno cambiare idea ai sostenitori di Trump, ma di sicuro gli toglieranno qualsiasi giustificazione. La commissione ha dimostrato in modo chiaro che un presidente in carica ha organizzato una manifestazione violenta chiedendo alla folla di intimidire i parlamentari e il vicepresidente nel tentativo di ribaltare il risultato delle elezioni presidenziali. Il tutto sulla base di una teoria – secondo cui il voto era stato truccato – palesemente falsa. La storia accetterà solo una versione dei fatti avvenuti quel giorno, e sarà quella accertata dalla commissione.

In un certo senso costruire un impianto accusatorio contro Trump è facile, perché è lui stesso ad avvalorare le accuse: considera la rivolta come la massima espressione della lealtà dei suoi seguaci e continua a dire che dovrebbe essere reintegrato alla presidenza. Trump sembra ancora convinto che Mike Pence, all’epoca vicepresidente, lo abbia tradito rifiutandosi di rovesciare l’ordine costituzionale. Non essendo in grado di ammettere i propri errori, l’ex presidente finisce spesso per ammettere le proprie colpe.

La risposta dei leader repubblicani dopo le prime audizioni – sarebbe meglio concentrarsi sull’inflazione invece che sull’insurrezione – ha messo in mostra la loro superficialità morale e politica. È eloquente il contrasto tra la testimonianza di Caroline Edwards, agente della polizia del campidoglio (“Scivolavo sul sangue delle persone”) e un tweet pubblicato dai repubblicani della commissione giustizia (“Solo. Vecchie. Notizie”). C’è un altro contrasto che è emerso durante la prima audizione: quello fra Trump e Pence. Nelle sue interminabili e sconclusionate dichiarazioni davanti alla folla radunata il 6 gennaio 2021, Trump ha invitato più volte Pence a ribaltare l’esisto delle elezioni. L’ex presidente ha espresso approvazione quando i suoi sostenitori hanno intonato il coro “impiccate Pence”. Quel giorno, per alcune ore Trump ha smesso di essere il presidente degli Stati Uniti ed è diventato un leader ribelle che osservava il proprio piano svolgersi con una violenza coordinata. Si è rifiutato di accettare il consiglio di alcuni collaboratori, che lo avevano invitato a fermare la folla prima che assaltasse il congresso. Il generale Mark A. Milley, capo di stato maggiore congiunto delle forze armate, ha sottolineato l’assenza di Trump nella catena di comando. In un momento cruciale, si preoccupava solo di portare avanti la sua irrealizzabile missione di conservare il potere.

Palesemente imperfetti

In quel contesto Pence ha cercato di riempire il vuoto di potere. È difficile elogiarlo, perché parliamo del braccio destro del peggior presidente della storia. Ma almeno ha deciso di difendere la costituzione. Lo stesso vale per il ministro della giustizia William Barr, un politico criticabile che però non ha assecondato le accuse di brogli. A prescindere da ciò che si possa pensare di questi uomini palesemente imperfetti, il problema è che in un’ipotetica seconda amministrazione Trump queste persone non ci sarebbero. L’ex presidente è diventato sempre più abile nell’epurare i funzionari che hanno manifestato segnali di indipendenza e carattere. Se dovesse tornare alla Casa Bianca, potrebbe decidere di circondarsi solo di persone d’incrollabile fedeltà, legati a lui molto più che allo stato. ◆ as

Da sapere
Processo pubblico

◆ Negli Stati Uniti il 9 giugno 2022 sono cominciate le audizioni pubbliche della commissione d’inchiesta della camera che da più di un anno indaga sull’attacco al congresso dei sostenitori dell’ex presidente Donald Trump, avvenuto il 6 gennaio 2021. Il lavoro della commissione, guidata dai democratici, difficilmente avrà conseguenze dal punto di vista penale, ma potrebbe portare a nuove proposte di legge per rafforzare la sicurezza del processo elettorale e i meccanismi di trasferimento dei poteri. Bbc


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Questo articolo è uscito sul numero 1465 di Internazionale, a pagina 32. Compra questo numero | Abbonati