Quando si parla d’inquinamento atmosferico si pensa soprattutto ai gas di scarico delle auto e alle fabbriche. Ma in molte città, le principali cause sono altrove: nei prodotti che tutti noi abbiamo in casa, come lo shampoo e il deodorante. Un gruppo di ricerca composto tra gli altri da Brian McDonald e Jessica Gilman, dell’agenzia statunitense National oceanic and atmospheric administration (Noaa), ha esaminato i dati sulla qualità dell’aria in 33 città negli Stati Uniti e in Europa. Grazie a norme più severe, l’inquinamento causato dai mezzi di trasporto è diminuito, e ora una buona parte proviene dai prodotti di uso domestico, che sprigionano sostanze chimiche a base di carbonio (composti organici volatili o Cov).

Per individuare le tipologie di queste sostanze, i ricercatori hanno calcolato il flusso dei composti nell’aria di Los Angeles. Secondo McDonald, la fonte principale è costituita da prodotti per la cura della persona come lacca, shampoo, deodoranti e creme. Un’altra categoria significativa è quella che comprende “vernici, colle e detergenti”.

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“Poiché gran parte di queste emissioni avviene in spazi chiusi, dove si passa molto tempo, le ricadute sulla salute sono potenzialmente significative”, spiega Frank Kelly del King’s college London.

È tuttavia importante contestualizzare i risultati dello studio, pubblicato su Science. I dati valgono solo per i paesi ad alto reddito come gli Stati Uniti e l’Europa occidentale, dove nel complesso la qualità dell’aria è migliorata negli ultimi decenni, dice Michael Brauer della University of British Columbia, in Canada. Nelle città di questi paesi le emissioni dei prodotti di uso comune sono significative solo perché quelle dei mezzi di trasporto e dell’industria sono diminuite. Nei paesi più inquinati, come la Cina e l’India, aggiunge Brauer, nulla è cambiato. Lì le principali fonti d’inquinamento sono ancora quelle “tradizionali”: le centrali elettriche a carbone, la pratica di bruciare stoppie ed erbe tagliate nei campi, legna, carbone e letame usati per riscaldarsi e cucinare.

La prossima volta che leggiamo un articolo sullo smog a New Delhi o Pechino, quindi, non dobbiamo prendercela con lo shampoo. Dobbiamo continuare a impegnarci per diminuire le emissioni dei trasporti e di altre fonti, sia nei paesi industrializzati sia in quelli in via di sviluppo. Perfino dove i prodotti di uso domestico sono la principale causa d’inquinamento dell’aria, non è detto che l’inquinamento sia in aumento. Anzi, in genere è vero il contrario. Lo studio si limita a individuare le fonti.

Da sapere
Inquinamento da Cov
Stime 2017, percentuali (fonte: science, los angeles times)

◆ I beni di uso domestico che emettono composti organici volatili (Cov) – come colle, pesticidi, vernici, saponi, inchiostri, cosmetici – rappresentano solo il 4 per cento dei prodotti petrolchimici, ma sono responsabili del 53 per cento delle emissioni Cov di questi prodotti.


Poco e senza profumi

Ora che sappiamo che i prodotti d’uso quotidiano inquinano l’aria, che fare? Per Gilman, possiamo agire attraverso le nostre scelte quotidiane: “Bisognerebbe usare quantità minime di questi prodotti e scegliere quelli senza profumazioni”. Magari non inciderà sulla qualità dell’aria del quartiere, ma almeno migliorerà quella di casa.

Secondo gli esperti di salute pubblica, prima o poi serviranno nuove norme per ridurre questo tipo di emissioni. Il compito, a prima vista scoraggiante, considerata l’enorme quantità di prodotti inquinanti, non è impossibile. Oggi, per esempio, esistono molte vernici ad acqua che non contengono solventi organici e non rilasciano quasi nessuna emissione. E Kelly ricorda che il governo britannico ha da poco vietato l’uso di microgranuli nei cosmetici per contrastare l’inquinamento causato dalla plastica. “Cambiare si può”, afferma. ◆ sdf

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Questo articolo è uscito sul numero 1244 di Internazionale, a pagina 96. Compra questo numero | Abbonati