Per quasi otto secoli fu una delle potenze commerciali e navali più influenti al mondo. Ma dal punto di vista turistico Genova è stata eclissata da altre città italiane, come Firenze, Siena o Venezia, storica rivale. Quest’anno c’è un motivo in più per visitare il capoluogo ligure: il 20 marzo s’inaugura a palazzo Ducale, la mostra Van Dyck l’europeo. Il viaggio di un genio da Anversa a Genova e Londra, una grande retrospettiva, che si potrà visitare fino al 19 luglio. Si tratta di 58 capolavori del pittore fiammingo provenienti da diverse collezioni internazionali che riassumono la fase genovese di uno dei protagonisti del barocco europeo.
Nell’ottobre del 1621 il giovane, ma già promettente Antoon van Dyck decise di lasciare Anversa, sua città d’origine, e partire per l’Italia per proseguire la sua formazione, come prima di lui avevano fatto altri pittori fiamminghi tra cui Rubens, che fu suo maestro. Approdò a Genova, dove visse per sei anni e frequentò l’alta aristocrazia di una città che allora era uno dei maggiori centri di potere economico d’Europa. Ritrasse i componenti delle famiglie genovesi: Spinola, Durazzo, Lomellini, Doria, Brignole, con uno stile innovativo, diverso da quello di Rubens. Lo stile di Van Dyck, fatto di silhouette slanciate ed espressioni severe, conquistò i mercanti più facoltosi. Tanto che questa fase italiana è considerata uno dei periodi più creativi e brillanti della sua opera.
La mostra è una buona scusa per dedicare qualche giorno alla città e al suo centro storico, un labirinto di palazzi, chiese, musei e negozi antichi di cui i turisti che sfrecciano sull’autostrada che costeggia il mar Ligure non immaginano nemmeno l’esistenza.
L’antica Repubblica di Genova costruì un impero commerciale in tutto il Mediterraneo. Per secoli dominò la Corsica e la Sardegna ed ebbe basi commerciali a Costantinopoli (la torre di Galata era sua). Oltre al monopolio commerciale del mar Nero, la sua colonia nella penisola di Crimea era uno dei porti terminali della via della seta. E durante il cosiddetto secolo dei genovesi (1528–1627) le famiglie più ricche si allearono con Carlo V diventando le banchiere della monarchia spagnola. Finanziarono inoltre le guerre degli Asburgo e le spedizioni nelle americhe.
I parchi di Nervi
Quello splendore e quella ricchezza si percepiscono soprattutto nell’antica Strada Nuova, oggi via Garibaldi, e nei palazzi dei Rolli, che vi si affacciano. Erano le sontuose residenze dell’aristocrazia ritratta da Van Dyck. Si chiamano dei Rolli (rotoli) perché, quando arrivavano in città alti dignitari, principi o re si sorteggiava in quale palazzo dovessero essere accolti, affinché tutte le famiglie nobili potessero mostrare la propria ospitalità e lo sfarzo.
Tre di questi palazzi formano i Musei di Strada Nuova, un complesso museale a cui si potrebbe dedicare un’intera giornata senza riuscire a vedere tutto: palazzo Rosso, del diciassettesimo secolo, con la facciata rosso intenso, che conserva gli arredi originali e una pinacoteca degna dei maggiori musei statali; palazzo Bianco, il principale museo d’arte genovese, con una straordinaria collezione di pittura europea dal quindicesimo al diciottesimo secolo (tra cui l’Ecce Homo di Caravaggio) e palazzo Doria-Tursi, attuale sede del comune, che ha alcune sale dedicate a collezioni di arazzi, monete e ceramiche antiche. Qui è esposto anche il Cannone, il celebre violino di Niccolò Paganini costruito dal liutaio Guarneri. Via Garibaldi e le strade limitrofe sono un museo a cielo aperto della migliore architettura rinascimentale e barocca italiana: dei circa cento palazzi di un tempo 42 sono ancora in uso. L’intero complesso è stato dichiarato patrimonio dell’umanità dall’Unesco nel 2006.
In contrasto con questa Genova magnifica c’è la Genova di tutti i giorni: panni stesi, strade strette, piazze nascoste e facciate scrostate, caotica e sporca (ricorda Napoli), con un’intensa attività commerciale tipica delle città portuali. Italia allo stato puro. Una città più verticale che orizzontale, piena di trattorie e piccoli ristoranti dove gustare il pesto, la focaccia con la cipolla, i canestrelli (biscotti tradizionali liguri), la farinata e i pansoti, la versione vegetariana dei ravioli, serviti con sugo alle noci. Altri luoghi da non perdere sono i parchi di Nervi, un’area verde di nove ettari nel quartiere di Nervi, nella zona est di Genova, con giardini storici, un grande roseto, diverse ville trasformate in musei e la celebre passeggiata Anita Garibaldi, un lungomare pedonale di due chilometri scavato nella roccia.
Per riconfermare il legame della città con gli oceani bisogna visitare anche altri tre luoghi legati alla navigazione e ai genovesi che viaggiarono per mezzo mondo. Uno è il Museo d’arte orientale Chiossone, una delle più grandi collezioni di arte giapponese in Europa, lasciata in eredità da Edoardo Chiossone, illustratore e incisore genovese invitato dall’imperatore del Giappone a ridisegnare le banconote dello yen.
Un altro è il castello d’Albertis, una singolare residenza neogotica in cui visse il capitano Enrico Alberto d’Albertis, navigatore e viaggiatore del diciannovesimo secolo, che la decorò con mobili e oggetti provenienti dai cinque continenti. Il terzo è imperdibile: il Galata museo del mare, forse il museo marittimo più innovativo del Mediterraneo. Ospita più di quattromila oggetti legati alle comunità d’oltremare della repubblica genovese e 31 sale espositive. C’è anche un ritratto di Cristoforo Colombo, attribuito a Ridolfo Bigordi, figlio di Domenico Bigordi, detto il Ghirlandaio.
Inoltre il comune assicura che entro l’ estate sarà completato il Waterfront di levante, il nuovo litorale di una città che deve tutto al mare, affidato all’architetto Renzo Piano. Una volta terminato sarà una passeggiata ininterrotta dal porto antico al borgo marinaro di Boccadasse, luogo ideale per una cena con vista sul mare dopo una lunga giornata di visite culturali. ◆ sc
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Questo articolo è uscito sul numero 1655 di Internazionale, a pagina 84. Compra questo numero | Abbonati