Uno dei materiali più rappresentativi dell’universo feticista è il lattice. Sukeban (tutti i nomi sono di fantasia), una dirigente di 29 anni, lo ha scoperto da adolescente: affascinata dalla Catwoman interpretata da Michelle Pfeiffer nel film Batman. Il ritorno di Tim Burton, ha cominciato a fantasticare sugli abiti aderenti e lucidi che esaltano il corpo. “Si è presto trasformato in un feticismo”, racconta. “Attraverso il porno e i contenuti su internet, divoravo tutto quello che riuscivo a trovare sul tema. È rimasta a lungo una fantasia, fino ai 24 anni”.

La fantasia è diventata realtà nel 2021, quando Sukeban si è procurata i primi capi in lattice, tra cui le tute integrali che coprono anche il viso. Indossarle le provoca una sorta di shock identitario: davanti allo specchio ha la sensazione di diventare un’altra versione di sé. “Le forme sono esaltate e al tatto sembra quasi una seconda pelle. In qualche modo questo materiale mi rilassa. Ho l’Adhd e sono autistica, per me è molto faticoso rallentare il flusso dei pensieri e delle sensazioni. Sapere di essere desiderabile con questo abbigliamento mi aiuta ad avere più fiducia in me stessa e a riportare i miei sensi al momento presente”.

Quando indossa il lattice, Sukeban prova emozioni sia mentali sia fisiche. “Divento più calma, più sicura di me, più elegante e controllata, ma anche più presente e imponente. L’idea di trasformarmi in una creatura che emana una certa aura è esaltante”, prosegue. Con il tempo tutto questo ha assunto un ruolo centrale nella sua vita, al punto da diventare una specie di passatempo. Può indossare questi abiti nell’intimità ma anche a eventi feticisti dove si trasforma in un demone grazie a un costume integrale completo di ali e corna. “Oggi, quello che mi interessa del lattice è essere diversa, incarnare una fantasia. È grazie a questo hobby e questa comunità che ho finalmente imparato a conoscermi”, conclude.

I kink – cioè le fantasie e le pratiche erotiche non convenzionali – legati alle consistenze sono tutt’altro che marginali nelle comunità feticiste o Bdsm (bondage, dominazione e sottomissione, sadismo e masochismo). In uno studio statunitense condotto su oltre 1.500 donne che appartengono alla comunità kinky, più della metà ha detto di avere un interesse per determinati materiali (pelle, lattice, vinile), subito dopo quello per un particolare capo d’abbigliamento (lingerie, scarpe) o per una specifica parte del corpo.

La ricerca si è occupata anche di un feticismo poco indagato, quello per i fluidi: il 26 per cento delle partecipanti ha detto di provare attrazione per i fluidi corporei (le secrezioni vaginali, lo sperma, il sangue mestruale o il latte materno).

Bagnato e sporco

Tra le pratiche che consistono nel cospargersi la pelle con una sostanza, ci sono i giochi con la cera o con il cibo. Le fantasie Wam, abbreviazione di wet and messy (bagnato e sporco), riguardano per esempio l’erotismo dei corpi ricoperti di vaselina, olio, sciroppo o fango.

Liris, 29 anni, insegna yoga e nella sua vita intima pratica il Bdsm. Ha cominciato dopo aver conosciuto, durante un viaggio in auto, un uomo che l’ha introdotta a questo mondo. Ha scoperto le serate kinky, ha avuto più partner e ha sperimentato diverse pratiche assumendo un ruolo di dominatrice. “Sono una persona molto curiosa, quindi quando c’è qualcosa di nuovo che non conosco e che mi interessa, mi ci butto”, precisa.

Nel corso delle sue esplorazioni, Liris ha scoperto di avere una passione per i fluidi e per le consistenze acquose o cremose. “Da bambina ho avuto una malattia della vulva che mi provocava bruciore, e in quel periodo ho usato una crema che mi ha aiutata molto. È da allora che provo attrazione per le creme, i gel e tutto ciò che è viscoso”, racconta. “Più tardi, esplorando la mia sessualità da sola, ho scoperto che per eccitarmi avevo bisogno di sentire sulla mano la consistenza dei miei fluidi vaginali o della mia saliva. È difficile da spiegare, ma è anche una questione visiva. Mi piace quando forma dei fili, quando vedo che cola, che brilla, che luccica”.

Charlotte, una poeta di 25 anni, racconta invece un interesse per le consistenze liquide e avvolgenti. Sentire sulla pelle l’acqua o altre sostanze che scivolano le dà al tempo stesso un senso di sicurezza e di eccitazione. “Per esempio, mi piace essere appiccicosa di sudore. Nell’ultima ondata di caldo ho avuto un partner e durante il sesso grondavamo l’uno addosso all’altra, ma non mi dava affatto fastidio. Mi piace l’idea che un liquido scivoli sulla mia pelle, che si muova e non resti fermo”.

È dopo la fine di una relazione, due anni fa, che Charlotte ha scoperto l’ambiente sex positive e Bdsm, guidata da un partner che ne faceva parte. Le prime esperienze a eventi supervisionati dagli angels (referenti per il consenso) le hanno dato più sicurezza rispetto agli incontri convenzionali. In questo ambiente ha cominciato a esplorare il poliamore, le pratiche Bdsm e la sessualità di gruppo, in un contesto che descrive come attento al rispetto dei limiti di ogni persona. “Mi piacerebbe vivere una sessione di liquid love. Sono tutti cosparsi d’olio e ci si lascia scivolare tra le persone. È un’idea che mi attira moltissimo”.

Tornando all’attrazione per i tessuti, Louis, scrittore di 41 anni, coltiva invece una passione per le calze di nylon. Ricorda di aver toccato, da bambino, i collant della madre di un amico. “Questo materiale è diventato il mio preferito e in seguito ho cominciato a usare dei pezzi di nylon come oggetti rassicuranti. Durante l’adolescenza tutto questo si è sviluppato con le pagine di lingerie dei cataloghi, e poi con i film erotici e pornografici”, racconta. Da adulto, Louis ha sempre parlato dei suoi desideri con le donne con cui ha avuto una relazione o una storia.

“Vedere questo materiale risveglia in me idee e desideri. Il cuore mi batte fortissimo, ho voglia di toccarlo e di accarezzarlo. Ho in mente l’immagine della mano che parte dal piede, risale lungo la gamba e arriva all’altezza delle cosce e dell’inguine. Come un percorso che prende forma, una specie di carta geografica magica. L’ho sperimentato nella maggior parte delle mie relazioni sessuali. Le mie compagne indossavano le calze per me, per farmi piacere, così potevo giocarci, toglierle e rimetterle. È capitato anche a me di indossarle. È qualcosa che mi provoca sensazioni, brividi, calore. È molto eccitante”. ◆ gim

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Questo articolo è uscito sul numero 1686 di Internazionale, a pagina 102. Compra questo numero | Abbonati