“Il mondo dovrebbe accettare il fatto che alcune cose brutte possono succedere”, ha detto di recente Sam Altman, il fondatore dell’azienda d’intelligenza artificiale OpenAi, “perché le persone possano beneficiare dei vantaggi di questa tecnologia e della libertà di agire”. Come molte affermazioni degli oligarchi della tecnologia, si tratta di un discorso incoerente, perché Altman in realtà vuole negare al mondo la libertà di decidere se accettare o no le sue brutte cose. I sondaggi mostrano che la maggioranza degli statunitensi è favorevole a imporre una pausa allo sviluppo dell’intelligenza artificiale (ia); la resistenza ai data center realizzati per l’ia è un tema rilevante in molte campagne elettorali per il voto di metà mandato del 3 novembre.
La gente è indignata e preoccupata per ciò che la tecnologia ha creato, tanto da essere pronta a combattere in quella che si preannuncia come la futura battaglia tra umani e macchine. Sono sempre stata una fan del film Terminator 2, in cui l’intrepida protagonista femminile, classico stile dei film d’azione, si mette alla guida della spettacolare distruzione di Skynet, il gigantesco sistema informatico che si sarebbe ribellato e avrebbe schierato tutte le sue armi avanzate contro la razza umana. Noi non siamo in un film e probabilmente non risolveremo i problemi creati dalle aziende tecnologiche con gesti di violenza scenografica, anche se le campagne di guerriglia per rimuovere, disabilitare o distruggere le flock camera ( le telecamere installate agli angoli delle strade di alcune città statunitensi per individuare auto rubate, persone scomparse o ricercate) hanno un po’ il fascino dei film d’azione (sarebbe più efficace far sì che le città smantellino queste tecnologie).
La resistenza ai data center realizzati per l’intelligenza artificiale è un tema rilevante in molte campagne elettorali per il voto di metà mandato del 3 novembre
Qualche mese fa mi sono stupita di usare l’espressione “meraviglioso odio” per descrivere la rivolta negli Stati Uniti contro i data center, le telecamere stradali, l’ia, le aziende tecnologiche e gli oligarchi. È meraviglioso perché dietro la tenace opposizione a una forza distruttiva c’è qualcosa che stiamo cercando di proteggere, che ci sta a cuore, direi addirittura che amiamo. Dietro la rivolta contro le aziende tecnologiche c’è una preoccupazione per molte cose, dal clima alla democrazia, dalla salute mentale all’umanità stessa.
Come l’amministrazione Trump, i signori della tecnologia sono andati avanti basandosi sul presupposto di poter ignorare o calpestare la volontà delle persone. Ma la volontà delle persone sta dimostrando che si sbagliano, almeno in una certa misura, e le elezioni di metà mandato saranno, tra le altre cose, un referendum sulle posizioni dei repubblicani schierati al fianco dei giganti della tecnologia invece che con la popolazione, e l’umanità stessa. A volte si dice che solo un nemico comune può unire un paese e in questo senso la Silicon valley finalmente ha fatto una cosa utile, perché oggi le persone (di qualsiasi schieramento politico) odiano i data center e si stanno dando da fare per fermarli. Il sito datacenterwatch.org riferisce che almeno 142 gruppi di attivisti in 24 stati si sono organizzati per bloccarne la costruzione o l’ampliamento.
Spesso le preoccupazioni principali riguardano questioni locali – gli effetti su terra, acqua, costi dell’elettricità, rumore – perché i data center hanno parecchie ripercussioni negative e forse nessuna reale ricaduta positiva, tranne qualche posto di lavoro. Ma dietro i timori c’è un meraviglioso odio verso chi con prepotenza sta provando a costringere le comunità ad accettare questa imposizione e c’è un’avversione per la stessa ia.
Di recente una bambina di nove anni con cui trascorro parte del mio tempo ha detto, quasi dal nulla, “non mi fido dell’ia” e io credo che parli a nome di molte di noi. Anche papa Leone XIV si sta schierando contro questo strumento. In un recente post sui social media ha detto: “Agli algoritmi manca la scintilla dell’umano” e ci ha esortato a “difendere la nostra umanità” dalle incursioni tecnologiche.
I dirigenti delle aziende tecnologiche schierati sul palco al fianco di Trump per la cerimonia del suo secondo insediamento pensavano che il presidente potesse diventare la scala mobile dorata per la loro ascesa. Le rivolte in corso segnalano che invece potrebbero essere costretti a seguirlo nel suo declino.
Come la forza fisica, anche quella emotiva e intellettuale si ottiene grazie alla fatica che le tecnologie vorrebbero farci abbandonare, delegando il lavoro ai loro prodotti
A settembre a San Francisco più di mille infermieri e attivisti della comunità sono scesi in piazza a manifestare per chiedere che gli ospedali interrompano i legami con la Palantir, l’azienda di sorveglianza di Peter Thiel che fornisce anche supporto all’Immigration and customs enforcement (Ice). Gli infermieri in marcia hanno affermato che il software commette errori significativi e viola la riservatezza dei pazienti. La presidente dell’Associazione degli infermieri della California e del Comitato organizzativo nazionale degli infermieri ha dichiarato: “La violenza e la distruzione scatenate dagli agenti dell’agenzia per l’immigrazione e favorite dalla Palantir sono una violazione dei valori di cura e compassione degli infermieri”.
Alcune notizie recenti, seguite alle dichiarazioni sui rischi apocalittici a breve termine dell’ia fatte da Jacob Coxon, ex responsabile della sicurezza della Anthropic, ci ricordano quanto siano senza scrupoli Altman e Dario Amodei, amministratore delegato della Anthropic. I documenti depositati per l’Ipo (offerta pubblica per la quotazione in borsa) della Anthropic riconoscono che i modelli di ia potrebbero comportare “rischi catastrofici o esistenziali per l’umanità”, e l’arroganza di voler prendere decisioni sul futuro collettivo dettate dal profitto è un’altra ragione per contrastarli. Anche se questa tecnologia ha applicazioni utili, chi vuole imporla ne sta implementando gli usi più pericolosi. Nelle ultime settimane si è dimesso anche David Robinson, responsabile della sicurezza dell’ia per la OpenAi, che ha dichiarato: “Il futuro dipende dal buon senso che la Silicon valley non ha”.
Non assisteremo a nulla di drammatico e risolutivo come l’esplosione di Skynet, ma stiamo già vedendo un’opposizione dal basso, che forse un giorno la storia ricorderà come l’inizio della nostra guerra alle macchine.
Una nuova organizzazione chiamata Mothers against media addiction (madri contro la dipendenza dai social media, Mama) prende di mira gli effetti di internet e degli smartphone sui bambini. Si sono visti sviluppi incoraggianti anche a New York, dove la città ha deciso di vietare l’uso dell’intelligenza artificiale a scuola fino alla terza media, e nella recente ondata di cause legali contro la Meta per quello che Instagram e Facebook fanno ai bambini. Intanto i deputati democratici del congresso, spronati dai loro elettori, hanno cominciato ad avanzare delle timide proposte per imporre delle regolamentazioni all’industria tecnologica in modo da proteggere i diritti umani.
Un’altra organizzazione, l’Association for human mathematics (Associazione per una matematica umana, Ahm), dichiara di voler “proteggere la matematica in quanto attività umana contro la minaccia dell’intelligenza artificiale”. Sembra che l’associazione sia stata fondata dopo che l’OpenAi ha annunciato di aver risolto uno dei problemi matematici più difficili di sempre. Da allora il modello è stato usato per affrontare altri problemi, con grande disappunto dei matematici. Il manifesto dell’associazione riconosce, come fanno molti lavoratori creativi, che il processo di pensare, creare, imparare e scrivere è importante almeno quanto il prodotto stesso, perché nel compiere il lavoro noi stessi, oltre a giungere ai risultati, ci formiamo. “Perché rinunciare alla nostra capacità di agire per cederla a qualcosa che, proprio per come è stata concepita, marginalizza la sensibilità individuale?”, si chiede lo scrittore George Saunders a proposito dell’ia.
La retorica asettica sull’ia, così come quella sulla tecnologia, vuole convincerci che fare le cose è difficile e che noi non vogliamo fare cose difficili. Come sottolinea la sociologa Sherry Turkle l’ia, per come viene promossa e utilizzata oggi, minaccia di ridurre le nostre competenze, sia sul piano intellettuale sia su quello emotivo, se dipendiamo da questo strumento per sostituire la sfida dei rapporti umani con la servile adulazione del nostro ego e se affidiamo alla tecnologia il nostro lavoro mentale. Come la forza fisica, anche quella emotiva e intellettuale si ottiene grazie alla fatica che le tecnologie vorrebbero farci abbandonare, delegando il lavoro ai loro prodotti.
Un’altra organizzazione contraria all’intelligenza artificiale, lanciata dallo storico attivista per il clima Phil Aroneanu, è Irreplaceable. Il suo obiettivo principale è regolamentare l’ia, ma la sua premessa è che dobbiamo proteggere i nostri redditi, i nostri diritti, la nostra libertà, oltre che la nostra umanità di fronte alle aziende tecnologiche.
Questi sviluppi evidenziano una dimensione importante nella nuova resistenza: oggi che le big tech cercano di disumanizzarci e sostengono la necessità di sostituire le persone (e nelle posizioni più estreme, l’umanità stessa) noi dobbiamo definire, coltivare e difendere quello che ci rende umani e gioiosi, significativi, dignitosi e onesti. È un compito più complesso che colpire le telecamere stradali, ma non meno importante.
Ho aperto questa riflessione parlando di un meraviglioso odio. Ma quest’odio è meraviglioso solo se sa cosa combatte perché è consapevole di ciò che ama e per cui lotta. In questo caso chi si oppone alle big tech sta difendendo praticamente tutto: la democrazia, la creatività umana e la natura stessa.
Il sottotitolo di Terminator 2 è Il giorno del giudizio. Il giorno del giudizio nel 2026 sarà quello delle elezioni di metà mandato. Io farò il tifo e voterò per l’umanità, contro la tecnologia oligarchica. ◆ fdl
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Questo articolo è uscito sul numero 1689 di Internazionale, a pagina 39. Compra questo numero | Abbonati





