Non credo nelle rose,
ché il cuore mio è una rosa.

Non appassisca.

Certo, non appassisce
ma le rose piangono, le rose.

Si versa sulle rose il piombo fuso
nei loro petali un monte scorre
in un altro monte, cuore si trascina
in cuore. I petali di rosa
restano impassibili.

Adesso la rosa fa un sorriso, il sorriso
della rosa.

Voglio leggere il futuro nella rosa
ho la bocca, ma non la lingua.

Poi capisco che
non ho neanche la bocca, le labbra…

Se non si può baciare, a cosa servono
le rose?

Che appassiscano
oppure no – io non ci credo.

È già una rosa, il mio cuore.

Seyhan Erözçelik Nato nel 1962 e morto nel 2011, è stato uno dei poeti più sperimentali della poesia turca contemporanea. Questo testo è tratto dalla raccolta Gül ve telve (Rose e fondi di caffè, Yapı Kredi Yayınları 1997), la cui prima sezione è dedicata al fiore mistico per eccellenza della tradizione turco-islamica. Traduzione dal turco di Nicola Verderame.

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Questo articolo è uscito sul numero 1686 di Internazionale, a pagina 90. Compra questo numero | Abbonati