La crisi da inflazione rivela verità poco percepibili in tempi normali. Prendiamo la questione del gasolio: gli autotrasportatori sperimentano lo stesso rincaro in tutta Italia; il 20 ottobre il diesel costava tra i 2,2 e i 2,3 euro al litro. E allora perché le proteste sono solo da Roma in giù? Ci sono specificità regionali. In Sicilia, per esempio, i trasportatori chiedono un sussidio per incentivare i tratti via nave. Poi c’è forse qualche ispirazione politica della protesta. Ma c’è un’altra questione più economica: al sud c’è un minore potere d’acquisto; quindi se salgono i costi, l’azienda di trasporto non può scaricarli sul cliente, magari un supermercato, che a sua volta ha consumatori troppo vicini al prezzo soglia; basta un piccolo rincaro, e rinunciano all’acquisto. Di conseguenza anche il trasportatore preferisce rinunciare alla prestazione piuttosto che ridurre un margine già risicato oppure operare in perdita. Dall’assenza di proteste nelle regioni più ricche si deduce che lì, invece, i prezzi soglia sono più alti e quindi che l’inflazione è scaricata sui rivenditori e sui consumatori, mentre i trasportatori conservano i loro margini. Queste disparità chiariscono quant’è iniquo un intervento universale come il taglio delle accise sui carburanti, che tratta allo stesso modo situazioni molto diverse tra loro. ◆

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1688 di Internazionale, a pagina 94. Compra questo numero | Abbonati