Sulla gigantesca tela di dieci metri per sei conservata al Louvre, Notre-Dame è irriconoscibile. Del resto in questo dipinto di Jacques-Louis David l’incoronazione di Napoleone, avvenuta il 2 dicembre 1804, è rappresentata in modo da esaltare l’imperatore, che per festeggiare degnamente la sua ascesa al trono di Francia aveva adattato la cattedrale ai suoi gusti con decori in falso marmo e paramenti. Considerata lugubre, fuori moda e mal conservata, per un parigino dell’inizio dell’ottocento Notre-Dame era impresentabile.
La scelta di questa cattedrale al posto di Reims (dove di solito avvenivano le incoronazioni) segnava una rottura rispetto all’ancien régime. Ma era comunque la scelta di un luogo tradizionale, intimamente legato alla storia di Parigi, che Napoleone immaginava capitale di un impero universale.
Il punto zero
Politicamente meno importante della basilica di Saint-Denis e più eterogenea della Notre-Dame di Chartres, Notre-Dame di Parigi ha un’armonia e un equilibrio per cui da sempre è considerata la cattedrale gotica per eccellenza. Inoltre è al centro dell’île de la Cité, il cuore storico di Parigi e quindi di tutta la Francia. Una rappresentazione simbolica che sopravvive, visto che ancora oggi il sagrato della cattedrale è il “punto zero” da cui si calcolano le distanze in chilometri di tutte le strade nazionali francesi.
La costruzione di Notre-Dame cominciò nel 1163 sul sito di una cattedrale romanica, che aveva preso il posto di una chiesa paleocristiana, dove probabilmente c’era un tempio gallo-romano. All’epoca l’autorità del re di Francia, Luigi VII, era tutt’altro che stabile e Parigi, che contava meno di 50mila abitanti, non aveva nulla di una capitale. La crescita della cattedrale nel corso di quasi due secoli accompagnò lo spettacolare sviluppo della città.
Terminata verso la metà del trecento, fu risparmiata dalle devastazioni subite dalla maggior parte delle cattedrali medievali. L’incendio del 15 aprile 2019 è la prima grande disgrazia che l’ha colpita in più di otto secoli di storia.
Questa “capacità” di resistere nel tempo le ha permesso di avere a più riprese un ruolo importante nella storia del regno. Ma il ruolo importante rivestito da Notre-Dame nella storia della Francia non le ha impedito di subire gli oltraggi del tempo. Nel settecento, quando il medioevo era considerato un’epoca buia e la sua architettura veniva definita “gotica” (cioè “barbara”) diverse vetrate furono distrutte su richiesta del clero e alcuni elementi dell’architettura interna furono sostituiti. Negli anni ottanta del settecento fu smontato il campanile duecentesco. Anche la rivoluzione francese le arrecherà ferite profonde: nel 1793 le ventotto statue dei re di Giudea che ornavano la facciata furono decapitate.
Consacrata come Tempio della ragione durante la convenzione (l’assemblea costituente eletta dalla Comune di Parigi nel 1792), la cattedrale ritrovò la sua funzione religiosa tradizionale sotto il Consolato di Napoleone Bonaparte, dopo la firma del concordato con il papa (1801). Ma nonostante l’incoronazione di Napoleone, l’edificio non ricevette particolari attenzioni, a tal punto che durante la restaurazione francese, con il ritorno dei Borboni sul trono, si pose la questione della sua demolizione.
Fu in quel momento che entrò in scena Victor Hugo. Nel 1825, a 23 anni, lo scrittore pubblicò un pamphlet Sulla distruzione dei monumenti in Francia, in cui si scagliava contro la demolizione per motivi economici o a causa dello stato di abbandono del patrimonio storico medievale. Il romanticismo riscoprì e riabilitò il medioevo e al tempo stesso lo reinventò. Il perfetto esempio di questo processo fu proprio il romanzo di Hugo, _Notre-Dame de Paris _(1831), destinato a un immenso successo. Trasformando la cattedrale in un personaggio, lo scrittore la inserì nel patrimonio comune di Parigi. Fu l’inizio di una nuova sensibilità grazie a Prosper Mérimée, nominato ispettore generale dei monumenti storici, e all’architetto Eugène Viollet-le-Duc, i cui profondi lavori di restauro della cattedrale cominciati nel 1843 dureranno per vent’anni.
L’architetto cambiò radicalmente il profilo di Notre-Dame a partire da una visione del Medioevo mitizzata, influenzata dall’immaginario di Victor Hugo. Nel frattempo Georges Haussmann rivoluzionava la struttura urbana del centro di Parigi e della stessa Île de la cité. La chiesa, che per secoli era stata nel cuore di un quartiere popolare, troneggiava su un immenso sagrato.
La terza repubblica (1870-1940), decisamente laica, ebbe un rapporto ambivalente con la cattedrale, “ignorando questo grande corpo che al tempo stesso ammira e teme”, secondo l’espressione dello storico Alain Erlande-Brandenburg. In realtà il legame non si ruppe mai definitivamente.
De Gaulle e Mitterrand
Nessuno lo ha incarnato meglio del generale de Gaulle in occasione della celebrazione per la liberazione, il 26 agosto 1944. De Gaulle, dopo la sua parata trionfale sugli Champs-Élysées, decise di assistere alla cerimonia religiosa prevista a Notre-Dame, a patto che non fosse presente l’arcivescovo di Parigi, il cardinale Emmanuel Suhard, che il 1 luglio aveva celebrato nella cattedrale il funerale di Philippe Henriot, componente del governo collaborazionista ucciso dalla resistenza il 28 giugno, a cui aveva partecipato addirittura l’ambasciatore tedesco Otto Abetz.
Con la decisione di allontanare l’arcivescovo dalla cattedrale, de Gaulle riportò simbolicamente Notre-Dame nella repubblica. Ventisei anni dopo, il generale fece di nuovo di Notre-Dame “il cuore della Francia”, per citare Victor Hugo, in occasione del suo funerale. Dopo la legge del 1905 sulla separazione tra chiesa e stato, a Notre-Dame non erano mai stati celebrati i funerali di un presidente della repubblica. Quelli di de Gaulle, il 12 novembre 1970, furono un avvenimento politico e televisivo. La cattedrale fu osservata in mondovisione da 300 milioni di telespettatori. In compenso il feretro del generale era assente perché il funerale si svolse lo stesso giorno a Colombey-les-Deux-Eglise.
Ventiquattro anni dopo la cerimonia funebre di un altro ex presidente, François Mitterrand, ribadì il ruolo particolare che Notre-Dame occupa nell’immaginario collettivo e repubblicano. Anche questa volta le due cerimonie si celebrarono nello stesso giorno. Mentre a Jarnac si svolse il funerale privato in presenza delle “due” famiglie di Mitterrand, a Notre-Dame il cardinale
Jean-Marie Lustiger celebrò una messa in presenza del presidente della repubblica Jacques Chirac e di 61 capi di stato.
La concomitanza di queste due cerimonie religiose segna simbolicamente una nuova forma di separazione, non più tra chiesa e stato ma tra pubblico e privato, facendo di Notre-Dame uno dei simboli più importanti di una nazione che, anche se ha fatto della laicità uno dei pilastri della sua identità, continua a rimanere culturalmente cattolica. ◆ adr
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Questo articolo è uscito sul numero 1304 di Internazionale, a pagina 80. Compra questo numero | Abbonati