Il protagonista del film non sembra certo uno che sta per diventare una star mondiale: scaglia oggetti contro gli animali, fa la linguaccia al suo capo, si comporta come una furia scatenata. Ovviamente è proprio per questo che dopo la sua prima grande apparizione nel film Steamboat Willie, del 1928, Topolino diventerà l’eroe dei cartoni animati, un genere all’epoca nuovissimo: prima di lui sullo schermo non si era mai visto nessuno così impertinente, svelto, su di giri e divertente. E di certo non si era mai visto un topo rotondetto, con gli occhioni, i calzoni corti e le scarpe tozze.

Ancora oggi, a quasi 94 anni dall’uscita del film, vale la pena di vedere questo corto della Disney di appena otto minuti: il ritmo di Steamboat Willie è serratissimo, le gag funzionano, la musica e gli effetti sonori sono calibrati alla perfezione. Ma il film è molto più di una perla della preistoria del cartone animato: segna la nascita di un impero dell’intrattenimento. Con circa 190mila dipendenti e 67,4 miliardi di dollari di fatturato annuale, la Walt Disney Company, fondata pochi anni prima dell’uscita di Steamboat Willie, è una delle più grandi aziende del mondo. La silhouette di Topolino è famosa quanto la scritta Coca-Cola e il logo Apple. E questo rende la faccenda per la Disney ancora più scottante, perché i diritti d’autore su quel Topolino stanno per scadere e nei prossimi anni si prospetta un cambiamento profondo. Dalla fine del 2023 negli Stati Uniti il film Steamboat Willie non sarà più protetto dai diritti d’autore. Potrebbe essere l’inizio di una nuova era, in cui personaggi come Topolino, Paperino e magari anche Superman e Garfield smetteranno di essere proprietà esclusiva di grandi aziende, per diventare – almeno in teoria – di tutti. Proprio come i personaggi dei fratelli Grimm o quelli dei drammi di William Shakespeare.

Walt Disney a Miami, Stati Uniti, 13 agosto 1941 (Ap/Lapresse)

Questo significa che chiunque sarà libero di girare film e pubblicare fumetti con Topolino o di stampare il suo volto su tazze e magliette? La questione non è così semplice, spiega Robert Brauneis, che insegna diritto d’autore alla George Wash­ington university law school, negli Stati Uniti. Sì, dal 1 gennaio 2024 Steamboat Willie potrà essere proiettato ovunque e da chiunque senza l’autorizzazione della Disney e senza doverle pagare i diritti. Ma fare qualsiasi altra cosa sarà molto più complicato. Si tratta di un vero e proprio “campo minato”, spiega Brauneis. “La Disney è molto potente, e su un tema così importante può diventare decisamente aggressiva”.

Nel 1998 negli Stati Uniti il Copyright term extension act ha garantito a tutte le opere un’estensione della protezione della durata di vent’anni

Finora l’azienda ha fatto di tutto per prolungare il più possibile la tutela del copyright su Topolino: nel 1928 la durata massima del diritto d’autore era di 56 anni, quindi Steamboat Willie sarebbe stato protetto fino al 1984. Poi però i tempi cambiarono. Alcuni personaggi dei cartoni erano diventati delle star così redditizie che aziende come la Disney si servirono di schiere di lobbisti per far modificare la normativa. Nel 1976 gli Stati Uniti approvarono una nuova legge sul diritto d’autore che prorogava di diciannove anni la protezione sulle opere uscite prima del 1978. Poi nel 1998, cinque anni prima della nuova scadenza, l’allora presidente degli Stati Uniti Bill Clinton firmò il Copy­right term extension act, garantendo a tutte le opere un ulteriore periodo di protezione della durata di vent’anni. I giornali dell’epoca parlarono di “legge Topolino”, perché avvantaggiava soprattutto il gruppo Disney.

Ma oggi, secondo Thomas Hoeren, professore di diritto dei mezzi d’informazione all’università di Münster, in Germania, i tempi sono cambiati: “Il governo statunitense non prolungherà di nuovo i termini di protezione”. Forse anche perché la società contemporanea è diversa: da tempo su internet si è affermata una cultura basata sulla condivisione dei contenuti, che “approfitta della disponibilità del più grande patrimonio possibile di contenuti accessibili liberamente”, come scrive la rivista di settore Ars Technica. Nel 1998 non bisognava fare i conti ancora con Google e Facebook. Nel frattempo sono diventati dei colossi e puntano alla massima disponibilità di contenuti in rete, in modo che le persone li possano pubblicare e loro non debbano incappare in azioni legali per violazione dei diritti d’autore. Secondo Brauneis per comprendere bene cosa comporta la scadenza dei diritti su Steamboat Willie bisogna innanzitutto capire quali elementi di Topolino sono tutelati: “Molti pensano che dal 2024 sarà possibile pubblicare un libro con un personaggio di nome Topolino”, spiega Brauneis. “Ma questo sarà possibile solo se il suo aspetto e il suo comportamento corrisponderanno nei minimi dettagli a quelli del topo protagonista del film Steamboat Willie”. Diamogli un’occhiata allora. In questo film vediamo un Topolino molto diverso da quello di oggi. Innanzitutto, non è a colori e non indossa i famosi guanti bianchi. Poi ci sono gli occhi: due puntini neri al posto delle pupille espressive che conosciamo noi. Questa prima versione di Topolino inoltre non parla: in Steamboat Willie ci sono musica ed effetti sonori, ma non c’è la voce. Tutte le versioni successive di Topolino sono ancora protette dal diritto d’autore.

Inoltre, su Topolino la Disney detiene anche i cosiddetti diritti sul marchio. Il diritto d’autore stabilisce quali soggetti sono autorizzati a pubblicare nuovi libri e film con Topolino, mentre i diritti sul marchio si applicano sulla vendita di qualsiasi cosa che riproduca l’immagine del topo: peluche, tazze e magliette, tutte cose che fanno guadagnare molto alla Disney. E, al contrario del diritto d’autore, i diritti sul marchio non scadono fino a quando si sfrutta il marchio. Nel caso di un personaggio popolare come Topolino le regole sono severissime, almeno negli Stati Uniti. “Un marchio famoso come quello di Topolino ottiene una specie di protezione generale, in base alla quale si può impedire la vendita di qualsiasi articolo che lo riproduca”, dice Brauneis. Solo chi possiede quel marchio, cioè la Disney, può autorizzarne l’uso facendosi pagare i diritti. Il motivo è che i consumatori si potrebbero confondere, scambiando prodotti di una famosa marca con prodotti contraffatti. Il termine tecnico è dilution, diluizione del marchio. L’ipotesi di Brauneis, quindi, è che anche dopo il 2024 senza l’ok della multinazionale statunitense non si guadagnerà granché con Steamboat Willie.

Il coniglio Oswald

L’ufficio legale della Disney è noto per l’abilità con cui interpreta il diritto d’autore, anche perché c’è proprio una disputa sui diritti d’autore dietro la fondazione di questo colosso. Nel 1927 Walt Disney aveva inventato un personaggio di nome Oswald: un coniglio con le orecchie grandi, il naso rosso e un fisico rotondetto. I diritti sul personaggio però erano degli Universal Studios, l’azienda con cui collaborava all’epoca e che li mantenne anche quando lui si dimise in seguito a dei contrasti. Frustrato, Disney salì su un treno per tornarsene da New York a casa sua, in California, e durante il viaggio inventò un nuovo personaggio: una specie di Oswald con le orecchie più corte, che in un primo momento voleva chiamare Mortimer, ma poi – visto che, stando alla leggenda, la moglie Lillian non apprezzava il nome – chiamò Mickey Mouse. E i diritti su quel topo Walt Disney non li cedette mai. Per non fare affidamento su altri, Walt Disney e il fratello Roy misero insieme i loro risparmi e finanziarono i primi due film. In questo modo Disney riuscì a mantenere il controllo sul topo. Ormai, infatti, aveva capito che i personaggi animati non erano solo un’attrattiva capace di portare il pubblico al cinema: si potevano stampare su magliette, tazze, poster, su tutto ciò che il mercato poteva offrire. E, al contrario degli attori umani, i personaggi animati non ti contraddicevano, non si abbandonavano agli eccessi, non pretendevano aumenti, non scioperavano e non davano scandalo. Insomma, per chi ne deteneva i diritti, erano una miniera d’oro.

Los Angeles, Stati Uniti, 21 febbraio 1933 (Bettmann/Getty Images)

L’elenco delle battaglie sul copyright combattute dalla Disney è praticamente infinito. Una volta una scuola statunitense fu costretta a pagare 250 dollari per aver proiettato il Re leone a un evento di beneficenza. Un’altra volta fu scatenata una battaglia legale contro il famoso dj Deadmau5 che, secondo la Disney, senza autorizzazione nei suoi spettacoli non avrebbe potuto indossare una maschera con grandi orecchie nere “praticamente identiche” a quelle di Topolino, che sarebbero potute essere “fonte di confusione”.

In una puntata del 1992 dei Simpson si vede una scena in cui un avvocato della Disney si presenta a una festa della scuola elementare di Springfield con due brutti ceffi, minacciando di denunciare il preside perché lo slogan della festa costituiva una violazione del copyright. Il preside però mette fuori combattimento l’avvocato e i suoi sgherri a colpi di arti marziali, esclamando: “Copyright scaduto!”. Ironia della sorte, nel 2019 la Disney ha comprato per 71,3 miliardi di dollari anche il settore cinematografico e televisivo della 21st Century Fox e da quel momento detiene i diritti su tutti i personaggi dei Simpson.

Una volta una scuola statunitense fu costretta a pagare 250 dollari per aver proiettato il Re leone a un evento di beneficenza

Ovviamente sarebbe molto interessante farsi spiegare dalla Disney stessa quali implicazioni abbia per il gruppo la scadenza dei diritti d’autore su Topolino. Ma la sede tedesca del gruppo non ha voluto parlare con SZ Magazin, nonostante le ripetute richieste via email e per telefono. Anche gli esperti si chiedono cosa accadrà il 1 gennaio 2024. In Germania la confusione è perfino un po’ più grande, perché qui la corte suprema federale ha stabilito che i diritti d’autore e i diritti sul marchio vanno considerati separatamente. Scaduti i diritti d’autore, un’azienda non può vietare l’uso di un personaggio solo perché così si crea una minaccia ai diritti sul marchio. Negli Stati Uniti, invece, molti esperti pensano che la Disney farà proprio così. Quindi, a seconda dei paesi, potrebbero esserci regole diverse per gestire Topolino. Dal punto di vista giuridico è un incubo.

Nella primavera del 2020 la rivista statunitense specializzata Journal of Intellectual Property & Entertainment Law ha dedicato un articolo al tema: secondo la giurista Sarah Sue Landau, la Disney farà riferimento probabilmente ai suoi diritti sul marchio, ma non è affatto chiaro se così raggiungerà lo scopo. Perché anche negli Stati Uniti la giurisprudenza è contraddittoria.

WALT DISNEY PICTURES/Ronald Grant Archive/Alamy

Con grande lungimiranza, la Disney potrebbe aver sviluppato da tempo una tattica diversa: l’azienda ha interrotto i tentativi di far prolungare a oltranza la durata dei diritti d’autore, e si è occupata invece di continuare costantemente a sviluppare il personaggio di Topolino, allontanandolo dalla versione del 1928 e rendendolo talmente complesso che, se qualcuno usasse il topo, sarebbe piuttosto facile sostenere in tribunale che non si tratti di una copia esatta della versione liberamente utilizzabile, ma che faccia piuttosto riferimento al Topolino creato dopo il 1928 e quindi ancora tutelato dal copyright. “Previdente com’è, la Disney ha fatto di tutto per integrare la versione di Topolino di Steamboat Willie nel marchio attuale”, scrive Sarah Sue Landau. Sul suo sito la Disney vende peluche di Steamboat Mickey e nel 2017 ha pubblicato un video su YouTube in cui racconta la storia del film attraverso gli emoji. Inoltre, continua a produrre corti di Topolino: di recente ne è uscito uno con Topolino e Minnie che vivono delle avventure in barca e con Minnie che suona l’ukulele, un chiaro riferimento a Steamboat Willie, in cui Minnie porta con sé lo strumento (che poi viene divorato da una capra).

Se la tattica della Disney è davvero quella di continuare in modo costante a sviluppare a oltranza il personaggio del 1928, è probabile che l’azienda abbia intenzione di sostenere che praticamente tutte le sue caratteristiche ricadono sotto la protezione dei diritti d’autore. Se sarà così, pubblicare nuove storie di Topolino senza l’autorizzazione della Disney continuerà a essere impossibile, non solo per chi con Topolino vuole guadagnarci, ma anche per chi vuole solo divertirsi un po’ pubblicando film e fumetti autoprodotti, spiega Karoline Pohl-Otto, che ha conseguito un dottorato in fumetti all’università di Gottinga e collabora con la Deutsche Gesellschaft für Comic-Forschung (società tedesca per la ricerca sui fumetti). Secondo Pohl-Otto nella scena fumettistica Topolino non ha avuto finora un gran ruolo: la fanfiction con e su di lui è piuttosto ridotta.

Sono pochissime le opere in cui Topolino compare senza autorizzazione della Disney. La più nota è probabilmente Mickey au camp du Gurs

Forse dipende dal fatto che il carattere senza contraddizioni del topo lascia poco spazio alle narrazioni critiche e sovversive tipiche del fumetto underground. O magari dipende dal fatto che la Disney fa paura. Pohl-Otto ritiene che una modifica dei diritti d’autore possa far aumentare la presenza di Topolino anche in questi contesti, ma difficilmente in un modo che la Disney tollererebbe: “Probabilmente sarebbero rappresentazioni di Topolino piuttosto dissacranti”.

Per l’azienda statunitense la posta in gioco potrebbe essere qualcosa di più del denaro: le rappresentazioni di Topolino potrebbero allontanarsi molto dalle sue idee. Il topo è considerato perfetto per intrattenere le famiglie: sempre gentile, sempre controllato, senza particolari lati oscuri o contraddizioni. E se in futuro dovesse essere rappresentato come un criminale? E se dovesse comparire in un cartone porno? Pohl-Otto è convinta che dopo la scadenza dei diritti d’autore la Disney farà di tutto per tutelare Topolino. “Per loro è sacro”, dice. “E non saranno certo disposti a tollerare che ne venga data un’immagine negativa”.

Ci sono pochissime opere in cui compare Topolino senza autorizzazione della Disney. La più nota probabilmente è Mickey au camp de Gurs. Prima di essere assassinato ad Auschwitz nel 1942, l’artista Horst Rosenthal disegnò un fumetto in cui Topolino era rinchiuso in un campo di prigionia nazista in Francia. Topolino mostra il campo, le pessime condizioni di vita e il pessimo cibo. Alla fine cancella se stesso e annuncia di volersene andare negli Stati Uniti, paese della libertà. Sul frontespizio Rosenthal scrisse: “Pubblicato senza l’autorizzazione di Walt Disney”. ◆ sk

Questo articolo è uscito sul numero 1452 di Internazionale, a pagina 55. Compra questo numero | Abbonati