La condanna all’ergastolo inflitta da un tribunale di Istanbul a Osman Kavala mette l’occidente di fronte a una scelta difficile. Il processo è stato una parodia della giustizia. L’accusa di aver cercato di rovesciare il governo è assurda e non è sostenuta da prove. La sentenza è anche un affronto alla Corte europea dei diritti umani, che aveva definito illegittima la detenzione di Kavala nel 2019 e aveva ordinato il suo rilascio.

Con la guerra in Ucraina, però, la Turchia è diventata ancora più essenziale per l’occidente: il bastione sudorientale della Nato ha fornito droni all’esercito di Kiev e ha impedito alle navi russe di attraversare il Bosforo. Il presidente Recep Tayyp Erdoğan inoltre sta svolgendo un importante ruolo di mediazione. Alcuni paesi europei potrebbero essere tentati di mettere da parte i diritti umani e concludere che in tempo di guerra non si può rischiare d’irritare un alleato chiave per una persona. Ma se l’occidente vuole essere preso sul serio quando dice di difendere la democrazia e lo stato di diritto, non può limitarsi a poche parole di protesta.

Il processo kafkiano a questo imprenditore, editore e mecenate ha rivelato fino a che punto la giustizia turca sia politicizzata. Per rispettare la volontà di Erdoğan, giudici e procuratori sono disposti a calpestare ogni principio. Nel corso degli anni le accuse sono state cambiate più volte. Nel 2020 Kavala è stato assolto e subito arrestato di nuovo. Ci sono voluti sedici mesi per formulare una nuova accusa, e quando è stata resa nota sembrava un’accozzaglia di teorie del complotto. La tesi era ancora che Kavala avesse tentato di rovesciare il governo attraverso le proteste del parco Gezi del 2013, ma la procura non è riuscita a provare che siano stati lui e gli altri imputati a organizzare e finanziare quel movimento spontaneo.

Il processo a Kavala è stato particolarmente assurdo, ma non è affatto un caso isolato. Dopo il tentato golpe del 2016 Erdoğan ha fatto condannare decine di migliaia di funzionari, giudici e militari a lunghe pene detentive violando i princìpi più elementari della giustizia. Anche moltissimi giornalisti ed esponenti della società civile sono stati arrestati con accuse ridicole. Come Kavala, molti di loro si battevano per una Turchia più aperta e democratica.

Accettare la loro incarcerazione per ragioni geopolitiche non danneggerebbe solo la credibilità dell’occidente, ma sarebbe anche miope. La decisione del presidente russo Vladimir Putin di invadere l’Ucraina ha dimostrato l’importanza di una stampa libera, di un’opposizione forte e di una società civile indipendente. E quanto possa essere pericoloso un autocrate onnipotente nella solitudine del suo palazzo. ◆ gac

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Questo articolo è uscito sul numero 1458 di Internazionale, a pagina 19. Compra questo numero | Abbonati