01 aprile 2020 18:37

Il 1 aprile, alle ore 18, il capo della protezione civile Angelo Borrelli ha fatto il punto sulla diffusione del nuovo coronavirus (Sars-CoV-2) in Italia.

  • Il 1 aprile ci sono stati 4.782 nuovi contagi. Ieri erano stati 4.053. Le persone contagiate dall’inizio dell’epidemia sono 110.574, compresi i morti e i guariti.
  • Attualmente risultano positive 80.572 persone, 2.937 in più rispetto al 31 marzo.
  • Il 1 aprile ci sono stati 727 decessi, 110 in meno rispetto a ieri. In totale sono morte 13.155 persone.
  • Il numero dei guariti sale a 16.847 persone, 1.118 in più rispetto al 31 marzo.
  • A oggi 48.134 persone sono in isolamento domiciliare e 4.035 sono nei reparti di terapia intensiva, 12 in più di ieri.
  • La situazione peggiore resta in Lombardia, dove 1.342 persone sono ricoverate nei reparti di terapia intensiva (18 in più di ieri). I casi di contagio dall’inizio dell’epidemia sono 44.773.
  • Nelle ultime ventiquattr’ore in Italia sono stati effettuati 34.455 tamponi. Dall’inizio dell’epidemia ne sono stati effettuati 541.423.
  • Le regioni con meno vittime sono la Basilicata (9), il Molise (10) e la Sardegna (34).

I dati diffusi dalla protezione civile, anche se utili, vanno letti con cautela. A volte mancano quelli di una o più regioni, e soprattutto non sono omogenei, cioè i criteri con cui sono raccolti non sono gli stessi in tutte le regioni.

Il ministro della salute Roberto Speranza ha annunciato che le misure anticontagio, con le limitazioni agli spostamenti e alle attività, saranno prorogate almeno fino al 13 aprile. Speranza ha anche rivelato che i posti in terapia intensiva in Italia sono passati da 3.595 prima della crisi a 9.081.

La Federazione dei medici di famiglia ha definito “pericolosa” una circolare del ministero dell’interno del 31 marzo che permette a un solo genitore di uscire con i figli minorenni per una breve passeggiata vicino alla propria casa.

Ieri 6.608 persone sono state sanzionate per aver violato le regole sugli spostamenti. Trentanove persone sono state denunciate per aver violato la quarantena: rischiano una condanna da uno a quattro anni di prigione per aver messo in pericolo la salute di altri cittadini.

Nelle prime tre settimane di marzo i decessi a Bergamo sono più che quadruplicati rispetto alla media dello stesso periodo tra il 2015 e il 2019, passando da 91 a 398.