25 giugno 2020 15:11

Il 24 giugno l’India ha registrato il più forte aumento di contagi in un giorno, con 15.968 nuovi casi di covid-19. Con un totale di 456mila, è diventata il quarto paese con più contagi al mondo, dopo Stati Uniti, Brasile e Russia. Ma diversi esperti temono che la diffusione reale del virus sia molto più ampia. Secondo il ministero della salute in ventiquattr’ore ci sono stati 465 decessi, portando il totale delle vittime a 14.476.

A preoccupare in particolare è la situazione a New Delhi, che ha superato Mumbai come città più colpita del paese. I casi confermati nella capitale sono 70mila e i letti negli ospedali scarseggiano. Le autorità hanno lanciato una campagna che durerà fino al 6 luglio per condurre dei test porta a porta e monitorare così i 22 milioni di abitanti della città. L’annuncio è stato fatto il 25 giugno, quando sono stati registrati altri 16.922 nuovi contagi. Nella capitale inoltre sarà schierata la polizia per garantire il distanziamento fisico ed evitare i contatti soprattutto nelle duecento zone di contenimento dove sono stati individuati i focolai più gravi. Le autorità cittadine temono che i contagi possano raggiungere il mezzo milione alla fine di luglio e stanno valutando se convertire hotel di lusso e stadi in ospedali.

Il ministero della salute ha fatto sapere che ha intensificato le operazioni per garantire l’accesso ai test diagnostici in tutto il paese e che circa 200mila persone li effettuano ogni giorno.

Le altre notizie dal mondo

  • In America Latina il numero delle infezioni ha superato i 2,2 milioni e i decessi sono più che raddoppiati in un mese, riferisce la Pan American health organization, superando i centomila il 24 giugno. Nella regione si trovano alcuni dei focolai più gravi al mondo. Il Brasile continua a essere il paese più colpito e l’epidemia non dà segni di retrocedere. Con 42.700 nuovi casi registrati il 24 giugno, ha superato anche gli Stati Uniti per numero di contagi giornalieri. Anche il Cile e il Perù ora hanno più casi pro capite che gli Stati Uniti, mentre il virus continua a diffondersi in Messico, che negli ultimi giorni ha registrato più di mille morti al giorno.
  • “Mentre il virus infuria in America Latina”, si legge sul New York Times, “la corruzione ha prosperato, la già forte polarizzazione politica in alcuni paesi si è intensificata e alcuni governi hanno limitato i diritti civili”. Inoltre, nota ancora il quotidiano statunitense, “economie già in difficoltà prima del virus sono sull’orlo del precipizio. Milioni di persone sono fuori dal mercato del lavoro e altri milioni sono a rischio”. Secondo le Nazioni Unite la pandemia potrebbe provocare un crollo del 5,3 per cento nell’economia regionale, il peggiore in un secolo, costringendo 16 milioni di persone a vivere in povertà estrema”.
  • Nella regione, quindi, il peggio potrebbe ancora venire. Gli unici paesi che per ora sembrano aver evitato la catastrofe sono l’Uruguay, il Paraguay, la Costa Rica e Cuba.
  • Negli Stati Uniti il 24 giugno sono stati registrati 36.880 nuovi casi di covid-19, il giorno con il più alto numero di contagi in due mesi. Secondo il New York Times “il numero delle infezioni indica non solo che il paese non è stato in grado di contenere il nuovo coronavirus, ma anche che l’epidemia sta peggiorando, una traiettoria in contrasto con molte altre nazioni, che hanno visto un declino stabile dopo un picco iniziale”. Negli Stati Uniti, invece, i contagi sono diminuiti dopo il picco di 36.739 casi il 24 aprile, ma nelle ultime settimane sono aumentati di nuovo.

In varie zone del paese “le autorità statali hanno preso la situazione in mano”, scrive il Washington Post. In Texas, uno dei primi stati a riaprire e dove il 23 giugno sono stati registrati 5.489 nuovi casi, il governatore Greg Abbott ha rafforzato le restrizioni. In Nevada e in North Carolina è stato imposto l’obbligo di indossare mascherine in pubblico. Disneyland ha rinviato la riapertura e i governatori degli stati di New York, New Jersey e Connecticut hanno annunciato una quarantena obbligatoria di due settimane per chi arriva dalle zone più colpite. Inoltre la maratona di New York, che doveva svolgersi a novembre, è stata cancellata.

  • Con 133 decessi, il 24 giugno è stato il giorno peggiore in due mesi e mezzo anche in Iran. I nuovi casi registrati sono stati 2.531, portando il numero complessivo a 212.501, mentre le vittime totali sono 9.996. Nell’ultima settimana il bilancio quotidiano ha regolarmente superato le cento vittime, riflettendo un forte aumento delle infezioni da quando il paese ha cominciato a riaprire gradualmente l’economia ad aprile. Il 23 giugno l’agenzia di stampa ufficiale della repubblica islamica, Irna, ha annunciato che le preghiere del venerdì non riprenderanno nella capitale Teheran.
  • La mattina del 25 giugno, dopo 104 giorni di chiusura, ha riaperto parzialmente al pubblico la Tour Eiffel. Tutti i visitatori con più di undici anni devono indossare la mascherina e sono stati posti dei segni sulla struttura per assicurare la distanza di un metro tra le persone. Le aree aperte al pubblico saranno pulite e disinfettate ogni giorno. Il terzo piano non aprirà fino al 1 luglio. La Tour Eiffel era stata chiusa il 13 marzo ed è rimasta senza visitatori per il periodo più lungo dalla seconda guerra mondiale. In Francia il lockdown è finito l’11 maggio, ma visto che il virus continua a circolare nella capitale alcune restrizioni sono ancora in vigore.
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  • Il Fondo monetario internazionale ha aggiornato al ribasso le sue previsioni sull’andamento dell’economia globale. Secondo la nuova edizione dello World economic outlook, nel 2020 il pil mondiale calerà del 4,9 per cento. Ad aprile l’istituzione aveva previsto un calo del 3 per cento. Nel 2021 invece è prevista una crescita del 5,4 per cento. La recessione colpirà soprattutto i paesi avanzati e in particolare l’Unione europea. Italia e Spagna dovrebbero registrare il dato peggiore con un calo del 12,8 per cento nel 2020, seguito da una ripresa del 6,3 per cento nel 2021. Secondo l’Fmi le ultime indicazioni mostrano che la crisi del coronavirus ha ridotto i consumi più del previsto e ha aumentato la tendenza al risparmio.