06 luglio 2020 16:58

L’India ha registrato un numero record di casi di covid-19 il 5 luglio. Secondo il ministero della salute ci sono stati 25mila nuovi contagi e 613 morti in ventiquattr’ore, il più forte aumento quotidiano dall’inizio dell’epidemia nel paese alla fine di gennaio. Il 6 luglio sono stati registrati altri 26mila nuovi casi, che portano il totale dei contagi a 697mila, con ventimila decessi. Con questo picco l’India ha superato la Russia come terzo paese più colpito al mondo dalla pandemia, dietro al Brasile (che ha 1,6 milioni di casi) e agli Stati Uniti (quasi tre milioni).

Nella capitale New Delhi un centro spirituale è stato riconvertito in un gigantesco ospedale con diecimila posti letto, molti fatti di cartoni e rivestiti di materiale impermeabile, per trattare i malati di covid-19 con sintomi leggeri e tenerli in isolamento. La struttura, della dimensione di venti campi da calcio, si trova alla periferia della città.

Anche alcuni alberghi, sale per matrimoni e vagoni dei treni sono stati riconvertiti in luoghi di cura. Le autorità hanno imposto l’obbligo di indossare la mascherina negli spazi pubblici, mentre le scuole, le metropolitane, i cinema, le palestre e le piscine restano chiuse in tutto il paese, i voli internazionali sono fermi, i raduni pubblici sono vietati e i negozi devono far rispettare le misure di sicurezza.

Le altre notizie dal mondo

  • Superati i trentamila decessi per covid-19 il 4 luglio, il Messico è diventato il quinto paese più colpito al mondo dalla pandemia, e il terzo del continente americano. Il totale dei contagi è superiore a 250mila, anche se gli esperti temono che il bilancio delle vittime e delle infezioni sia più alto a causa dell’insufficienza di test diagnostici. Il governo del presidente Andrés Manuel López Obrador ha annunciato a maggio un piano per la riapertura graduale dell’economia e centinaia di migliaia di operai sono tornati al lavoro a metà giugno a Città del Messico, l’epicentro della pandemia nel paese, mentre all’inizio di luglio sono riprese anche le attività non essenziali. Ma il viceministro della salute, Hugo Lopez-Gatell, ha avvertito che i numeri dei contagi e dei decessi potrebbero crescere ancora se l’economia ripartirà troppo presto.


  • Il continente americano è ormai l’epicentro della pandemia. Ma in alcuni paesi la situazione è diversa. In un articolo il New Scientist sottolinea come Cuba e l’Uruguay stanno tenendo sotto controllo il nuovo coronavirus nonostante le difficoltà dei paesi vicini. In particolare, il punto di forza maggiore di Cuba (dove ci sono 2.372 casi confermati di covid-19 e 86 decessi) è la forza lavoro, dato che il paese ha il più alto numero di medici in rapporto alla popolazione: 8,19 ogni mille abitanti, contro i 2,6 degli Stati Uniti. In Uruguay, invece, (dove i casi sono 956 e i decessi 28) il governo ha diffuso in modo capillare i test diagnostici e ha attivato un’app di tracciamento attraverso cui si possono richiedere visite e accertamenti domiciliari.
  • In Australia lo stato di Victoria ha registrato un picco di contagi, con 127 nuovi casi registrati il 6 luglio, e le autorità hanno annunciato che nella notte tra il 6 e il 7 luglio saranno chiusi i confini con il vicino Nuovo Galles del Sud, lo stato più popoloso del paese. Il virus si è propagato soprattutto nella città di Melbourne, all’interno di edifici densamente popolati. Più di trecentomila abitanti della città resteranno in isolamento fino al 29 luglio. Finora in tutto lo stato di Victoria è stato registrato un decesso, che porta il bilancio totale delle vittime nel paese a 105, mentre i casi sono 8.583.
  • In Spagna, due settimane dopo la fine delle restrizioni, il 5 luglio 70mila persone sono state sottoposte a misure d’isolamento in Galizia, nel nordovest del paese. Nella città di A Marina è stato individuato un nuovo focolaio, legato in particolare ai bar, la cui capacità è stata limitata al 50 per cento. Gli spostamenti da e verso la città sono vietati fino al 10 luglio, i raduni sono limitati a dieci persone e l’uso delle mascherine all’esterno è obbligatorio. Il numero dei contagi in Galizia è 258. Il 4 luglio anche il governo autonomo della Catalogna ha imposto di nuovo i controlli in un’area abitata da 210mila persone, a ovest di Barcellona, dove era stato registrato un aumento dei contagi. La Catalogna è una delle regioni spagnole più colpite dal virus, con 72.860 casi e 12.586 decessi.
  • Il ministro della salute di Israele, Yuli Edelstein, il 5 luglio ha avvertito che nel paese è in corso una seconda ondata di covid-19, con 977 nuovi casi registrati in un giorno, il dato più alto finora, che porta il totale a più di trentamila. Le autorità hanno ordinato la quarantena a più di trentamila persone, individuate dal sistema di tracciamento gestito dallo shin bet, il servizio segreto interno, per essere state in prossimità di malati di covid-19. Il 1 luglio il parlamento aveva approvato una legislazione temporanea che consente al ministero della salute di servirsi dell’assistenza dello shin bet per localizzare le persone che sono state in contatto con i malati confermati.
  • I contagi sono aumentati anche in Cisgiordania, dove sono stati superati i quattromila casi. Il 3 luglio gli abitanti del territorio hanno ricevuto l’ordine di restare a casa. Per i successivi cinque giorni gli spostamenti tra le città palestinesi sono stati fortemente limitati. Il 5 luglio il presidente palestinese Abu Mazen ha esteso lo stato di emergenza per trenta giorni.
  • Il 4 luglio è cominciato l’allentamento delle restrizioni nel Regno Unito. Pub, ristoranti e parrucchieri hanno ripreso le attività, rispettando alcune nuove regole, come un contatto limitato tra clienti e personale, il controllo della densità della folla e maggiori pulizie degli spazi comuni. Hanno riaperto anche le palestre all’aperto, i parchi per bambini, le biblioteche, i cinema, i musei, le gallerie, i centri di aggregazione nelle comunità, i parchi divertimento e i locali notturni.

In un reportage su Le Monde, Cécile Ducourtieux descrive un ritorno alla normalità “senza entusiasmo”, legato in particolare “alla mancanza di prospettive economiche da parte dei commercianti e alle inquietudini su una pandemia ancora fuori controllo da parte dei clienti”.

  • In una lettera aperta all’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) che dovrà essere pubblicata la settimana prossima, 239 scienziati di 32 paesi hanno chiesto all’agenzia delle Nazioni Unite di riconoscere che il virus può infettare le persone attraverso piccole particelle trasmesse per via aerea. L’Oms dovrebbe quindi rivedere le sue raccomandazioni dato che ha sempre sostenuto che il virus si diffonde principalmente attraverso grandi goccioline respiratorie espulse da persone infette con colpi di tosse o starnuti. Anche nel suo ultimo aggiornamento sul coronavirus, pubblicato il 29 giugno, l’agenzia ribadisce che la trasmissione aerea del virus è possibile solo in seguito a procedure mediche che producono aerosol o goccioline inferiori a 5 micron. Se invece la trasmissione aerea fosse un fattore significante della pandemia, “le conseguenze per il controllo del virus sarebbero notevoli”, scrive il New York Times. Le mascherine sarebbero necessarie anche nei luoghi chiusi e i sistemi di ventilazione dovrebbero essere dotati di nuovi filtri e impostati per minimizzare il ricircolo dell’aria.