06 luglio 2020 15:34

Fin dall’inizio della diffusione del Sars-cov-2 i dati hanno mostrato che negli Stati Uniti le persone appartenenti alle minoranze si ammalano e muoiono di covid più della media. Ora un nuovo studio basato sui dati del governo conferma questa tendenza e rivela una situazione più completa e ancora più preoccupante, scrive il New York Times.

“I neri e i cittadini di origine latinoamericana sono stati colpiti in modo sproporzionato in zone diverse del paese e per tutte le fasce d’età. In queste comunità le persone hanno il triplo delle possibilità di ammalarsi rispetto ai loro vicini bianchi, e hanno il doppio delle possibilità di morire di covid”. Tra i casi più evidenti di disparità c’è il Missouri, dove i neri e gli ispanici rappresentano il 16 per cento della popolazione, ma sono il 40 per cento dei contagiati.

Queste disparità esistono dovunque: nelle zone rurali delle grandi pianure, nelle comunità ai margini delle grandi città e nelle metropoli. Nelle 249 contee che contano almeno cinquemila residenti neri e di cui sono disponibili i dati, il tasso di contagio tra gli afroamericani è più alto che tra i bianchi in 235 casi. Allo stesso modo, nelle 206 contee con almeno cinquemila ispanici, il livello di contagi in questa minoranza è superiore in 178 casi. Nella contea di Kent, in Michigan, dove molte persone benestanti vivono nei quartieri residenziali ai margini delle città, i neri e gli ispanici rappresentano il 63 per cento delle persone contagiate, anche se sono solo il 20 per cento della popolazione.

Nella mappa si vedono quali sono le comunità più colpite dal virus nelle varie contee.

Fonte: The New York Times.

Una delle aree con la maggiore incidenza di covid tra i latinos è la contea di Fairfax, in Virginia, non lontano dalla capitale Washington. Nella contea i bianchi sono il triplo degli ispanici, ma gli ispanici hanno avuto tassi di contagio quattro volte superiori. Questa situazione, spiega il New York Times, si spiega soprattutto con le disuguaglianze: nella contea il reddito mediano è di 60mila dollari, il doppio della media nazionale; le case costano molto, quindi le famiglie con meno risorse vivono in appartamenti che costano meno e sono sovraffollati. Inoltre essere più poveri significa anche avere più probabilità di soffrire del tipo di malattie – disturbi respiratori, obesità, pressione alta – che fanno aumentare i rischi di morire di covid.

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Un altro fattore è il lavoro: negli Stati Uniti il 43 per cento degli afroamericani e degli ispanici è impiegato in settori che non prevedono lavoro a distanza, quindi è costretto a uscire di casa e ha più probabilità di ammalarsi. Nel caso dei bianchi la percentuale è intorno al 25 per cento.

Le disparità sono evidenti anche prendendo in considerazione l’età. Gli ispanici tra i 40 e i 59 anni sono stati contagiati a tassi cinque volte superiori rispetto ai bianchi dello stesso gruppo anagrafico. La differenza è ancora più evidente sui morti: tra gli ispanici morti di covid, circa il 25 per cento aveva meno di 60 anni, tra i bianchi solo il 6 per cento.

Fonte: The New York Times.

I dati del governo mostrano che anche i nativi americani sono più colpiti rispetto al resto della popolazione.

I dati forniti dal governo arrivano fino agli ultimi giorni di maggio, quindi non coprono l’aumento dei contagi che c’è stato nella seconda metà di giugno, dopo che tutti gli stati hanno messo fine al lockdown riaprendo le attività economiche.

  • Questo studio viene pubblicato in un momento particolarmente difficile per gli Stati Uniti nella gestione dell’epidemia: i contagiati giornalieri sono stabilmente intorno ai cinquantamila e secondo Anthony Fauci, epidemiologo e consulente della Casa Bianca, potrebbero arrivare presto a 100mila se non saranno adottate delle misure per arginare il virus. Gli stati più in difficoltà al momento sono quelli del sud e dell’ovest – come Texas, Arizona e California – dove peraltro vivono moltissimi ispanici. Questi stati hanno deciso di ristabilire alcune misure di distanziamento sociale. Nonostante questo, il presidente Donald Trump continua a minimizzare la gravità dell’epidemia. Il 5 luglio molti studiosi si sono precipitati a smentire la sua affermazione secondo cui nel 99 per cento dei casi il covid è del tutto inoffensivo.
  • Parallelamente, nel paese stanno aumentando gli attacchi razzisti contro gli statunitensi di origine asiatica. Secondo gli organizzatori della campagna Aapi Hate, negli ultimi tre mesi ci sono state 832 attacchi verbali o aggressioni contro gli asiatici-americani solo in California. Il Los Angeles Times racconta le storie di molte persone prese di mira. Donalene Ferrer stava camminando con dei parenti per strada quando da una macchina una donna senza mascherina ha urlato: “Voi avete diffuso il corona”. Secondo le associazioni che difendono i diritti delle minoranze a questa situazione ha contribuito la retorica di Trump, che ha più volte cercato di dare alla Cina la colpa della situazione negli Stati Uniti, e ha definito il Sars-cov-2 “il virus cinese” e “kung flu”.