26 ottobre 2021 16:20

Il 21 ottobre 2021 la direttrice della fotografia Halyna Hutchins è stata uccisa durante le riprese in New Mexico del film Rust da un colpo di pistola sparato per errore dall’attore Alec Baldwin.

Secondo la ricostruzione dei fatti, prima dello sparo l’assistente alla regia David Halls aveva preso una delle tre pistole di scena preparate dall’armiera Hannah Gutierrez , aveva detto che era scarica e l’aveva data a Baldwin. A quel punto lui ha puntato il revolver verso l’obiettivo, come previsto dal copione, e ha sparato, colpendo con un solo proiettile prima Hutchins, che gli stava di fronte, e poi il regista Joel Souza, che era alle spalle della direttrice della fotografia. La casa di produzione di Rust ha annunciato la sospensione della lavorazione del film.

L’incidente ha evidenziato alcuni problemi di sicurezza sul set di Rust. Secondo il sito di spettacolo The Wrap alcuni componenti della troupe avevano precedentemente preso delle pistole di scena dal set – inclusa quella che poi ha ucciso Hutchins – per fare plinking, una pratica in cui si spara alle lattine di birra con munizioni vere per passare il tempo, ha raccontato una fonte interna al set.

La situazione della sicurezza era talmente inadeguata che un responsabile di scena con trent’anni di esperienza ha raccontato al Los Angeles Times di aver declinato l’offerta di lavorare sul set di Rust perché la sua richiesta di avere cinque aiutanti era stata respinta e per il budget ridotto avrebbe dovuto ricoprire da solo anche il ruolo di armiere. Sempre secondo il Los Angeles Times poche ore prima dell’incidente alcuni operatori della troupe avevano lasciato il set denunciando maltrattamenti e cattive condizioni di lavoro.

Come nel far west
Il sito d’informazione Slate ha intervistato un responsabile di scena, Mitch Thompson, per capire quali problemi abbiano portato a una situazione così pericolosa e se non ci siano alternative possibili.

“In una scena in cui qualcuno spara, non si vuole solo il lampo dell’arma, che può essere aggiunto in postproduzione con gli effetti speciali. Si vuole vedere anche il movimento del carrello che va indietro ogni volta che si preme il grilletto. E molte pistole ad aria compressa effettuano quest’azione, e sembrano vere”, spiega Thompson. “Si tratterebbe quindi di un’alternativa più sicura. Esistono anche aziende che forniscono quelle che chiamiamo non-armi, essenzialmente una versione elettronica delle armi. Sono fatte per somigliare alle pistole vere, con tanto di rinculo, ma senza che ci sia combustione. E quando ci sono scene in cui qualcuno va in giro con una pistola nella fondina, usiamo una pistola di gomma o un semplice pezzo di plastica”.

Thompson spiega anche come possono sorgere delle falle nel sistema di sicurezza. “Se si tratta di una produzione in cui il sindacato è presente, vengono effettuati dei corsi di sicurezza. Negli altri può succedere di tutto. In teoria lo scenografo, il produttore o chiunque si occupa delle assunzioni, si deve prendere la responsabilità di ingaggiare persone degne di fiducia. Ma la sicurezza sul set in realtà è nelle mani dell’attrezzista e del primo assistente alla regia. Se dovessi usare pistole vere che sparano a salve, allora dovrei avere un armaiolo accreditato. Ci sono dei corsi di sicurezza da seguire e bisogna avere una licenza. Ma quando si usano pistole finte o ad aria compressa è un po’ il far west, non ci sono regole”.

Ma se ci sono pistole finte che sembrano realistiche, perché usarne una vera?

“In parte è una questione d’inerzia istituzionale”, continua Thompson. “Prima che ci fossero i fucili ad aria compressa e le pistole finte di scena, c’erano solo pistole a salve. Quindi in parte si tratta semplicemente di uno sforzo di realismo, immagino. È sempre una buona idea che l’oggetto di scena sia il più realistico possibile. E per quanto ne so, questo è anche l’unico modo per far espellere un proiettile mentre si spara. Quindi immagino sia un tentativo di essere verosimili. Ci sono modi per attrezzare le pistole finte per far credere che funzionino come una pistola vera, ma per questo servono tempo e denaro. Il problema principale potrebbe essere quanto rinculo c’è, perché in quello si può notare la differenza . È possibile selezionare quanta polvere da sparo c’è in ogni singolo colpo a salve per ottenere il giusto effetto. Tecnicamente, quindi, è questa la ragione principale: è un effetto più difficile da replicare con le pistole finte”.

L’incidente in cui è morto il figlio di Bruce Lee, Brandon Lee, è il più famoso ma non è l’unico nel mondo dello spettacolo. “Nel set di una serie televisiva degli anni ottanta, un attore, Jon-Erik Hexum, stava scherzando con una pistola a salve sul set. Un proiettile a salve è un bossolo riempito di polvere da sparo. Così quando il percussore colpisce il proiettile a salve, la combustione è la stessa, e anche la forza è la stessa. Si ottiene lo stesso rinculo dalla pistola. Non c’è niente che viene sparato fuori dalla canna, se non la forza dell’aria di quell’esplosione. Esiste quindi un pericolo, quando si ha qualcosa davanti alla canna, a distanza ravvicinata, perché quella forza è sufficiente a provocare danni. Hexum se l’è puntata alla testa e ha sparato, e anche se non c’era un proiettile, la forza proveniente dalla culatta è stata sufficiente a ucciderlo”.

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L’episodio che ha coinvolto Baldwin ha rivelato anche la delicatezza del lavoro degli attrezzisti nell’industria cinematografica. “Nei limiti del tempo e delle risorse forniti dai produttori, siamo noi le persone più severe riguardo alla sicurezza sul set. Ogni volta che si gira con una pistola di scena, facciamo un annuncio sul set, obblighiamo tutti a sospendere il loro lavoro e diciamo: ‘Stiamo portando una pistola di scena: è un’arma di plastica, un fucile ad aria compressa’ o quel che è. Chiunque si trova sul set e lo desidera, può entrare e ispezionare l’arma. Controlliamo otturatori, caricatori, canne, per verificare che non ci sia niente dentro. Quando poi ci sembra tutto a posto possiamo procedere”.

Purtroppo i tempi delle produzioni cinematografiche non aiutano a garantire la sicurezza delle persone che ci lavorano, spiega Thompson. “Le persone che si formano in produzioni a basso costo, non gestite dai sindacati, hanno tutte esperienze di abusi o ferite sul set, oppure sono state messe in condizioni in cui si sentivano insicure. Così, mano a mano che si va avanti nel corso della carriera, si è sempre meno disposti a correre rischi per far risparmiare tempo e denaro ai produttori. Perché, alla fine, tutto si riduce a questo: i produttori cercano di fare qualcosa di più veloce o più economico o più facile. E sta alla troupe decidere. E noi rispondiamo che no, non è così che lavoreremo. Non è sicuro”.