Il 21 luglio la polizia liberiana ha fatto irruzione in un bungalow a Duazon, una località che si trova tra la capitale Monrovia e l’aeroporto. All’interno gli agenti hanno trovato due uomini e centinaia di pacchetti con una polvere bianca, impilati fino al soffitto. La polizia ha arrestato i due uomini – un serbo e un colombiano-spagnolo – e confiscato la merce. Dopo due giorni di analisi, le autorità hanno annunciato di aver sequestrato cocaina di alta qualità per un valore stimato di 317 milioni di dollari.

Non è stato il più grande sequestro di cocaina effettuato quest’anno in Africa. Il primato spetta infatti a quello effettuato su una nave battente bandiera delle Comore (situate tra Madagascar e Mozambico) intercettata al largo del territorio del Sahara Occidentale con a bordo quasi 31 tonnellate di cocaina, più delle 30 tonnellate sequestrate in Africa occidentale in tutto il 2025. Tra il 2019 e il 2025 la quantità di cocaina sequestrata nella regione è aumentata a un ritmo del 50 per cento annuo. Anche le dimensioni dei carichi sono cresciute: l’anno scorso il peso medio è stato di 5,6 tonnellate, contro le 2,4 del 2024. Nel giro di pochi anni l’Africa occidentale è diventata uno dei principali snodi del traffico di cocaina verso l’Europa.

Da tempo la regione è diventata una tappa intermedia molto utile tra il Sudamerica, dove si produce la maggior parte della cocaina del mondo, e l’Europa, dove buona parte viene consumata. La corruzione e l’inefficienza delle forze di sicurezza hanno sicuramente contribuito al fenomeno. Jos Leijdekkers, un narcotrafficante olandese che in teoria dovrebbe scontare una pena di 24 anni in una prigione dei Paesi Bassi, continua invece a gestire le attività dalla Sierra Leone. Negli ultimi anni una combinazione tra maggiore produzione di cocaina, rafforzamento dei controlli in Europa sui carichi provenienti dal Sudamerica e innovazioni tecnologiche introdotte dai narcotrafficanti ha provocato un aumento sia della quantità di droga che transita nella regione sia del numero dei paesi coinvolti.

Oggi i narcotrafficanti inviano enormi quantità di cocaina dal Sudamerica verso l’Africa occidentale, dove i controlli portuali sono relativamente deboli. Una volta raggiunta l’Africa, i carichi sono nuovamente imballati e spostati su grandi “navi madre”, per poi essere trasferiti su motoscafi noti come “go-fast”, che stazionano al largo del Nordafrica e delle Canarie. Queste imbarcazioni sono molto veloci e le marine dei paesi coinvolti non sono in grado d’intercettarle in sicurezza.

I go-fast evitano i grandi porti europei, preferendo scaricare la merce in spiagge e moli improvvisati. Anche se l’aumento dei sequestri di droga indica che le autorità stanno rafforzando la loro capacità di contrastare il narcotraffico, gran parte della merce arriva a destinazione. Secondo il Maritime analysis and operations centre (Narcotics), un organismo di cooperazione dell’Unione europea conosciuto con la sigla Maoc-N, nel 2025 più di cento tonnellate di cocaina provenienti dall’Africa occidentale hanno raggiunto i consumatori europei.

Secondo Paulo Silva del Maoc-N, la regione è diventata particolarmente attraente come snodo del narcotraffico dopo che i governi europei hanno imposto un giro di vite sulle importazioni da paesi come Brasile, Guyana e Suriname. “Ora le regioni di partenza della cocaina sono due, e questo complica di molto le cose per noi in Europa. Non abbiamo le risorse per controllare tutto ciò che arriva dall’Africa occidentale”, spiega Silva. “Per i narcotrafficanti la rotta africana comporta un rischio minore di perdere il carico, e questo la rende complessivamente più economica”, sottolinea invece Lucia Bird, dell’ong Global initiative against transnational organised crime.

L’espansione del commercio legale nella regione è un altro fattore che favorisce le attività illecite. Porti, aeroporti e valichi di frontiera gestiscono più merci rispetto al passato, quindi le grandi imbarcazioni che trasportano droga si mimetizzano meglio. Un ex capo dell’agenzia antidroga della Liberia è convinto che la maggior parte della cocaina entri nel suo paese via terra dalla Sierra Leone con l’etichetta “alimenti surgelati”. Dai Balcani al Brasile i capi dei gruppi criminali sono in grado di monitorare in tempo reale il percorso dei container tra porti e mare aperto. Gli agenti che hanno condotto il raid a Duazon hanno trovato un router Starlink, una muta da sub e localizzatori gps impermeabili, probabilmente usati per aggiornare i capi sulla posizione della merce.

Il ruolo di Leijdekkers

Rispetto a pochi anni fa, quando il narcotraffico era concentrato in pochi stati africani (Gambia, Guinea-Bissau e Sierra Leone), oggi le attività illegali si stanno allargando ad altri paesi, anche per colpa di Leijdekkers. A causa della sua presenza, infatti, le spedizioni in partenza dalla Sierra Leone hanno cominciato ad attirare l’attenzione delle autorità europee, spingendo i suoi uomini a ripiegare su Ghana, Costa d’Avorio e Liberia.

Un carico di cocaina da 238 chili (con un valore al dettaglio di 19,2 milioni di dollari) sequestrato all’aeroporto di Monrovia a giugno è stato attribuito alla rete del narcotrafficante olandese. Secondo le autorità di Ghana e Paesi Bassi, anche un carico da 4,5 tonnellate sequestrato di recente ad Amsterdam era stato gestito dalla sua rete.

Nonostante il grande clamore che accompagna i sequestri di droga, i paesi dell’Africa occidentale non sembrano in grado di combattere un’attività sempre più florida. Le tecnologie di sicurezza moderne sono troppo costose per immaginarne un uso diffuso nei porti, negli aeroporti e in mare aperto. “Siamo fermi agli anni quaranta del novecento, non abbiamo neanche i cani antidroga”, sottolinea un attivista a Monrovia. Gli scanner sono spesso inutilizzabili a causa delle interruzioni di elettricità e gli aeroporti più piccoli sono particolarmente vulnerabili.

Inoltre, i funzionari statali sono spesso facilmente corruttibili, anche perché ricevono stipendi molto bassi (in Liberia spesso non arrivano a cento dollari al mese). “Sappiamo che alcuni funzionari statali lavorano per i cartelli e posso confermare che alcuni dei nostri agenti sono stati incriminati”, afferma Gregory Coleman, capo della polizia liberiana. Leijdekkers sembra invece aver infiltrato l’intero apparato statale della Sierra Leone.

Intanto, la domanda di cocaina in Europa continua ad aumentare. Per i cartelli della droga gli occasionali sequestri sono solo un piccolo contrattempo, considerato inevitabile e facilmente gestibile.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it