A Escanaba, nella penisola settentrionale del Michigan, una zona dove Donald Trump ha stravinto nel 2024, centinaia di persone si sono riunite nel padiglione della fiera della contea per ascoltare Abdul El-Sayed, candidato democratico al senato. Il comizio si è chiuso con El-Sayed che ha lanciava il suo slogan: “Medicare per…”. E la sala che rispondeva: “Tutti!”.

Il Medicare for all, un’assicurazione sanitaria pubblica per tutti, è la proposta che ha reso famoso il candidato democratico, racconta il Guardian. Per anni è rimasta ai margini della politica statunitense. Oggi invece la sostengono, tra gli altri, gli aspiranti senatori del Partito democratico nel Maine e in Florida. Nel Maryland il senatore Chris Van Hollen l’ha inserita nel suo programma a dicembre del 2025, dopo aver “ascoltato i suoi elettori”.

Questo cambio di linea è una reazione ai tagli alla spesa pubblica molto severi decisi da Washington. Con la legge di bilancio approvata dai repubblicani nel 2025, il One bigbeautifulbill act, la spesa sanitaria federale diminuirà di circa mille miliardi di dollari nei prossimi dieci anni, stima il Congressional budget office.

A farne le spese sarà soprattutto il Medicaid, il programma sanitario per le persone a basso reddito e con disabilità. Si stima che 17 milioni di persone resteranno senza assicurazione sanitaria. Nel frattempo sono anche scaduti i sussidi rafforzati dell’Affordable care act, conosciuto anche come Obamacare, la riforma sanitaria introdotta nel 2010 da Barack Obama.

I sondaggi descrivono un paese esasperato. Il 60 per cento degli adulti è più preoccupato per il costo delle cure mediche che per la benzina o l’affitto,scrive Vox. Per il 74 per cento degli elettori è “estremamente importante” che il congresso e il presidente abbassino i costi sanitari, secondo un sondaggio diFamilies Usa.

La rabbia non è solo di chi ha perso la copertura sanitaria,osserva StatNews. Anche chi ha un’assicurazione pagata dal datore di lavoro spende sempre di più per le cure mediche, perché le aziende scaricano i rincari della sanità sui dipendenti con franchigie più alte e aumenti dei salari ridotti.

Marci Sepulveda, che a Chicago ha una piccola casa editrice con undici dipendenti, vorrebbe contribuire di più alla loro assicurazione, ma non può permetterselo: “Le persone non dovrebbero scegliere un lavoro in base ai benefit che offre”.

Sui costi sanitari gli elettori si fidano più dei democratici che dei repubblicani, il 42 per cento contro 22, secondo la Kaiser family foundation (Kff), citata da Bloomberg. E il 66 per cento degli statunitensi è favorevole a Medicare for all, una percentuale di tredici punti più alta rispetto al 2020, riferisce Al Jazeera.

Sull’obiettivo i politici democratici sono tutti d’accordo, sul metodo no. L’ala sinistra del partito vorrebbe che lo stato federale diventasse l’unico assicuratore del paese – single-payer health system – come in Canada. I moderati temono che abolire le assicurazioni private favorirebbe i repubblicani, secondo i quali la sanità universale è un modo per rafforzare il controllo del governo centrale sui cittadini.

Alcuni candidati moderati in collegi in bilico come Washington e la Virginia considerano la proposta poco realistica e preferirebbero migliorare l’Obamacare un pezzo alla volta. In South Carolina la candidata al senato Annie Andrews chiede di ripristinare i sussidi scaduti e di limitare i profitti delle compagnie assicurative.

In Texas James Talarico promette di annullare i tagli e di sfidare le grandi aziende sanitarie e i conglomerati ospedalieri e assicurativi: “Questo è un monopolio, è un sistema ostile alla competizione. Abbiamo bisogno di più possibilità per far abbassare i prezzi dell’intero sistema sanitario”.

La linea ufficiale del Partito democrati è quella del suo leader alla camera, Hakeem Jeffries: annullare i tagli a Medicaid e ripristinare i sussidi dell’Obamacare. In Iowa la candidata Lindsay James la sostiene senza riserve,scrive Politico. All’Eastern Iowa health center di Cedar Rapids sette pazienti su dieci hanno Medicaid. Il nuovo obbligo di fare almeno 80 ore di lavoro al mese per mantenere la copertura “sarà devastante per i nostri pazienti e per noi”, dice il direttore del centro ospedaliero Joe Lock. Il rivale repubblicano di Lindsay James, Joe Mitchell, nega che la colpa sia dei tagli: “Bisogna solo lavorare”.

Il precedente del 2006

Anche nel migliore dei casi, i democratici non potranno controllare congresso e Casa Bianca prima del 2029, ricorda StatNews. Ma le elezioni di metà mandato contano, sottolinea Vox.

Dopo la vittoria democratica del 2006 la camera approvò ha approvato una proposta per negoziare i prezzi dei farmaci coperti da Medicare, che è diventata legge solo quindici anni dopo. E alcuni seggi conquistati quell’anno diedero ai democratici i 60 voti al senato senza cui, nel 2009, l’Obamacare forse non sarebbe mai nato.

La differenza, avverte Larry Levitt della Kff, è che allora il partito aveva un’idea condivisa delle riforme da fare. Oggi le proposte vanno dall’opzione pubblica alle cure primarie gratuite, fino al Medicare for all. “L’intervento del governo è inevitabile”, dice a StatNews lo storico Julian Zelizer. “Quale intervento, è un’altra questione”.

E anche le riforme approvate possono saltare: la tassa sui piani aziendali più costosi prevista dall’Obamacare, pensata per contenere la spesa, fu rinviata per anni e poi abolita nel 2019.

Per la rivista Jacobin la sanità è il vero centro della crisi del costo della vita: il prezzo della benzina è esposto sui cartelli, quello di una visita è nascosto tra premi assicurativi, franchigie e ticket. La rivistasostiene che i democratici dovrebbero dire apertamente che Medicare for all richiederebbe tasse più alte quasi per quasi tutti. Ma perPer la maggior parte dei contribuenti l’aumento sarebbe compensato dalla fine delle spese mediche pagate di tasca propria. ◆

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