Il tribunale di Paterson, nel New Jersey, Stati Uniti, il 27 ottobre 2015.

Nei tribunali del New Jersey è un algoritmo a decidere chi esce su cauzione

Il tribunale di Paterson, nel New Jersey, Stati Uniti, il 27 ottobre 2015.
03 marzo 2017 12:00

Nel tentativo di riformare il sistema della cauzione, lo stato del New Jersey ha sostituito le udienze per la concessione della libertà su cauzione con delle valutazioni di rischio ottenute attraverso algoritmi. Chiunque può essere rilasciato, anche senza pagare una somma di denaro, se risponde a certi criteri. Per garantire decisioni scientifiche e imparziali, i giudici usano dei punteggi generati dalle macchine.

Questa valutazione serve come guida, non sostituisce la decisione del giudice. Eppure il programma solleva dei dubbi sulla presunta neutralità delle macchine, e su quanto sia saggio affidarsi a un giudizio basato su una formula.

Anche se nel diritto penale statunitense si è “innocenti fino a prova contraria”, gli imputati spesso rimangono in carcere in attesa del processo se i giudici stabiliscono che siano a rischio di fuga o una minaccia per la società, o quando semplicemente non possono permettersi di pagare la cauzione. Spesso su queste decisioni s’innestano vari tipi di pregiudizi.

L’obiettivo della valutazione di sicurezza pubblica (Public safety assessment, Psa) usata per concedere la libertà su cauzione nel New Jersey – e in altri venti giurisdizioni che ne fanno un uso meno ampio – è rendere neutrale il calcolo dei rischi, che dovrebbe essere puramente fondato sulle prove e sui dati. La Psa mette a confronto rischi e possibili risultati con un database di 1,5 milioni di casi provenienti da trecento giurisdizioni di tutti gli Stati Uniti. Infine, in base alle informazioni a disposizione, attribuisce all’imputato un giudizio su una scala da uno a sei.

La Psa prevede tre tipi di risultati: l’imputato si presenterà in tribunale, commetterà un nuovo reato e commetterà un crimine violento. Stabilisce la probabilità di questi eventi in base a nove fattori (tra cui l’età, i precedenti penali, le passate apparizioni in tribunale e le denunce ricevute in casi precedenti) e calcola il punteggio. Il programma non considera fattori come la razza o l’origine etnica e geografica, perché l’algoritmo dev’essere neutrale, sostengono i suoi ideatori dell’organizzazione non profit Laura and John Arnold foundation.

Il sistema può sbagliare
In realtà anche gli algoritmi possono essere faziosi. Secondo un’inchiesta del sito investigativo ProPublica dall’analisi dei punteggi Psa attribuiti a un determinato gruppo di imputati emergevano pregiudizi razziali. Il motivo potrebbe essere che i programmi sono costruiti socialmente, concepiti cioè da persone dotate di pregiudizi che potrebbero aver automatizzato la visione dominante del mondo, rafforzando le norme esistenti invece di metterle in discussione. E anche nel caso il programmatore sia imparziale, le decisioni legate alla gestione dei dati non sono necessariamente neutrali e possono portare a calcoli sbagliati sulle informazioni presenti in un sistema non infallibile.

Eppure, per quanto riguarda il sistema del rilascio su cauzione, le valutazioni del rischio potrebbero essere un passo avanti rispetto alle misure tradizionali: gli Stati Uniti sono stati spesso accusati di ricorrere all’incarcerazione di massa e di criminalizzare la povertà. Il programma sulle politiche di giustizia penale della Harvard law school ha pubblicato nel 2016 un rapporto sul sistema della libertà su cauzione, che elenca i rischi legali e sociali che derivano dall’imposizione di una cauzione in denaro, e invita ad abolirla. Con l’attuale sistema i poveri sono condannati più spesso che i benestanti, perché gli imputati meno abbienti sono motivati a dichiararsi colpevoli e ad accettare la libertà vigilata per uscire di prigione, invece di insistere che siano i procuratori a provare la loro colpevolezza.

L’ottavo emendamento della costituzione degli Stati Uniti vieta di stabilire cauzioni eccessive

La libertà provvisoria è concessa a molte condizioni, compreso il pagamento in denaro, e in caso di trasgressione gli imputati sono rispediti in prigione, creando un circolo vizioso d’incarceramento che ha pesanti conseguenze sulla società. L’ottavo emendamento della costituzione vieta di stabilire cauzioni eccessive, ma alcune giurisdizioni si sono spinte oltre. I tribunali federali e quelli di Washington non ricorrono quasi mai alla cauzione e molti stati hanno tentato delle riforme.

Il fatto che il New Jersey si avventuri sul terreno scivoloso della giustizia algoritmica solleva dei dubbi sulla capacità delle formule di tener conto di tutte le complessità che i giudici sono costretti a prendere in considerazione ogni giorno, quando devono prendere delle decisioni difficili. Ma finora lo stato sembra aver raggiunto alcuni obiettivi a breve termine. Oggi le persone che rimangono in cella perché non possono permettersi di pagare la cauzione sono diminuite. Uno studio del 2013 aveva messo in evidenza che quasi il 40 per cento degli imputati che potevano uscire su cauzione alla fine restavano in prigione perché non aveva abbastanza soldi. Oggi gli imputati sono rilasciati, indipendentemente dalla loro ricchezza, in base alla valutazione del rischio.

Secondo il New York Times, tra i quasi 3.400 nuovi casi penali giudicati in New Jersey nel mese di gennaio meno del dieci per cento degli imputati è rimasto in carcere e meno dell’1 per cento ha dovuto pagare la cauzione. Tutti gli altri sono stati rimessi in libertà.

(Traduzione di Federico Ferrone)

Questo articolo è uscito su Quartz.

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