Perché non voto

11 aprile 2008 10:04

Non voterò alle prossime elezioni anche perché nessuno dice cosa farà affinché nel 2050 l’Italia sia un paese vivibile, in un mondo vivibile. Facciamo danni che durano millenni, come non era mai successo prima.

È questa la grande novità della tecnologia. I politici, quindi, devono darsi degli obiettivi che siano molto più in là di una legislatura. Quasi tutti i peggioramenti della nostra vita hanno un’unica causa: troppa economia. Troppa energia, troppo petrolio, troppi materiali, troppo inquinamento, troppi rifiuti, troppa pubblicità, troppa corruzione, troppo stress, troppo lavoro.

Contro questi eccessi bisogna agire subito. Il risultato dovrebbe essere: meno economia, più vita, “less stuff, more fun”, come dice l’associazione

New american dream. Tra i paesi industriali, l’Italia è al primo posto per cemento, automobili e telefonini, ma tra gli ultimi per la felicità dei suoi abitanti.

Se usassimo meno energia e meno materiali, ci basterebbe lavorare meno e vivremmo meglio. Faremmo meno danni e risparmieremmo milioni di ore di lavoro, che oggi usiamo per rimediare a quei danni. L’economia servirebbe a far star bene le persone, non il contrario.

Oggi consumiamo per poter vendere, vendiamo per poter produrre, produciamo per poter lavorare. È il contrario di come hanno funzionato finora tutte le civiltà. Spendiamo in pubblicità mille miliardi di euro all’anno per convincere persone che non ne hanno i mezzi a comprare cose di cui non hanno bisogno. I politici dovrebbero impegnarsi da subito su tre obiettivi: meno energia, meno materiali, meno fatica.

Meno energia! Dei tre obiettivi, è il più importante. In Europa consumiamo seimila watt a testa ogni anno. È come avere 60 lampadine da cento watt accese giorno e notte. Più di metà di quest’energia va sprecata. Riducendo gli sprechi si può ridurre il consumo senza diminuire il benessere.

Entro il 2050 possiamo scendere a 2.000 watt per abitante, come negli anni sessanta. Perché 2.000? Primo: 2.000 watt è il consumo medio della popolazione mondiale; non aumentarlo vuol dire non peggiorare la situazione.

Se vogliamo permettere a quattro miliardi di persone di vivere meglio, dobbiamo consumare meno. Secondo: una “società da 2.000 watt” è, per esempio, l’obiettivo della Svizzera per il 2050 (novatlantis.ch), adottato dal governo nel 2002.

In Svizzera ci sono novemila edifici a basso consumo, costruiti secondo lo standard nazionale “minergie”, e centomila riscaldati con le pompe di calore (geothermie.ch).

Meno materiali! Per ogni italiano si prelevano ogni anno 36 tonnellate di materie prime, che per tre quarti tornano nella natura entro un anno sotto forma di rifiuti o emissioni.

Gran parte di questi scarti sarebbe utile per costruire nuovi prodotti. Invece li mescoliamo, li disperdiamo, li seppelliamo, cerchiamo di bruciarli. Basterebbe che ogni ramo industriale riprendesse i prodotti che ha fabbricato e gran parte dei materiali si potrebbe riutilizzare. In Svizzera potete riportare gli elettrodomestici in qualunque negozio.

Secondo il Factor 10 institute, i paesi industriali possono ridurre di dieci volte l’uso di materie prime entro il 2050, un obiettivo raccomandato anche dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente. Basterebbe tassare meno il lavoro e più i materiali, i combustibili e le emissioni.

Questa strategia, già in atto in alcuni paesi, si chiama Riforma fiscale ecologica. Chi vuole impegnarsi a promuoverla in Italia? Entro il 2050, venti tonnellate per abitante. È possibile, ma bisogna cominciare adesso.

Meno lavoro! Grazie all’ingegno umano e alla legislazione sociale, oggi si lavora metà delle ore di cento anni fa e si produce dieci volte di più. Da secoli, progresso significa usare l’aumento di produttività per fabbricare più merci e diminuire la fatica.

Secondo alcuni, però, quest’ultimo vantaggio del progresso oggi deve fermarsi: l’aumento della produttività dovrà servire solo ad aumentare le merci, mantenendo costanti le ore di lavoro o addirittura aumentandole. Un quarto del lavoro, tuttavia, crea prodotti inutili o dannosi e un altro quarto è usato per cercare di riparare ai danni fatti.

Se non producessimo tanto e se facessimo meno danni, lavoreremmo la metà. Lo sosteneva già John Maynard Keynes nel 1930: entro un secolo quindici ore la settimana sarebbero bastate. Quale partito vuole raggiungere questo traguardo? Venti ore alla settimana di lavoro entro il 2050, meglio distribuite tra chi lavora troppo e chi è disoccupato.

Per perseguire questi obiettivi occorrono decine d’iniziative. Ma il programma si può riassumere in una parola: meno. Meno energia, meno materiali, meno lavoro. Al momento non mi sembra ci siano partiti capaci di portarlo avanti. Se ne conoscete uno, buona fortuna. Intanto, l’unico “più” di cui abbiamo bisogno è più conoscenza, più libertà d’informazione. V-day il 25 aprile!

Internazionale, numero 739, 11 aprile 2008

Marco Morosini, del Politecnico federale di Zurigo, si chiede se non votare sia utile. E anche il direttore di Internazionale Giovanni De Mauro commenta nel suo editoriale la decisione di Beppe Grillo.

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