18 dicembre 2020 15:22

Anche se i miei figli apparentemente stanno bene, sono angosciata dalle cicatrici che gli lascerà questo periodo di trauma collettivo. Dobbiamo essere ottimisti? –Lara

Una delle cose che mi rattrista di questa pandemia è la socialità interrotta dei bambini. Ho smesso di portare mio figlio al parco perché non ha più voglia di andarci da solo; per le figlie più grandi, che fanno la seconda media, questo sarebbe stato l’anno in cui invitare un compagno a fare i compiti o uscire con le amiche il sabato pomeriggio. Per ora il tempo con gli amici è un lusso che non si possono permettere. La speranza è che questa esperienza gli insegni a valorizzare le cose importanti.

Ginevra, una bambina di nove anni di Mazara del Vallo, ha scritto un tema che mette di buon umore: “È Natale, l’albero è acceso, il presepe è illuminato, c’è un odorino di dolcetti natalizi, i regali sono sotto l’albero e aspettiamo solo i parenti… Ops! Siamo nel 2020, c’è il coronavirus, il coprifuoco e in un orario molto ristretto dobbiamo essere tutti a casa, non possiamo festeggiare con i nostri cari le cose più belle. È cambiato tutto, gli anni precedenti li passavamo con gli amici e i parenti tutti insieme, ma quest’anno: tutto il contrario, a distanza, senza i parenti e amici, solo il proprio nucleo familiare. L’anno scorso, il 2019, volevo tutti quei regali da averne la casa piena, adesso i regali non contano proprio, contano i nonni e i parenti che sono preziosi e non poterli abbracciare è la cosa che mi rattrista di più. Io vorrei che tutti fossero senza mascherina e che potessero di nuovo abbracciare e scherzare e giocare senza paura”.

Questo articolo è uscito sul numero 1389 di Internazionale. Compra questo numero | Abbonati