22 dicembre 2020 13:36

In questi strani giorni di Natale pandemico sono stato visitato dai fantasmi dei dischi dei Natali passati, proprio come in Canto di Natale di Dickens. Il primo a bussare alla mia porta è stato il fantasma di Merry Christmas Bing Crosby, che nel 1945 è stato il capostipite di tutti gli album di Natale. Poi è arrivato il fantasma dello Swingin’ Christmas di Ella Fitzergald, un altro classico inarrivabile. Via via, mi sono passati davanti i fantasmi dei Natali passati di Elvis Presley, Frank Sinatra e Phil Spector, fino ad arrivare all’ineludibile Mariah Carey. Hanno fatto capolino anche l’etereo fantasma dei Cocteau Twins e perfino gli spettri natalizi un po’ sgangherati di Billy Idol e dei Twisted Sister. Tutti questi fantasmi cercavano di farmi vedere come erano stati bravi ad attualizzare le vecchie canzoni di Natale. “Io ci ho messo il rock ‘n’ roll”, mi dicevano tutti orgogliosi Elvis e Phil Spector. “Io ci ho messo lo swing”, mi diceva Ella. “E io ci ho fatto sopra un sacco di soldi e ce li continuo a fare”, ha tagliato corto il fantasma di Mariah. Il fantasma del Natale di Billy Idol ha alzato mezzo labbro superiore come solo lui sa fare e quello dei Twisted Sister ha agitato la sua fluente chioma frisé.

Quando per ultimo è arrivato lo spetto del Natale passato dei Carpenters non ha detto nulla, si è limitato a fissarmi sorridendo. Nel suo rifiuto di qualunque innovazione o concessione alla contemporaneità, Christmas portrait dei Carpenters è infatti l’album stagionale per eccellenza, l’unico disco natalizio che ha saputo abbracciare la finzione fino a farla sembrare vera.

I fratelli Karen (1950-1983) e Richard Carpenter (1946) tra il 1969 e il 1983 hanno portato il genere dell’easy listening a vette di perfezione insuperabili. Richard viveva negli anni settanta ma aveva la testa e il cuore negli anni cinquanta. E Karen aveva la voce di un angelo. Entrambi emanavano un’americanità bonaria e senza spigoli, entrambi sfoderavano due sorrisi immacolati, frutto dell’ossessione dentistica della borghesia statunitense del dopoguerra.

Richard e Karen sono l’incarnazione dell’America tradizionale, eterosessuale, privilegiata e naturalmente bianca. Come al solito, dietro a ogni facciata perfetta, si nascondevano delle magagne: lui aveva seri problemi di alcol e droga e lei un grave disordine alimentare che la portò a morire giovane. Ma nel caso dei Carpenters, e del loro capolavoro natalizio senza tempo, la superficie è tutto. E nessuno arrangiava, armonizzava e cantava come loro. I Carpenters hanno la capacità magica di rendere sorprendente l’assoluta mancanza di sorprese. E il Natale, ovviamente, è il loro elemento.


Richard e Karen Carpenter non cercano di reinventare un classico, ma mettono in scena l’opulenta rievocazione storica di un Natale vecchio stile. Il loro album è ricco e variato come un menù delle feste: ci sono i canti religiosi, le carole, gli standard e un inedito (Merry Christmas darling) destinato a diventare uno standard a sua volta. Tutto viene ammantato di una ricca orchestrazione che non lesina campanellini, cori, arpe e citazioni classiche. La copertina stessa trasuda americanità citando il Raffaello dell’illustrazione popolare, Norman Rockwell. O Norman fucking Rockwell, come dice Lana Del Rey in questo disincantato 2020.

Fin dalla prima nota di Christmas portrait si ha l’impressione di aprire lo scatolone con le vecchie decorazioni dell’albero di Natale dei nonni: quelle di vetro, dipinte a mano, quelle di prima che arrivassero la plastica, il glitter e le principesse Disney. Il miracolo di Natale dei Carpenters è quello di riuscire a non rendere indigesto tutto questo zucchero. E poi c’è la voce di Karen, che ci fa credere in ciò che fin da piccoli vogliamo credere: che un po’ di polistirolo sia vera neve e che il Babbo Natale vestito di bianco e rosso (quello inventato nel 1931 dalla pubblicità della Coca-Cola) si sia veramente mangiato i biscotti che gli abbiamo lasciato sotto l’albero.

Forse con il suo silenzio lo spettro dei Carpenters voleva dirmi una cosa sola: gli album natalizi, salvo pochissime eccezioni, sono solo fonte di grande imbarazzo e che con le festività non si scherza. Sicuramente Richard e Karen Carpenter il loro Natale del 1978 l’ hanno preso molto sul serio, tanto da creargli intorno uno scintillante globo di vetro che teneva ostinatamente fuori la realtà.

The Carpenters
Christmas portrait
A&M, 1978