18 gennaio 2021 15:02

Robert Smith dei Cure e Steven Severin dei Banshees si conoscono nel 1979 a Londra, al bar dell’Ymca, durante un concerto dei Throbbing Gristle. Si ripromettono di collaborare ma sono troppo impegnati con le rispettive band. Robert Smith mantiene i contatti suonando con Siouxsie and the Banshees in due tour, ma sempre come chitarrista d’emergenza. Tra il 1982 e il 1983, dopo aver finito di lavorare sul monumentale album Pornography, Smith è esaurito e non vuole più sentir parlare dei Cure; e i Banshees sono fermi perché cantante (Siouxsie) e batterista (Budgie) sono fuggiti insieme alla Hawaii per registrare il loro primo album come Creatures.

Severin approfitta per prenotare uno studio a Londra e invita Smith a collaborare a un progetto psichedelico chiamato The Glove, come il perfido guanto animato di Yellow submarine dei Beatles. Smith arriva a litigare con Chris Parry, il capo della sua etichetta, pur di lavorare con Severin e alla fine viene deciso che potrà comporre tutti i pezzi che vuole, ma cantarne solo un paio, per paura di cannibalizzare le uscite dei Cure. A questo punto occorre un nuovo cantante, i pezzi sono più o meno tutti pronti, e viene scelta Jeanette Landray, una ballerina della trasmissione tv Top of the pops ed ex ragazza di Budgie.

Landray non ha mai cantato in vita sua (molto punk), ma viene coinvolta nelle sedute di registrazione che si rivelano caotiche (tanto vino e tanti acidi) ma anche molto creative, e scopre di sapersi difendere come cantante. Probabilmente si sente al sicuro con canzoni che non hanno nulla a che vedere con lei: “Ero praticamente prestata al progetto come una turnista qualunque”, ha ricordato. Robert Smith all’inizio trova strano che un’altra voce canti le canzoni che aveva già cantato lui nei demo, ma alla fine apprezza la costanza di Landray. “È stata davvero paziente: immagino che le mie indicazioni non fossero chiarissime”.


Blue sunshine, l’album dei Glove, viene rocambolescamente finito ed esce nell’estate del 1983. Il titolo deriva da un vecchio film horror in cui una serie di omicidi a Los Angeles hanno come filo conduttore l’assunzione di una qualità particolare di lsd che si chiama proprio Blue sunshine.

Quello dei Glove è un disco affascinante perché fa da spartiacque tra due periodi ben distinti della New wave britannica. Il punk è ormai un fenomeno residuale e si spalanca invece un mondo nuovo di psichedelia, esotismo e decadentismo. I testi delle canzoni si fanno più letterari (tante similitudini, tante sinestesie), il suono si colora di strumenti molto poco rock (tanti dulcimer, sitar e koto) e le composizioni debordano sempre di più dai contorni angusti del rock. Ascoltando le canzoni in sequenza si distinguono bene gli immaginari diversi di Robert Smith e Steven Severin. Le canzoni di Robert Smith (soprattutto Like an animal e Mr Alphabet says) grondano di quella sensibilità pop che ritroveremo poi in successi dei Cure come Caterpillar, In between days e Close to me. I pezzi di Severin (Orgy, Looking glass girl, This green city) hanno quel glamour decadente e sensuale in cui si crogiola tutto l’album Hyæna di Siouxsie & The Banshees.

Blue sunshine è la rievocazione del fantasma di tutta quella fricchettoneria controculturale che il punk credeva di aver sterminato, è un lavoro di recupero e di citazionsmo e, per Smith e Severin, diventa un atto liberatorio. Tra incensi, allucinazioni e un bel po’ di risate, si celebra il funerale di punk e post punk, e la musica dei Cure e dei Banshees esce dalla sabbie mobili per aprirsi a un orizzonte più maturo e sperimentale.

Nella ristampa di Blue sunshine uscita nel 2006 si possono sentire anche tutte le canzoni cantate da Robert Smith.

The Glove
Blue sunshine
Fiction/Polydor, 1983