14 ottobre 2020 16:27

Silvio D’Arzo
Casa d’altri
Marietti, 112 pagine, 10 euro

Sono in tanti, per esempio tra i giovani scrittori alla moda, che non conoscono questo racconto, forse il più bello del nostro novecento. D’Arzo (1920-1952), al secolo Enzo Comparoni, di cui cercammo negli anni sessanta le amare tracce a Reggio Emilia, sua città (ed era figlio di una prostituta), fu una scoperta di Bassani e lo lessero e amarono Pasolini, Montale, Raboni, i Bertolucci, i “Piacentini”… Venerava gli scrittori inglesi, scrisse poco (anche per bambini) in ragione della breve vita, e questa dolorosa, straordinaria storia di ambiente appenninico e miserrimo (dalle parti di Bobbio). La narra un anziano prete da cui una vecchia, che lava panni giù al fiume per campare e vive con una capra in una stamberga isolata, vuol sapere se, come qualcuno le ha detto a proposito dei matrimoni, qualche volta la chiesa permette delle eccezioni ai suoi sacramenti. Quel che vuol sapere, e il prete non può non capirla, è se una come lei che non ha avuto niente dalla vita può avere la dispensa per potersi ammazzare.

Non c’è altro, nel racconto, che questa scabra vicenda, su uno sfondo di povertà post-bellica, di durezza e solitudine, di inverni interminabili. C’è poco ma l’essenziale, c’è l’ingiustizia del mondo, che respinge ai margini, oggi come e forse più di ieri, milioni di persone. La breve storia di “un’assurda vecchia e un assurdo prete” una delle più belle e vere che siamo mai state scritte.

Questo articolo è uscito sul numero 1379 di Internazionale. Compra questo numero | Abbonati