20 gennaio 2020 16:01

Gentile bibliopatologo,
sono afflitta dalla sensazione ingiustificata di non leggere abbastanza. Mi sembra sempre che il mondo dei libri sia sconfinato e il tempo a nostra disposizione per leggerli – ma soprattutto la voglia, la capacità reale – estremamente limitato. Da quando faccio la libraia, poi, questo senso di inadeguatezza mi accompagna ogni giorno, poiché ogni cliente ha il suo mondo speciale di letture che considera imprescindibili e io passo la giornata ad ammettere che no, in effetti non l’ho letto, anche se dovrei, lo so, me lo dicono tutti, dovrei davvero, e mi ritrovo ad accampare goffe giustificazioni. Mi sento piena di lacune incolmabili. Come uscirne?

– Caterina

P.S. Mentre scrivo questa email, una cliente sbigottita mi fa: “Ma lei davvero non ha letto Il trono di spade?”. Aiuto!

Cara Caterina,
ma tu davvero non hai letto le Memorie di un libraio di Cesarino Branduani, che Longanesi pubblicò nel lontano 1964? Lacuna imperdonabile! Rimedio io per te:

In libreria le domande più impensate e i dialoghi più svariati sul libro, si succedono a ritmo intenso. ‘Scusi, ma lei li ha proprio letti tutti i volumi che tiene così ben distribuiti sui tavoli e negli scaffali?’. Questa è una delle domande tipo che vengono rivolte al libraio con costante frequenza, specie dalla clientela novizia a cui si può rispondere in diverse maniere cercando sempre, però, di non deludere.

Tuttavia, aggiunge subito Branduani, il compito del libraio non è questo, e la sua degnissima funzione non prevede la lettura: “Il libraio è un po’ come il registro anagrafico della produzione libraria”, deve conoscere le generalità dei libri, e a furia di maneggiarli come documenti d’identità familiarizza un poco con i loro tratti. La sua immersione nei libri è ambientale, atmosferica; non è concentrata, è diffusa; i libri li annusa, se ne impregna, ne conosce certe proprietà generali che saprà poi associare all’uno o all’altro cliente che si presenta al suo banco. Chiediamo forse ai farmacisti di assumere tutte le medicine che vendono? E infatti, dice ancora Branduani, “la libreria oggi ha la funzione che secoli or sono era prettamente legata all’attività della bottega degli speziali”. Si può conoscere molto dei libri, come delle erbe medicinali, senza sperimentarli su di sé.

(Kerrick/Getty Images)

Accantonati i problemi della libraia, restano quelli della lettrice, della Caterina in borghese. Mi dici che hai la sensazione di essere piena di lacune. Ebbene, permettimi di dire che l’origine dei tuoi guai è topologica, ossia hai un’immagine del tutto irrealistica della conformazione dello spazio culturale. Probabilmente te lo figuri come uno strano frattale, un gruviera pieno di forellini (era uno degli esempi cari a Benoît Mandelbrot) che con pazienza, libro dopo libro, potrai otturare.

Credimi, è una rappresentazione perfettamente delirante. Immagina piuttosto il diagramma di un buco nero: un orlo pianeggiante che immediatamente sprofonda in un abisso vertiginoso. Non hai alcuna speranza, in questa vita, di colmare lacune. Accontentati di un picnic sul ciglio dell’abisso.

Il bibliopatologo risponde è una rubrica di posta sulle perversioni culturali. Se volete sottoporre i vostri casi, scrivete a g.vitiello@internazionale.it.