Kitsch arcade

27 marzo 2019 17:15

1. Mauro Ottolini, La reina de las conchas
Conchiglie, loop, sassi e fischietti di Matera, strumenti sardi costruiti con zucche e canne di bambù, campanelli di bicicletta, acqua di rubinetto su piatti di metallo e bicchieri rotti. Sono gli strumenti che Ottolini, scienziato pazzo della buona musica, usa per l’album Music for sea shells, che trasmette la sua energia ecologista. Il pezzo più orecchiabile è questa gentile salsa da cartone animato con Vanessa Tagliabue Yorke alla voce (in spagnolo). Altrove, tra paguri e didgeridoo, compare anche Vinicio Capossela, ed è come uno SpongeBob per musicofili.


2. Noa, No baby
La cantante israeliana nel nuovo album Letters to Bach omaggia Johann Sebastian prendendo dodici composizioni eterne, cantando e anche strapazzandole un po’ con piglio jazz perché “life’s a song that we are playin”, come canta qui nell’adattamento-apripista della Badinerie (house music del settecento) dalla Suite n° 2 in si minore. Operazione simpatica, non tanto per la produzione impeccabile di Quincy Jones o per gli arrangiamenti di Gil Dor, ma perché sa far trasparire un senso di gioco e prevalere il cuore sul virtuosismo, per Bach!


3. Arcade Fire, Baby mine
E poi c’è Dumbo. Kitschate miliardarie con un cuore. Siamo messi a dura prova dall’elefantino Disney, che torna per la regia di Tim Burton. Win Butler, chiamato con la sua premiata banda indie-canadese a fare la canzone per i titoli di coda, ne fa un affare di famiglia: la moglie Régine Chassagne canta e suona la batteria, il fratello William eroga il suono del theremin (entrambi sono titolari nella band). Poi c’è il figlio al triangolo, la mamma all’arpa e il Sonovox del nonno. E suona un po’ come Mind games di John- Lennon, nonno onorario.


Questo articolo è uscito nel numero 1299 di Internazionale. Compra questo numero|Abbonati

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Claudia Grisanti
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