Un importante funzionario dell’Europa centrale non nasconde la sua irritazione: “Con tutte le armi per fermare i missili usate in Medio Oriente dall’inizio della guerra, gli ucraini avrebbero potuto difendersi efficacemente dagli attacchi russi contro le loro infrastrutture”. In Ucraina, in effetti, gli aiuti internazionali sono sempre in ritardo, mentre in Medio Oriente le armi non si contano più.
Oggi è difficile evitare la rivalità tra i due conflitti, i paragoni e i risentimenti, anche se evidentemente ogni contesto ha la sua logica, la sua strategia e i suoi mezzi. Di sicuro c’è un personaggio che accomuna le due guerre: è Donald Trump, impegnato convintamente nell’attacco contro l’Iran al fianco di Israele ma partner riluttante dell’Ucraina davanti all’invasione russa, come abbiamo verificato a più riprese dopo il suo ritorno alla Casa Bianca.
La settimana scorsa, in un post sulle riserve di munizioni dell’esercito statunitense, Trump non ha resistito alla tentazione di colpire due dei suoi bersagli favoriti, accusando “Sleepy Joe” Biden di aver dato tutto a Volodymyr Zelenskyj, soprannominato per l’occasione “P.T. Barnun”, l’inventore del circo moderno, riciclatosi come uomo politico nel diciannovesimo secolo. Sono attacchi tanto rituali quanto indegni.
Le parole di Trump rivelano tutto il suo fastidio davanti a una guerra in Ucraina che aveva giurato di risolvere in “24 ore” e che invece prosegue ad alta intensità.
A essere messa a nudo è la sua visione del mondo: Trump ha bisogno di alternative semplici e di contrapposizioni binarie, buoni contro cattivi insomma. Con l’Iran è facile, mentre con l’Ucraina è più complicato. In ballo, infatti, c’è il suo rapporto di fascinazione con Vladimir Putin, che il presidente statunitense tutela contro ogni ragione e senza mai aver ottenuto nulla in più di un anno di rapporti assidui.
La settimana scorsa Trump ha dichiarato di aver avuto una conversazione telefonica “buona” con il presidente russo, senza pronunciare la minima critica, nonostante i servizi di sicurezza statunitensi siano sicuri che la Russia stia aiutando l’Iran. Putin si è addirittura complimentato con la nuova Guida suprema, figlio del precedente leader ucciso.
Come possiamo sorprenderci se a Steve Witkoff, ex imprenditore immobiliare e inviato per tutte le stagioni, sono bastati due appuntamenti per convincersi della “cattiva fede” degli iraniani mentre da un anno continua a portare avanti i negoziati con i russi, senza avanzare di un millimetro?
La guerra in Iran si fa a spese di quella in Ucraina? In realtà non è così semplice. Da un lato il forte aumento del prezzo del petrolio avvantaggia sicuramente Putin, così come l’autorizzazione concessa dagli statunitensi all’India per acquistare idrocarburi russi. Mosca, inoltre, approfitta dell’attenzione distolta dall’Ucraina e rivolta al Medio Oriente. Allo stesso, però, Putin vede indeboliti i suoi alleati senza poter fare nulla per salvarli: Venezuela, Iran, Cuba.
Tra l’altro l’Ucraina ha trovato il modo per rendersi indispensabile grazie alla sua esperienza e alla sua tecnologia per neutralizzare i droni iraniani Shahed, gli stessi che sono lanciati contro il territorio ucraino dalla Russia. Gli esperti ucraini stanno aiutando i paesi arabi a difendersi, guadagnando punti agli occhi degli statunitensi.
Questi sono i rischi di un mondo che gira attorno alla volontà di un presidente degli Stati Uniti che può decidere di distruggere l’Iran e allo stesso tempo dare corda alla Russia, che difende Israele ma non l’Ucraina. Un mondo in cui ormai esiste solo la legge del più forte.
(Traduzione di Andrea Sparacino)
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