La stampa tedesca sta dando spazio ai risultati del Piaac (Programme for international assessment of adult competencies), e gli articoli generano molti commenti con un tema ricorrente. I risultati sono mediocri: tre punti sotto la media internazionale per literacy, solo tre punti sopra per numeracy, 52 e 50 per cento della popolazione sotto la sufficienza.

Molti si chiedono: i tedeschi sono un po’ stupidi? Oppure no, almeno in confronto a italiani, spagnoli, francesi e statunitensi? Senonché i risultati Piaac, per la Germania come per altri paesi, mettono in discussione non i quozienti d’intelligenza, ma la qualità della preparazione che si ottiene dal sistema dell’istruzione (scuola e università) e anche dopo.

L’importanza del dopo è spiegata bene in un’intervista alla Zeit da Beatrice Rammstedt, direttrice dell’indagine Piaac per la Germania. Conta certamente la preparazione scolastica, ma contano anche altre cose: il livello di cultura della famiglia (anche la Germania stenta a colmare le disuguaglianze di partenza) e le sollecitazioni ad apprendere che vengono dal lavoro che si fa.

Rammstedt corregge un simpatico proverbio tedesco: “Quel che Giovannino non imparò, Giovanni non imparerà”. Non è vero, sul lavoro Giovanni può imparare, specie se viene da una famiglia colta. E contro altri luoghi comuni Rammstedt ricorda: i giovani risultano meglio preparati degli anziani e non c’è differenza tra

länder col sistema duale (licei e professionali) o unico (solo licei).

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