Uomini arrestati e sospettati di narcotraffico e terrorismo a Bassora, Iraq, 31 marzo 2018. (Essam al Sudani, Reuters/Contrasto)

A chi serve il narcotraffico in Iraq

Uomini arrestati e sospettati di narcotraffico e terrorismo a Bassora, Iraq, 31 marzo 2018. (Essam al Sudani, Reuters/Contrasto)
17 gennaio 2019 11:46

Nel 2018 in Iraq sono stati arrestati 525 spacciatori e le autorità hanno annunciato altri 120 arresti. Il traffico di droga è diventato un’occupazione redditizia per i giovani disoccupati.

Nel 2018 spacciatori e trafficanti si sono fatti più attenti e organizzati rispetto al passato. “Se ne arresti uno, non riesci a stroncare tutta la rete, ma solo un paio di loro. Gli altri, soprattutto i pesci grossi, sanno bene come nascondersi dietro normali commerci legali”, ha dichiarato il giudice Aqeel Nadhum.

Nei sacchi di riso e farina
In buona parte la droga arriva dall’Iran, con i suoi 1.400 km di confine in comune. Ma anche il Libano e i paesi del Golfo sono all’origine del traffico verso l’Iraq. I trafficanti nascondono le sostanze illegali nei sacchi di riso e farina che attraversano la frontiera. Non è facile fermare il narcotraffico, perché il mercato è gestito e protetto dalle milizie filoiraniane, che lo usano come fonte di finanziamento.

Gli spacciatori prendono di mira le scuole superiori, le università e i bar, secondo il giudice Nadhum, specializzato nei crimini legati alla droga a Baghdad. Lo psicologo Faris Nudhmi mi ha accompagnato in uno dei caffè più affollati del quartiere di Zaytouna per mostrarmi il numero di persone che fumava narghilè.

“Sapresti dirmi chi sta fumando hascisc mischiato al tabacco normale? Molti di questi uomini sono disoccupati, senza alcuna speranza, hanno perso la curiosità nella vita. Per loro la droga è l’unica opportunità di svago”.

(Traduzione di Francesco De Lellis)

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