Il primo ministro iracheno Adel Abdul Mahdi e il presidente iraniano Hassan Rouhani a Teheran, il 22 luglio 2019. (Ufficio presidenziale iraniano/Afp)

Un autunno difficile per il governo di Baghdad

Il primo ministro iracheno Adel Abdul Mahdi e il presidente iraniano Hassan Rouhani a Teheran, il 22 luglio 2019. (Ufficio presidenziale iraniano/Afp)
02 settembre 2019 17:27

Il primo ministro iracheno Adel Abdul Mahdi non ha mantenuto la sua promessa di fare da mediatore tra Iran e Stati Uniti, e intanto il paese si è trasformato in un campo di battaglia tra i due avversari. E Israele ha ufficialmente rivendicato la responsabilità dell’attacco con i droni che ha distrutto un arsenale in territorio iracheno.

Negli ambienti politici si prevede che all’inizio di settembre il premier andrà incontro a una pesante crisi con l’inizio della nuova sessione dei lavori del parlamento iracheno. L’ostacolo principale riguarderà proprio il sostegno al suo governo, il sesto dall’invasione statunitense del paese nel 2003. È probabile che verrà chiesto un rimpasto nella squadra di ministri, che sarebbe il primo nel suo genere per il governo iracheno.

Secondo il leader del Movimento sadrista, Hakim al Zamili, “finora l’operato del governo è stato debole e non ha apportato nulla di certo ai cittadini iracheni”.
La faccenda non si limita solo agli affari esteri. Il timore è che il governo di Abdul Mahdi punterà sull’indebitamento estero. Jamal Kojer, parlamentare che fa parte della commissione finanze, ha rivelato che nel bilancio federale del 2020 ci sarà un capitolo da 20 miliardi di dollari interamente destinato a ripagare i crediti e gli interessi sul debito estero.

Kojer ha dichiarato che la sua commissione “inserirà un paragrafo nella nuova legge di bilancio che impedirà al governo di chiedere prestiti esteri”. Il deputato ha aggiunto che “questi debiti sono odiosi, e se lo stato iracheno continuerà con questa politica non sarà in grado di ripagare gli interessi sui crediti contratti”. “Il bilancio federale per il 2020 ammonterà a 139mila miliardi di dinari (circa 117 miliardi di dollari), se si calcola il prezzo del petrolio a 53 dollari al barile”.

Kojer ha anche sottolineato che “queste cifre sono provvisorie, e potrebbero aumentare o diminuire in base a molte variabili”. Hanin al Qadu, un altro deputato della commissione parlamentare finanze, ha rivelato che l’ammontare del debito estero iracheno accumulato dall’inizio della guerra contro il gruppo Stato islamico fino a oggi è di 100 miliardi di dollari.

Su entrambi i fronti – quello militare e quello finanziario – Abdul Mahdi e il suo governo non sopravviveranno facilmente.

(Traduzione di Francesco De Lellis)

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