18 maggio 2020 17:56

Il nuovo primo ministro iracheno Mustafa al Kadhimi dovrà combattere contemporaneamente su tre fronti. La prima sfida è quella dell’epidemia di covid-19, che il 13 maggio ha toccato un nuovo record con 119 casi accertati in un solo giorno. Intanto, mentre le forze armate erano impegnate a monitorare il rispetto delle norme antiepidemia, il gruppo Stato islamico ha ampliato le sue azioni militari arrivando a colpire nelle vicinanze della capitale Baghdad.

Messo alle strette da questi due nemici, il nuovo premier dovrà trovare soluzioni urgenti alla crisi economica causata dal crollo drammatico dei prezzi del petrolio, in un paese che dipende per il 90 per cento dalle entrate derivanti dall’oro nero. Nel suo incontro con i capi militari al ministero della difesa Al Kadhimi ha aperto anche un terzo fronte, quello con le milizie sciite filoiraniane, mettendo al bando l’uso di armi al di fuori del controllo del governo. Nel concreto il premier ha ordinato la chiusura del quartier generale di una di queste milizie nella città meridionale di Bassora. Secondo alcuni c’è da aspettarsi che le altre milizie si opporranno a questa mossa creando altri guai al nuovo governo. Finora, l’esecutivo di Al Kadhimi non è ancora al completo e ben sette ministri, tra cui quello del petrolio, dovrebbero essere nominati dal parlamento entro le prossime due settimane.

Sembrerebbe che Al Kadhimi possa contare solo sul sostegno esterno per far fronte ai suoi avversari. Oltre al sostegno degli Stati Uniti, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite gli ha inviato un messaggio di supporto questa settimana, offrendo anche il proprio aiuto per le elezioni anticipate. Ma pur contando sul sostegno esterno riuscirà a sopravvivere a tutte queste minacce?

(Traduzione di Francesco De Lellis)