Cultura Schermi
“Cime tempestose”
Margot Robbie, Jacob Elordi
Stati Uniti / Regno Unito 2026, 136’. In sala
“Cime tempestose” (dr)

È il film più stupido di Fennell, ma in senso buono, perché è anche il suo migliore. La regista britannica ha un talento per cogliere l’attimo, ma l’incisività tematica non è il suo forte. Una donna promettente crolla sotto il peso dei suoi tentativi di scavare nella rabbia per un mondo che banalizza lo stupro. Saltburn è una raccolta di immagini deliranti che aspiravano incoerentemente a una critica del classismo. “Cime tempestose” si libera dal peso di dire qualcosa di significativo come si farebbe con un mantello pesante quando spunta il sole. La visione di Fennell sembra quella di una liceale che deve leggere in classe il romanzo di Emily Brontë, mentre a casa l’aspetta una pila di romanzi indecenti. È tutto delizioso, ma sicuramente ci farà venire il mal di pancia. Al centro di tutto ci sono Robbie ed Elordi. L’attore se la cava bene, ma il suo è il compito più facile. Più che un personaggio, il suo Heathcliff è l’incarnazione di una decina di desideri contrastanti. Robbie è un po’ troppo delicata con Cathy, autoritaria e vendicativa ma solo fino a un certo punto, perché il film ha bisogno che lei sia una martire.
Alison Willmore, Vulture

Pillion. Amore senza freni
Harry Melling, Alexander Skarsgård
Regno Unito 2025, 106’. In sala

Se cercate una prova che nel vero amore non c’è niente di tenero e delicato, ecco una storia molto inglese di romanticismo, devozione e perdita, firmata dall’esordiente Harry Lighton. Pillion è quello che avrebbe dovuto essere Cinquanta sfumature di grigio. In questo adattamento del romanzo Box hill di Adam Mars-Jones il timido Colin s’innamora del maschio alfa dominante per eccellenza: un motociclista bello, forte ed emotivamente impassibile che pretende la completa devozione in cambio del privilegio di essere maltrattati con vigore e mancanza di sensibilità. Colin scoprirà la vocazione del sottomesso. Ma a che punto il gioco sessuale diventa disfunzionale? Può essere che solo la madre di Colin, malata terminale, sia in grado di percepire il pericolo? O anche lei non capisce (come, forse, anche lo stesso Colin)? Una vera storia d’amore che in modo divertente e commovente ci accompagna in un luogo dove Colin è diventato adulto, è cambiato, e ha capito davvero chi è e cosa vuole.
Peter Bradshaw, The Guardian

Due procuratori
Aleksandr Kuznetsov
Francia / Germania / Paesi Bassi / Lettonia / Romania 2025, 110’. In sala
Due procuratori (dr)

Due procuratori è una storia circolare che finisce dov’era cominciata, con la porta di una prigione che si chiude davanti a noi. Tra questi due momenti ripercorre l’ostinato viaggio del protagonista attraverso la burocrazia sovietica, dal 1937 al culmine della repressione stalinista, per una procedura amministrativa che si rivelerà una discesa agli inferi. Una serie di corridoi che non portano da nessuna parte sono un’ambientazione kafkiana ma anche di tanti racconti russi che parlano di un sistema senza via d’uscita. Nell’Unione Sovietica stalinista siamo tentati di riconoscere la Russia di oggi, ma nessun regime, per quanto democratico, è esente da ciò che il film descrive – cioè la svolta autoritaria e le sue conseguenze – prendendo una piega crudele.
Mathieu Macheret, Le Monde

Il mago del Cremlino
Paul Dano, Jude Law
Francia 2025, 156’. In sala

Per raccontare l’ascesa di Putin, il film di Assayas sostiene essenzialmente la tesi del burattino spinto al potere che poi rivela il suo genio strategico agli oligarchi che si aspettavano di controllarlo. Quella stessa narrazione del putinismo da cui, per dirla senza mezzi termini, pensavamo che avrebbe preso le distanze questo adattamento. Ma la sceneggiatura di Assayas ed Emmanuel Carrère appare inebriata dal lato mitologico del tiranno. I dialoghi magniloquenti fanno percepire l’aspirazione a esprimere qualcosa di acuto, ma il film non riesce a trasmettere l’intelligenza di cui si vanta. Una finzione che pretende di raccontare la verità meglio dei libri di storia, ma che alla fine smarrisce il senso della realtà risultando crudemente artificiosa.
Olivier Lamm, Libération

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1652 - 13 febbraio 2026
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