All’inizio di febbraio il bitcoin è sceso ai livelli del settembre 2024. Molti hanno commentato questa ennesima oscillazione della criptovaluta come la fine dell’effetto Trump. Nel suo secondo mandato il presidente statunitense ha ribaltato la sua posizione di scetticismo sull’industria cripto e, lubrificato da munifiche donazioni, ha cercato di sostenerla in ogni modo (anche a beneficio dell’azienda di famiglia). Eppure, dopo mesi di rialzi è arrivato un crollo. Questa volta è diverso? Il celebre economista Nouriel Roubini, uno di quelli che aveva intuito la crisi finanziaria del 2007, parla addirittura di “apocalisse cripto”. Per Roubini il bluff del bitcoin è stato svelato: la tecnologia alla sua base, la blockchain, è ormai considerata inutile, e in tempi di incertezza finanziaria gli investitori si rifugiano nell’oro, non nel bitcoin, che quindi non è una riserva di valore. Le leggi favorevoli dell’amministrazione Trump non bastano a dare un futuro alle criptovalute, forse c’è spazio solo per le stablecoin (molto diverse, perché garantite da titoli di stato). È presto per dire che l’enorme bolla cripto stia scoppiando, ma se neppure un presidente così allineato con i desideri della lobby riesce a darle stabilità, i piccoli investitori cominceranno a percepire i rischi finora ben occultati. E questo può essere l’inizio della fine. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1652 di Internazionale, a pagina 94. Compra questo numero | Abbonati




