Il 17 marzo la commissione d’appello della Confederazione africana di calcio (Caf) ha revocato la vittoria del Senegal nella coppa d’Africa e assegnato il trofeo al Marocco, due mesi dopo la caotica finale di Rabat. La federazione senegalese ha definito la decisione “ingiusta” e annunciato ricorso.
La Caf ha affermato in un comunicato di aver accolto il ricorso presentato dalla federazione marocchina, assegnando al Marocco la vittoria a tavolino per 3-0. Sul campo il Senegal aveva vinto 1-0 dopo i tempi supplementari.
La federazione senegalese ha denunciato “una decisione ingiusta, senza precedenti e inaccettabile, che getta discredito su tutto il calcio africano” e ha annunciato un ricorso presso il Tribunale arbitrale dello sport (Tas) di Losanna, in Svizzera.
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I social network si sono subito scatenati. Tra le varie reazioni, il difensore senegalese Moussa Niakhaté ha postato su Instagram una sua foto mentre solleva la coppa e indossa la medaglia, con il commento: “Venite a togliermele. Questi sono pazzi!”.
Il 18 gennaio, duranta la finale allo stadio Moulay Abdallah a Rabat, la capitale del Marocco, alcuni giocatori senegalesi avevano abbandonato temporaneamente il campo per protestare contro l’arbitro, che, alla fine del secondo tempo, aveva preso in rapida successione due decisioni discutibili, annullando un gol al Senegal e assegnando un rigore al Marocco.
Dopo vari minuti di confusione, i giocatori senegalesi erano tornati in campo e il marocchino Brahim Diaz aveva sbagliato il rigore.
Ai supplementari era stato il Senegal a spuntarla grazie a un gol di Pape Gueye.
Gli articoli 82 e 84
La commissione d’appello della Caf ha motivato la decisione citando gli articoli 82 e 84 del regolamento della coppa d’Africa, in base ai quali se una squadra “rifiuta di giocare o lascia il campo prima della fine della partita sarà punita con la sconfitta a tavolino e la squalifica dalla competizione”.
In un comunicato, la federazione marocchina ha preso atto della decisione e affermato che il suo ricorso era motivato solo dalla necessità di tutelare la regolarità della coppa d’Africa.
Alla fine di gennaio la commissione disciplinare della Caf aveva multato per centinaia di migliaia di euro le federazioni calcistiche di entrambi i paesi per comportamento antisportivo e violazione dei principi del fair play.